Let’s fuckin’ Wrestle!!!

C’è un sito web, chiamato Last.fm, che la scorsa settimana mi ha consigliato un gruppo indie-pop-rock, molto più famoso in UK che in Italia, ovviamente:
I Let’s Wrestle.
I Let’s Wrestle si sono formati a Londra nel 2005, ma solo nel 2007 hanno iniziato a farsi conoscere dal pubblico, grazie a NME.
Il gruppo è formato da:
Wesley Patrick Gonzales, chiamato WPG (voce e chitarra);
Mike Ankin, chiamato Mike Lightning (basso e voce);
Louis Scase, chiamato Darkus Bishop (batteria).
Ieri mi sono recata al Covo Club di Bologna molto incuriosita da questo gruppo.
Il concerto del trio di Londra inizia alle 23.30, dopo “l’esibizione” di un gruppo italiano che riprendeva lo stile, nell’abbigliamento, di Kooks e Strokes, ma di cui non sono riuscita a capire molto, musicalmente parlando, a causa dell’acustica pessima.
Il pubblico del Covo fino a 10 minuti prima del concerto dei Let’s Wrestle comprendeva a malapena una decina di persone, poi , fortunatamente, è arrivata più gente.
Alle 23.30 arrivano i Let’s Wrestle, con la mia paura per l’acustica, ma alla fine non è andata così male come per il gruppo spalla e sono riuscita a godermi il concerto.
Il gruppo si presenta con: il cantante chitarrista mezzo nerd, il bassista a.k.a il belloccio e il batterista più nascosto, di cui vedrò solo la testa.
Dopo qualche canzone mi rendo conto che questi tre ragazzi di Londra sono parecchio bravi e molto validi, a differenza di altri gruppi indie visti un pò di tempo fa:
WPG, ad esempio, riesce ad arrivare in alto con la voce e non stona; la sua è una voce pulita e sicura che non ha paura di sbagliare e questo lo dimostra cambiando tono della voce tra le varie canzoni.
Mike , il bassista, sembra essere il vero frontman della band poichè cerca sempre il dialogo col pubblico in modo tale da coinvolgerlo il più possibile: tecnicamente parlando è un buon bassista, che come il resto della band deve crescere, anche perchè sono solo agli inizi e devono cercare di affermarsi continuando i loro live.
Il batterista, Louis\Darkus, è molto nascosto rispetto agli altri due componenti, anche perchè il “palco” del Covo è minuscolo e non consente movimento, ma tecnicamente picchia tanto, è veloce e si fa sentire.
Le loro canzoni live danno tanta energia , garantiscono movimento e fanno divertire tanto il pubblico di Bologna: non sono brani monotoni, ma variano e sono caratterizzati dalla giusta dose di spensieratezza e allegria.
Durante il concerto si riesce ad individuare l’influenza di altri gruppi del genere, e non, sul trio di Londra; per citarne alcuni: Libertines, Fugazi, Rakes, Art Brut, Pete & The Pirates…
Come ogni concerto che si tiene al Covo, questo dura meno di un’oretta e alle 00.25 finisce tutto, così come al merchandise sono terminati l’ultimo album e l’ep (meno male che c’era l’ep del tour).
Consiglio veramente di ascoltare, ma soprattutto di andare a vedere live questa band: giovane, vivace e che farà strada.

Voto del concerto: 8

-7 ai Muse.

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