The world turns too fast, feel love before it’s gone.

Solo per scegliere il titolo del post ci ho messo una quarantina di minuti circa, ma poi mi sono venuti in mente gli Editors e grazie a quella meraviglia della loro canzone “Papillon” ho trovato il titolo.
Ho una voglia assurda di scrivere, soprattutto di musica, ma ha volte ho i buchi neri (e poche rivelazioni) in testa e quindi rimango almeno una mezzoretta, con le cuffie e musica a palla, incantata davanti alla schermata del “new post”.
In questo periodo sto rivalutando vari generi, musicisti e album: ieri mattina, invece di pensare a quel dannato esame di cinema, pensavo all’ultimo album degli Editors e a quanto mi piacessero i Cribs. Alla fine, l’esame di cinema non c’è stato poichè la docente non è stata informata dell’esame dalla segreteria (l’organizzazione dell’UNIBOOOOO!!!!!!!!!!!!!!).
Appena tornata a casa mi sono riascoltata, per l’ennesima volta, proprio “In this light and on this evening” di Tom Smith & co. per rivalutarlo.
Adoro quest album perchè parte con una traccia in cui voce e sound sono cupi e inquietanti, poi succede che canzone dopo canzone, quindi andando avanti, la voce di quell’uomo straordinario e il sound si distendono, fino a diventare armonia.
La parte elettronica degli Editors l’avevo sottovalutata tanto e invece mi sbagliavo: Chris è un mostro con le tastiere e riesce a tradurre le note in immagini e viceversa (ha seguito un corso di studi parecchio interessante, di cui mi informerò, riguardante elettronica e simili : Music Technology )

Sicuramente gli Editors riescono a fare elettronica e durante i live, Russell (il simpaticissimo bassista) e Edward (batterista) non fanno come CHRIS E DOMINIC SU UNDISCLOSED DESIRES, MA SUONANO! (sia chiaro, solo su quella canzone penosa i due Musetti se ne stanno fermi, per il resto c’è il post precedente che parla di Muse e pantaloni turchesi).

*-*

Insomma: l’ultimo album degli Editors mi piace e più lo ascolto, più lo adoro.

Oltre a questo:
– amo i tre fratellini dei Cribs che saranno a Roma l’11 dicembre per un dj set (-.-);
– sto rivalutando Jazz e Blues, ma con calma dato che sono generi impegnativi;
– sono agli inizi, ma sto imparando (finalmente) a leggere la musica su partitura *-* (che meraviglia);
– devo leggere 5 libri di musica e altri 20 di roba varia (poesia\romanzi\saggi):
– sto conoscendo nuovi gruppi (non è sempre positiva ‘sta cosa, anche perchè alcuni gruppi fanno pena..).
– sono passate due ore e ho finito di scrivere un maledetto post.

Occhiali da sole osceni e Muse.

Ieri pomeriggio alle 16 non avevo nessuna intenzione di andare a vedere i Muse al futurshow di Bologna: appena arrivata volevo essere da tutt’altra parte e ripetevo in continuazione che volevo vendere il biglietto per andare a vedere Cribs e Franz Ferdinand in Germania.
Dopo un buon cappuccino e una buonissima fetta di torta al cioccolato svedese, presa chissà dove (Ikea), mi è salita la famosa “ansia-muse”: questo tipo di ansia solitamente mi viene una settimana prima di vedere i Muse, ma ieri mi è venuta 3 ore prima del concerto.
Dopo il giretto da Ikea, io e Robi torniamo davanti al futurshow, sempre più convinti di andare in tribuna e non nel parterre per paura di non vedere nulla: a un quarto d’ora dell’apertura cancelli, troviamo due ragazzi che vogliono scambiare i loro posti in tribuna per due parterre.
Evito parole sulla gente presente al concerto: i Muse hanno un pubblico vastissimo e molto vario, fin troppo. Non aggiungo altro, ma potete immaginare.
Io e Robi andiamo davanti all’ ingresso 4 per i posti in tribuna attendendo l’apertura dei cancelli; la security apre l’ingresso per il parterre e vedo-sento di tutto: gente che corre come se fosse alle olimpiadi o come se fosse il primo giorno di saldi, persone che ULULANO o emettono strane urla, gente impazzita che spinge per poter entrare fregandosene di altre persone…
Ovviamente lì in mezzo, e per fortuna, c’è anche gente normale che ha fatto fila per ore e ore: fino a qualche mese fa, vedi concerto di Franz Ferdinand e White Lies il 14 luglio, anche io ho fatto fila dalla mattina presto per stare davanti e tenermi stretta a una transenna, prendendo poi un sacco di botte e non essere abbastanza preparata, poi, per scrivere qualcosa di sensato su un blog, ma solo ricordi spezzati o frantumati, saltando l’essenziale.
Ieri sono entrata, per la prima volta, tranquilla, pronta con il mio quadernino per appunti (per la scaletta e altro) e tanta voglia a rivalutare il mio gruppo preferito.
Alle 19.30 circa iniziano i Biffy Clyro, ma io pensavo troppo ai Muse e non ero affatto lucida: sentivo solo forti schitarrate e basta.
Alle 20.10 circa finiscono i Biffy Clyro e sul mio quadernino per appunti scrivo questo:
“Tribuna. Occhi lucidi. 4° concerto dei Muse dopo 2 anni di assenza. Cazzo quanto mi mancano. Li amo! Altro? No, solo che.. non ho parole per descrivere quello che sento. Ho la felpa dei Franz Ferdinand: appena arrivata pensavo ai 4 di Glasgow, ora penso solo ai 3 del Devon. Il loro concerto deve ancora iniziare, ma so con certezza che non mi deluderanno: non ho dubbi.
Amo questo fottuto posto in tribuna. “Mascara bleeds into my eye” cantava Alex, ma…”.

