Adam Green e gastrite di merda.

Nonostante la gastrite, e vomito a seguire intorno all’1.15, sono riuscita a godermi un concerto, probabilmente uno dei più divertenti che abbia mai visto, a quel locale minuscolo che amo sempre di più ogni volta che ci metto piede.
Amo il Covo perché è un locale accogliente, intimo e meraviglioso.
Ripeto: peccato la gastrite, e vomito a seguire, o sarei rimasta a ballare là dentro fino alle 4 e quindi non davanti al piccì a scrivere di ‘sto concerto e ad ascoltare Florence.
La band che apre Adam Green è quella dei Jukebox the Ghost, genere indie rock, molto fresca, vivace e parecchio interessante (devo cercare qualcosa di loro).

Successivamente arriva Adam e quest’uomo dovrebbe andare da Maria De Filippi per un provino da Amici: sa ballare, a suo modo e non sta un attimo fermo, sa intrattenere, sa cantare, ha una bella voce ma a lui non gliene frega una ceppa perché preferisce intrattenere e far divertire dimenandosi come un dannato, e sarebbe l’ideale, non solo per me, trovare una copia di Adam Green da Ikea in modo tale da tenerlo in casa nei momenti di depressione o per le feste.
E’ un personaggio con un carisma incredibile, è un pazzo schizzato che si è fottuto il cervello che ama buttarsi tra i fan: ai suoi fan dà tutto.
A volte, quando ballava, sembrava si sniffasse le ascelle.
Un concerto veramente divertente, io e Fran ridevamo in continuazione perché era impossibile non farlo, composto da circa 17 canzoni, interpretate con lo stesso tono ed energia senza nessun calo.

Ringraziamenti finali: alla cara Fran e alle persone del forum di Peteeeeer Doroteo (devo cambiare stomaco).

Aggiungo delle imprecazioni, varie ed eventuali, poiché il dj set di Alan McGee, uomo con cappello e occhiali da sole visto di sfuggita, volevo godermelo.
‘Fanculo sono un catorcio: a quasi 22 anni necessito di uno stomaco nuovo e di un ginocchio sinistro che regga ai concerti.

Un misto tra Noel Gallagher e Ian Brown quando era giovane…

Il titolo del post è legato alla prima cosa che ho pensato quando ho visto il viso di Liam Fray dei The Courteeners su NME, e dato che volevo sapere un po’ di più di questa band e del nuovo album “Falcon” l’ho comprato.
Ho poi ascoltato proprio Falcon di questa band e non riesco più a togliermelo della testa, e dalle orecchie.
E’ incredibile come una band possa crescere in un anno e mezzo, ma questi Courteeners di Manchester ci sono riusciti,interpretando questo nuovo album.
Falcon rispetto all’album precedente, “St. Jude”, è molto più personale, intenso e vario: ogni traccia svela un particolare, un effetto in più, un qualcosa di nuovo rispetto alla precedente.
Ovviamente ciò che domina è l’intensità della voce del figliastro di Noel\Ian-quando-era-giovane, ma il resto della band la accompagna in modo semplice e piuttosto piacevole da ascoltare.
Un album che si stacca dalla “massa”, ovvero da tutta quella roba che i gruppi indigeni stanno tirando fuori.

Tracklist

1. The Opener
2. Take Over The World
3. Cross My Heart And Hope To Fly
4. You Over Did It Doll
5. Lullaby
6. Good Times Are Calling
7. The Rest Of The World Has Gone Home
8. Sycophant
9. Cameo Brooch
10. Scratch Your Name Upon My Lips
11. Last Of The Ladies
12. Will It Be This Way Forever

Album number 2.
Donne che tirano fuori album decenti esistono.
Charlotte Gainsbourg ne è un esempio: “IRM” è un album spettacolare prodotto da quel pazzo fottuto schizzato di Beck, per questo lo adoro.
Ovviamente Charlotte interpreta le proprie canzoni sia in inglese che francese e l’effetto che ne viene fuori è indescrivibile e spettacolare.
Un album veramente rilassante, ricco e particolare: non è per tutti, insomma. E’ un album che piace, ma se al contrario non piace o qualcuno non apprezza la musica o è fatto di crack.

