E’ raro che mi metta a scrivere di musicisti e di gruppi italiani su questo blog pieno di musica indie-minchia proveniente da tutto il mondo, fuorché l’Italia.
Eppure di band italiane valide, che cantano in inglese e con sound poco nazionali, ce ne sono tante.
Parto col parlarvi di “There’s a Million Better Bands”: un’affermazione da indie snob (scorso anno l’ho ripetuto almeno una decina di volte solo nel parlare dei Vaccines) che è anche il titolo dell’album di debutto della band di Bologna Altre di B.
L’album non è niente di nuovo, ma questo non da intendere come un parere negativo o un copia-incolla di altre band (del resto: there’s a million better bands, no?): indie rock con un retrogusto di -più-pop -che- punk (forse a causa della voce particolare) e un tocco da Altre di B che comprende attitudine-energia-chiamatelacomevipare dei cinque che la si coglie solo live (indi per cui andate a vederli in concerto).
Le influenze riprendono un sound più internazionale, poiché di italiano questi B hanno solo la nazionalità, che vanno da Tokyo Police Club agli Arctic Monkeys (e io ‘sta cosa non me la tolgo dalla testa da quando li ho visti prima dei Pete and The Pirates 2-3anni fa) più sbarazzini e diretti.
Proprio questo essere fluidi sorprende e fa ascoltare questo “There’s a Million Better Bands” in loop e senza far saltare una canzone.
Un album coerente, a tratti pieno di (auto)ironia e con una canzone il cui titolo è “Haruki Murakami” (e, almeno per quanto mi riguarda, l’intero album merita solo per una canzone del genere).
Tracklist
01. Haruki Murakami
02. Milky moustache
03. Pillow fight
04. No present for your birthday
05. Dogs and bald people
06. Thanks for diabete
07. Midsummer
08. Flowers
09. On the hard shoulder
10. Super Mario
La seconda band è quella dei The Puppet Ears, anche loro di Bologna e anche loro sul genere delle Altre di B ma senza synth.
Ancora la band non ha un album, ma vi assicuro che sono molto produttivi e hanno all’attivo un EP omonimo.
Anche in questo caso si presenta un genere poco italiano e molto più indie-rock made in UK: la chitarra del vocalist scivola via velocemente e il sound resta piacevolmente conficcato in testa già al primo ascolto.
Le sonorità di questo trio viaggiano tra l’indie e -più o meno- il garage rock; se poi vi capita di assistere a un loro live vi verranno in mente i primi Franz Ferdinand, The Rakes (…*) e The Fratellis.
Altra band che ama l’ironia, il cazzeggio (a livello di testi, perché i “cazzoni” nel senso letterale del termine sono altri) e quella -nel loro caso- qualità chiamata disinvoltura.
Tracklist
1. The Game
2. Fine Arts
3. This Time of The Year
4. Cappuccino Coffee
5. Vex
(*: mi mancano i the Rakes. E voi non potete nemmeno immaginare quanto). (E mi mancano anche i The Cinematics).