Si spengono le luci, boato incredibile e smetto di scrivere: no, è solo uno scherzo, ancora niente Muse.
Compaiono di nuovo le luci, ma solo per qualche minuto: di nuovo boato generale di un pubblico immenso e straordinario, intro di qualche minuto ed entrano i Muse, su tre piattaforme alte: la stessa altezza di dove ero io.

Uprising
Resistance
New Born
Map of the Problematique
Supermassive Black Hole
MK Ultra
Interlude
Hysteria
Nishe
United States of Eurasia
Cave
Guiding Light
Helsinki Jam
Undisclosed Desires
Starlight
Plug In Baby
Time Is Running Out
Unnatural Selection
Encore:
Exogenesis Symphony: Part 1 (Overture)
Stockholm Syndrome
Man With A Harmonica
Knights of Cydonia

Non so cosa ho provato quando sono entrati, non lo so, ma ho visto:
il Bellamy con gli occhiali da sole del video di “Undisclosed Desires” che erano a dir poco osceni; Chris con dei baffetti alla Kapranos , quindi non come quelli molto “cowboy” di qualche anno fa, oriribili; e Dom che nemmeno inizia “Uprising” e già se la ride.
La scaletta non è stata male: ci sono molti singoli, e questo fa capire come sia cambiato il pubblico dei Muse, e pochi pezzi di Origin e Showbiz; beh, del resto dovevano promuovere l’album nuovo.
“Undisclosed Desires” e” Guiding Light” non le ho proprio rivalutate: sono e restano oscene anche live, scartando ovviamente la voce del Bells che regge per tutto il concerto ovviamente, col basso e batteria quasi inesistenti; le altre canzoni di The Resistance, Mk Ultra e Unnatural Selection su tutte, live rendono meglio rispetto l’album:e come nel 2006, quando rivalutai “Absolution”, ora rivaluto in parte “The Resistance”.
Tecnicamente sono cresciuti, in particolar modo l’ometto-teletubbies sempre sorridente alla batteria: l’improvvisazione batteria-basso prima di “Undisclosed Desires”, è stata a dir poco perfetta e maestosa; Matthew e Chris più che cresciuti tecnicamente, si sono perfezionati.
Un gran bel concerto, forse fin troppo perfettino dato che sembrava uno show tutto preparato: il solito discorso finale di Dominic, i “gruazie muille” del Bellamy, molto freddo dato il suo scarso dialogo col pubblico (fisicamente, per tutti i saltelli da puffo, le sue scivolate sul palco, ma soprattutto quella sua voce così perfetta, lo rendono un frontman folle e geniale che fa divertire, e tanto, il suo pubblico) e proprio questa freddezza che ha fatto andare il concerto “troppo veloce”.
Vogliamo parlare di scenografia?
Ecco come i Muse “buttano via” i soldi dei biglietti dei fan: giochi di luci, piattaforme che si alzano improvvisamente, laser e via dicendo.
Scenografia da premio oscar, non c’è altro da aggiungere.
Sfortunatamente nella “scenografia” mancavano i pantaloni multicolor e la camicia leopardata di Dominic, ma al contrario Mr Bellamy si è presentato con dei pantaloni turchesi (stupendi) che facevano invidia ai puffi.