Tracklist

1 Master’s hands
2 IRM
3 Le Chat du café des artistes (the cover we already mentioned)
4 In the end
5 Heaven can wait
6 Me and john doe
7 Vanities
8 Tme of the assassins
9 Trick pony
10 Greenwich mean time
11 Dandelion
12 Voyage
13 La Collectionneuse

Concludo il post esaltando al massimo questa band: questi sono dei fottuti geni, sono il massimo. In Italia sono i migliori. Non ho parole per descriverli.

Sergio Pizzorno suda troppo.

Ieri sera sono andata a vedere gli eredi degli Oasis, i Kasabian: diciamo che non sono una di quelle band che amo alla follia, ma mi ha fatto veramente piacere vederli, anzi no, sentirli è il termine corretto.
Li ho visti veramente poco i Kasabian: ero dietro, anche perché il mio ginocchio da due anni a questa parte non si è ancora fracassato del tutto e non posso operarmi, in una sauna con ragazzini abbastanza alti che mi sono passati davanti permettendomi un’unica e irripetibile visuale, ovvero quella delle loro testoline.
Per quel che ho visto: Tom Meighan si credeva Dio, beh del resto ha preso tutto da Noel Gallagher, e le ragazzine infoiate erano in calore ogni volta che questo parlava (grazie e poco altro); Serge sudava; il chitarrista sosia di Noel Gallagher con gli occhiali da sole rimaneva fermo e accompagnava Sergio; Christopher strimpellava il basso e data l’acustica pessima il suo è stato l’unico strumento che si è sentito dall’inizio alla fine del concerto (strumento=basso, non pensate a doppi sensi); Matthew, alla batteria, era nascosto però si faceva sentire.
Nonostante si siano mostrati sottoforma di Dei scesi dall’Olimpo e un’acustica di merda, questi Kasabian si sono mostrati una grande live band: energici, vitali e trascinatori.
Tom Meighan ha una voce particolare e bella; Sergio è un grandissimo chitarrista, da quello che sono riuscita a sentire, ha una voce da checca, ma comunque mi è piaciuta, e suda tanto; Christopher e Matthew sicuramente erano i più nascosti, ma gli unici due che ho sentito di più!!.
L’estragon è il solito locale di merda, con un personale che ha veramente poco rispetto nei confronti di chi va a vedere concerti (ok: certi fan sono delle scimmie eh, se poi sono quelli degli Oasis… si meritano questo trattamento) e l’organizzazione fa ribrezzo.
Meno male che i Kasabian hanno salvato tutto e sono riusciti a tenere bene il loro pubblico, nonostante tutto.
Consiglio di andare a vederli perché la loro è una band giovane e che dà tanto, soprattutto sudore, al pubblico: scordatevi paroline amorose da parte di Tom o comunque un rapporto più intimo con loro, non si mischiano ai comuni mortali.

7.5/10

Ahn sì: questa è l’unica foto decente, su 12 che ho fatto, del concerto di ieri sera (LOL, immaginatevi le altre!)

P.S: Questa è la recensione poco seria e cazzona della sottoscritta, il resto lo troverete poi su indie-zone. Cheers.

Pizzorno!

Niente Stereophonics ( e vado a prendere i Kasabian per i capelli se succede qualcosa venerdì prossimo) -.-

Anche le donne fanno la loro parte nel mondo dell’indie-pop: dopo Florence, arriva Marina con i suoi diamonds, o meglio Marina Diamandis artista di origini greche, con una bella voce e il suo album d’esordio “ The Family Jewels” in uscita il 22 di questo mese.
A tratti ricorda fin troppo la rossa sopra citata, anche perché lo stile è quello: la voce di Marina, però a tratti, molto brevi, è modificata da effetti e molto meno intensa di Florence, ma questo non vuol dire che faccia schifo, anzi!
Comunque sia penso che la differenza tra Marina e Florence dipenda più dai live che dall’album, quindi spero di vederle in concerto da qualche parte (Florence a marzo, sicuro).
La sua voce varia da canzone a canzone e questo rende l’album più ricco e poco monotono; oltre a questo gli strumenti ( tastiere, percussioni, violini, violoncelli, percussioni…) che accompagnono la voce rendono molto bene ciò che vuole esprimere la cantante; persino i cori che accompagnano la voce principale si comportano da vero e proprio strumento.
E’ un album ricco, a tratti più profondo e in altre parti più pungente, del resto essere anche “pungenti e stronze” è tipico di queste cantanti.
Questo è sicuramente un altro album decente e che consiglio di ascoltare: spero solo che le cantanti inglesi non riprendano tutte ‘sto stile o diventeranno monotone quanto i gruppettini indie, ovviamente con eccezioni!.

