Piccole scimmiette artiche crescono… e i muse sono dei fottuti bastardi

Prima di iniziare a parlare di Arctic Monkeys e del nuovo album, preferisco parlare di altro.
L’avventura culinaria di stasera per esempio è un buon inizio di post: ho mangiato cinese, in un ristorante in cui facevano anche Thailandese e Giapponese: riso alla cantonese e taufu (tofu) alla piastra.
Non male e per fortuna che avevano le posate, se no ero ancora lì dietro con le bacchette (che ho rubato) a mangiare il riso.
Il resto della serata è passato tra ricordi dei vecchi cartoni animati e il dubbio su come si chiamasse il gattone cattivo di Topo Gigio (Megalo).

Ho finito di leggere la biografia dei Franz Ferdinand: scritta benissimo, non solo per i fan e un gran viaggione tra la loro musica, l’arte, i film e via dicendo.

Ok torniamo ad “Humbug” e alle Scimmiette Artiche.

Gli Arctic Monkeys sono tornati con un album tutto nuovo e diverso dai precedenti, che uscirà in Italia il 28 agosto (in UK il 24).
Scordatevi gli album precedenti e scordatevi il vecchio sound degli Arctic, quello che faceva ballare sempre e comunque, in particolar modo quello di Whatever people say…, e ovviamente quello del secondo, un album che non ha avuto un grandissimo impatto e che ha deluso il pubblico.
Le Scimmie sono cresciute tecnicamente, sul piano voce e batteria meglio non parlarne:
Alex riesce a variare la voce da una canzone all’altra con una facilità incredibile, mentre Matt Helders, probabilmente grazie al pugilato, picchia sulla batteria con forza e velocità mostrando di valere e tanto.
Altro punto a favore delle scimmie è la semplicità con la quale questi 4 di Sheffield riescono a far sì che una canzone sia diversa dall’altra:
nell’album ci sono canzoni che potrebbero non essere degli arctic, altre che permettono all’ascoltatore di vagare e perdersi in un altro mondo, altre che lasciano a bocca aperta.
Alcune canzoni (My propeller, Dangerous Animals, Potion Approachig..) sono caratterizzate da un’aria pesante e inquietante che sembrano turbare lo stesso ascoltatore: Alex e le sue corde vocali, come in Fire and The Thud, creano un effetto che potrebbe essere messo in relazione con un lungo sospiro che viene prolungato fino alla fine. Inizialmente questo effetto può provocare un senso di angoscia nell’ascoltatore stesso, ma con l’ascolto approfondito delle canzoni si percepisce qualcosa di nuovo e straordinario.
Per citare altre due canzoni, ovvero Cornerstone e Secret Door, l’effetto che viene a crearsi è l’opposto di quello citato in precedenza: un senso di serenità e tranquillità invade l’ascoltatore che vaga su un altro mondo, senza preoccuparsi di tutto ciò che è negativo presente nella realtà.
La tranquillità si mescola,dunque, con una profonda angoscia: canzone dopo canzone l’ascoltatore si trova in bilico tra questi due poli e fino alla fine dell’album non sa come uscirne.
Gli Arctic Monkeys, quei quattro ragazzini che spiazzarono in pieno Definitely Maybe nel 2005, sono nuovi, sono cresciuti e sono riusciti ad accumulare le esperienze vissute per diventare ciò che questo album mette in mostra.
Se prima si ballava allegramente sugli Arctic Monkeys, ora c’è il rischio di pogare dannatamente e prendersi un sacco di botte e proprio questo è il caso di “Pretty Visitors”: una canzone cantata velocissima da Alex ed eseguita meravigliosamente.
Due punti da tenere in considerazione per descrivere al meglio questo album, sono:
Alex e il suo progetto parallelo, ovvero i Last Shadow Puppets;
Il produttore di questo album, Josh Homme- cantante dei Queens of The Stone Age-.
Oltre al nuovo stile degli Arctic, di cui ho già parlato precedentemente, ovviamente c’è una profonda influenza da parte dei due punti elencati:
alcuni tratti, o addirittura intere canzoni, potrebbero far parte appunto del progetto di Alex con Miles Kane ;
l’aria pesante, di cui ho parlato in precedenza, la presenza di canzoni-e voci- “cupe” sono nettamente riprese dallo stile dei QOTSA, nonostante il genere sia altro.

Humbug è un miscuglio tra tutti gli elementi elencati sopra: è un esperimento dato dalle esperienze, influenze, dalle vite dei 4 ragazzini, ormai cresciuti e non più tanto ragazzini, di Sheffield.
Un buon album che deve essere ascoltato con moltissima attenzione, in tranquillità e con molta calma: inizialmente si tende a rifiutare questo nuovo stile, non si riconoscono le scimmie e i tratti degli album precedenti, ma se ascoltato in questo modo lo si apprezza sempre di più ascolto dopo ascolto.

Voto: 7.5

Sono le 3.44 e amo i neozelandesi.
Grazie ai neozelandesi per aver postato un’oretta fa il nuovo singolo dei Muse, COMPLETO, su youtube.
Grazie a Muselive.
Grazie ai Muse che hanno tirato fuori un pezzo fantastico, nonostante ci sia un qualcosa che ricorda i depeche Mode:
come avevo scritto qualche post fa, torno ad affermare che synth e tastiere in UK vanno per la maggiore.
I cori sono una meraviglia.
Grazie a quei fottuti bastardi dei muse che mi hanno fatto venire un bell’attacco d’asma mentre ascoltavo la canzone (e grazie al ventolin che mi ha salvato la vita).

Buon ascolto (e se siete asmatici tenetevi vicini il ventolin!)

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