Dopo 2 ore piene di concerto finisce tutto e il mascara alla fine è colato poco, per fortuna o mi ritrovavo la faccia da Yattapanda, ma giusto perchè non hanno fatto Space dementia…ok mi fermo o inizio a lamentarmi della scaletta.
Per i Muse non andrò a Torino, anche perchè sarà uno spettacolo simile a quello di ieri con una scaletta uguale, quindi aspetterò un festival inglese per rivederli (probabilmente Glasto) e non di certo S. Siro dato che per vedere e SENTIRE decentemente si deve pagare 50 euro, e questi miei 50 euro li uso come biglietto a\r per uno di questi festival (e un muffin enorme al cioccolato).

Ringraziamenti finali:
– a colui che mi sopporta sempre, Robi;
-persone che ho rivisto dopo un bel pò di tempo, quindi Francesca, Arianna, Chiara e Mauro;
– coloro che ho conosciuto di persona, anche se ho visto per poco tempo (poi ci organizzeremo per una reunion): Alessandra, Fullo e Betty.

Prima o poi posterò qualche video, venuto malissimo, ma la qualità audio è buona (compreso un mio bel Porco D** su Exogenesis, ma dettagli!!!).

Let’s fuckin’ Wrestle!!!

C’è un sito web, chiamato Last.fm, che la scorsa settimana mi ha consigliato un gruppo indie-pop-rock, molto più famoso in UK che in Italia, ovviamente:
I Let’s Wrestle.
I Let’s Wrestle si sono formati a Londra nel 2005, ma solo nel 2007 hanno iniziato a farsi conoscere dal pubblico, grazie a NME.
Il gruppo è formato da:
Wesley Patrick Gonzales, chiamato WPG (voce e chitarra);
Mike Ankin, chiamato Mike Lightning (basso e voce);
Louis Scase, chiamato Darkus Bishop (batteria).
Ieri mi sono recata al Covo Club di Bologna molto incuriosita da questo gruppo.
Il concerto del trio di Londra inizia alle 23.30, dopo “l’esibizione” di un gruppo italiano che riprendeva lo stile, nell’abbigliamento, di Kooks e Strokes, ma di cui non sono riuscita a capire molto, musicalmente parlando, a causa dell’acustica pessima.
Il pubblico del Covo fino a 10 minuti prima del concerto dei Let’s Wrestle comprendeva a malapena una decina di persone, poi , fortunatamente, è arrivata più gente.
Alle 23.30 arrivano i Let’s Wrestle, con la mia paura per l’acustica, ma alla fine non è andata così male come per il gruppo spalla e sono riuscita a godermi il concerto.
Il gruppo si presenta con: il cantante chitarrista mezzo nerd, il bassista a.k.a il belloccio e il batterista più nascosto, di cui vedrò solo la testa.
Dopo qualche canzone mi rendo conto che questi tre ragazzi di Londra sono parecchio bravi e molto validi, a differenza di altri gruppi indie visti un pò di tempo fa:
WPG, ad esempio, riesce ad arrivare in alto con la voce e non stona; la sua è una voce pulita e sicura che non ha paura di sbagliare e questo lo dimostra cambiando tono della voce tra le varie canzoni.
Mike , il bassista, sembra essere il vero frontman della band poichè cerca sempre il dialogo col pubblico in modo tale da coinvolgerlo il più possibile: tecnicamente parlando è un buon bassista, che come il resto della band deve crescere, anche perchè sono solo agli inizi e devono cercare di affermarsi continuando i loro live.
Il batterista, Louis\Darkus, è molto nascosto rispetto agli altri due componenti, anche perchè il “palco” del Covo è minuscolo e non consente movimento, ma tecnicamente picchia tanto, è veloce e si fa sentire.
Le loro canzoni live danno tanta energia , garantiscono movimento e fanno divertire tanto il pubblico di Bologna: non sono brani monotoni, ma variano e sono caratterizzati dalla giusta dose di spensieratezza e allegria.
Durante il concerto si riesce ad individuare l’influenza di altri gruppi del genere, e non, sul trio di Londra; per citarne alcuni: Libertines, Fugazi, Rakes, Art Brut, Pete & The Pirates…
Come ogni concerto che si tiene al Covo, questo dura meno di un’oretta e alle 00.25 finisce tutto, così come al merchandise sono terminati l’ultimo album e l’ep (meno male che c’era l’ep del tour).
Consiglio veramente di ascoltare, ma soprattutto di andare a vedere live questa band: giovane, vivace e che farà strada.

Voto del concerto: 8

-7 ai Muse.