Tracklist:

1. Are You Satisfied?
2. Shampain
3. I Am Not a Robot
4. Girls
5. Mowgli’s Road
6. Obsessions
7. Hollywood
8. The Outsider
9. Hermit The Frog
10. Oh No!
11. Rootless
12. Numb
13. Guilty

Altro album che consiglio\sconsiglio è quello degli Errors, band di Glasgow, “Come down with me“: da una parte lo consiglio perché, nonostante sia sempre la solita bandicciola inglese marcata da un sound elettro, a tratti è piacevole e melodia e ritmo rendono bene; alcune tracce, al contrario, sono monotone, mosce e prive di senso.
Fortunatamente non c’è voce: e dico proprio così perché se ci fosse stata sarebbe stata modificata e “tastierata”, quindi sempre ripetitiva e no-sense.
Meglio la seconda parte dell’album rispetto alla prima, di cui salvo solo “Bridge or Cloud?”.

Tracklist

01. Bridge Or Cloud?
02. A Rumor In Africa
03. Supertribe
04. Antipode
05. The Erskine Bridge
06. Sorry About The Mess
07. Germany
08. Jolomo
09. The Black Tent
10. Beards

Speravo di aggiornare il blog con la review del concerto degli Stereophonics ma grazie alla neve di merda non sono andata, regalando altri 60 euro tra Siae, Ticketone e Indipendente.
Ancora devo vedere il primo concerto del 2010: spero di iniziare con i Kasabian venerdì 19.

Buon ascolto.

Sheldon Cooper è il migliore.

SheldonGiven that St. Valentine was a 3rd century Roman Priest who was stoned and beheaded, wouldn’t a more appropriate celebration of the evening be taking one’s steady gal to witness a brutal murder?

HowardI understand your point, but given a choice, Jews always go with Chinese food.
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Akai-TwoDoorCinemaClub.

Nell’ultimo post parlai brevemente di una band che in Inghilterra sta avendo un successo incredibile: i Two Door Cinema Club.
Finalmente il loro album “Tourist History” é finito tra i miei download e tra mercoledì e ieri mi sono consumata le orecchie a forza di ascoltarlo e a capire come mai questi ragazzi siano considerati dei mostri.
L’ho capito? Ovviamente no, cioé forse sì.
Le condizioni sono due: o questi sono dei bonazzi tanto da far strappare i capelli ai giornalisti di NME quasi fossero le vecchie groupies dei Beatles, e vedendo le foto, questi sono pure carini ma non poi così tanto bonazzi; oppure questi ragazzi live sono degli animali da palcoscenico e riescono a tenere tra le loro manine chiunque.
Probabilmente l’opzione numero due é quella che si avvicina di più alla realtà e spero che sia veramente così, anche perché vorrei vederli.
“Tourist History” é un album discreto ma non così spettacolare, anche perché il genere non cambia: é sempre indie-rock- conunpo’dielettronica. Nulla di nuovo e in certe parti si ha la sensazione di aver già ascoltato qualcosa del genere.
Rispetto agli album di cui ho scritto in questo periodo, questo é sicuramente tra i più validi e che vale la pena di ascoltare: nonostante sia un album che fa parte dell’ondata indie-e-derivati di certo non é un album monotono, anzi.
Le prime tre-quattro tracce possono sembrare uguali tra di loro, ma andando avanti le canzoni variano così come la melodia e il ritmo in sottofondo: da qualcosa di più danzereccio, sia chiaro non sono truzzi quanto gli Hadouken!, si passa a un genere più tranquillo e meno modaiolo.
E’ un album che cresce davvero tanto con gli ascolti, quindi mi sembra assurdo non consigliarlo: esce a marzo, quindi se non riuscite a trovarlo chiedete consiglio a youtube (se proprio non resistete e volete ascoltarlo chiedete alla sottoscritta ).

Tracklist:

1.Cigarettes In The Theatre
2.Come Back Home
3.Do You Want It All?
4.This Is The Life
5.Something Good Can Work
6.I Can Talk
7.Undercover Martyn
8.What You Know
9.Eat That Up, It’s Good For You
10.You’re Not Stubborn

Secondo album della giornata é “The coldest hour is just before the dawn” degli Akai, ovvero band del Minnesota composta da otto musicisti.
Questo album é spettacolare ed é un miscuglio di generi: é un album pop mescolato ad altri generi, grazie anche all’utilizzo di strumenti come il banjo, il flauto e il mandolino.
Le voci e gli strumenti si intrecciano tra di loro, come se stessero giocando, e creano degli effetti che trasporta l’ascoltatore in un Lucid dream (ogni tanto devo citare indirettamente anche LORO, voi sapete chi e se non lo sapete ve lo dico: i franz ferdinand. Ok basta o me li sogno).
Un album diverso e veramente interessante: altro non dico poiché ho scritto la recensione per indie-zone, quindi sarei ripetitiva.

Tracklist

1.When the sun goes down
2.Breath
3.Satellite
4.Paper
5.Drifted
6.Morning follows night
7.One more candle
8.The moon remains
9.Not in my mind
10.An end deserving
11.Like You
12.As long as it’s tomorrow

Buon ascolto.

che caaaaaaalo!

Finalmente sono riuscita ad ascoltare il nuovo album della band che andrò a vedere tra una settimana, i Good Shoes con il loro “No Hope, No Future”.
Questo nuovo album non ha niente a che vedere con “Think before you speak”: ci sono delle tracce orribili mescolate a qualcosina di decente.
Questo “No Hope, No Future” è strano, sembra marcato dal perenne scazzo che hanno addosso le indie-band:voce moscia e soliti accordi che si ripetono traccia dopo traccia; i “the good old days” dell’album precedente sono finiti.
Sembra quasi che gli stessi componenti della band non abbiano voglia di suonare: speriamo che live dimostrino il contrario se no boccio pure questi.
Se continuano così faranno la fine di altri migliaia di gruppi indie: si scioglieranno alla fine del tour, o prima se trovano la scusa come i The Rakes (grandissimi loro sia su cd che live, ma è giusto per fare un esempio), oppure tireranno fuori un album peggio di questo, ma penso sia impossibile perché a ‘sto punto preferisco i View o gli Enemy, che proprio non sopporto.
Un album strano, moscio e inutile: peccato per “The way my heart beats”, “Our loving mother in a pink diamond” e “Then she walks away” e, in parte, “City by the sea” che sono delle tracce molto carine e valide.
Mi consolo con “Think before you speak” ,con il live acustico che mi hanno mandato e spero con il live di prossima settimana.

Tracklist:

‘The Way My Heart Beats’
‘Everything You Do’
‘I Know’
‘Under Control’
‘Do You Remember’
‘Our Loving Mother In A Pink Diamond’
‘Times Change’
‘Thousand Miles An Hour’
‘Then She Walks Away’
‘City By The Sea’

Genio e pazzia è un binomio unico e inconfondibile, e chi fa musica, stile new rave e robaccia simile, lo sa bene.
“For the masses” è il nuovo album di quei pazzi schizzati chiamati Hadouken!, band che venne fuori nello stesso periodo dei Klaxons (insieme ad altre band tutte uguali tra loro).
L’album in questione é parecchio differente dal primo e mi piace di più: è più violento, soprattutto dal punto di vista vocale (a tratti), e il messaggio chiave dell’album mi fa pensare a un dj set, che spesso e volentieri si tiene a Bologna: “Dance or die”.
Balla o muori, o meglio “balla fino a schiattare”.
La cosa certa é che la canzone “House is falling” sarà remixata in 36737836378 modi diversi e sarà presente alle serate discotecare (inutili): insomma la solita tunztunz che proprio non si può sentire.
Non vuol dire che un album bello lo si debba ballare come dannati, no: quest’album non lo si riesce ad ascoltare se non in una discoteca o locali simili.
E’ violento, forse proprio questo è il punto di forza, e danzereccio, ma non per questo eccezionale.
Un album discreto: ormai la moda indie é invasa dal truzzo, quindi nulla di che.

Tracklist:

1 Rebirth
2 Turn The Lights Out
3 M.A.D.
4 Evil
5 House Is Falling Down
6 Mic Check
7 Ugly
8 Bombshock
9 Play The Night
10 Lost

Invece degli Hadouken!, vi consiglio i “Two door cinema club”(l’album uscirà a marzo, ma su youtube si trova qualcosa): decisamente migliori di ‘sti indie-truzzi.

Buon ascolto.