Live fast, die young

Piccola premessa prima di parlare del prossimo album: appena vidi il video “Dance the way I feel”, un pomeriggio di qualche mese fa su brand:new di sky, pensai a: “Oddio ma cosa credono di voler fare questi qui?!”.
Dopo aver visto, ancora, vari altri video su youtube e aver sentito ottimi pareri su questa band, mi sono informata un po’ di più: sto parlando degli Ou est le Swimming Pool, band di Londra del genere synthpop-electro stile anni ’80-indie.

Il 20 agosto il cantante ventiduenne della band in questione decise di compiere un volo suicida, proprio dopo la loro esibizione devastante al Pukkelpop quando lo stesso Charles Haddon travolse una fan durante lo stage diving.
Il giorno dopo la morte di Charles Haddon, oltre alle tante dediche di altri musicisti e i dolci commenti da parte dei fan, sul web è subito comparso il loro primissimo album che uscirà ad ottobre, “This golden years”. A questo propopsito mi viene da pensare ai tanti poeti, scrittori e pittori che solo subito dopo la loro morte sono stati apprezzati: non mi sembra il caso di questa band che, almeno in Inghilterra, era\è abbastanza stimata da un pubblico molto giovane e non.
Torniamo all’album, “This Golden Years”, che non è niente di così innovativo e marcato rispetto a tanti altri, ma che fin dal primo ascolto prende, fa riflettere e incuriosisce tanto chi lo ascolta.
Le prime tre canzoni sono marcate da sound electro ben più evidenti e di chiaro riferimento agli anni ’80: sono tracce da dancefloor coinvolgenti e, almeno per i concerti, sembrano piuttosto devastanti, niente a che vedere con Klaxons o Lateofthepier comunque.
L’album, dopo questo “intro” di tre tracce piuttosto movimentato, si calma con la bellissima e che rimane in testa fin da subito, forse per il ritmo e la melodia così orecchiabile, “Outside”.
L’album continua su una scia marcata da tranquillità e meno aspetti da “dancefloor \\ devasto”: ci sono i synth e le tastiere, ma tutto sembra placarsi e assumere una certa leggerezza melodica, in cui “Our lives” ne è un altro esempio ben evidente.
Dopo questa pausa di riflessione personale, basata sempre sull’aspetto amato tanto dalle giovani band “vita-esperienze”, si torna a danzicchiare un po’ su “The Feeling”, ma l’ultima “Next to nothing” è una versione lenta di “Dance the way I feel”, a livello melodico ovviamente, e una canzone che lascia una traccia di solitudine \ tristezza su chi, intanto, ascolta.
Un buon album, molto orecchiabile e schizofrenico a causa di questi cambi di umore, ma che alla fine dell’ascolto lascia un po’ di amaro in bocca e lascia parecchio perplessi: questo o è dovuto al fatto che non li vedremo mai in concerto o proprio a causa di questa lenta ondata di depressione \ tristezza che si distende da “Outside” fino alla fine.

Tracklist

1. Jackson’s Last Stand
2. These New Knights
3. Dance the Way I Feel
4. Outside
5. Better
6. The Key
7. Our Lives
8. The Feeling
9. Get Along
10. Curtain Falls
11. Next to Nothing

No end to the madness. Ladies and gentlemen: Surfing the void.

Come i Foals, anche i Klaxons nel loro nuovo album “Surfing the void” cercano di ricollegarsi, certo in maniera meno tragica, rabbiosa e\o personale rispetto ai puledri, a un futuro.
Futuro e spazio sono due elementi fondamentali presenti nel nuovo album della band di Jamie, James e Simon, ma a differenza di quel “Myths of the near future” che nel 2006\2007 era qualcosa di “nuovo” nel panorama indie e la band una tra le maggiori esponenti della cosiddetta New Rave, questo “Surfing The Void” è di un altro pianeta.
Surfing The Void è un album che è stato realizzato con una calma durata circa 2 anni, non a caso gli stessi musicisti hanno avuto grande difficoltà a costruirlo passo dopo passo: nonostante tutto la band londinese è tornata e propone, anche questa volta, qualcosa di nuovo e da ballare come dannati dall’inizio alla fine senza prendere fiato.
Sicuramente questo Surfing the void è decisamente più “cupo” e inquietante del precedente, almeno per quanto riguarda la maggior parte delle tracce: i Klaxons usano delle voci taglienti e affilate come coltelli pronte a colpire senza pietà la psiche di chi ascolta, mentre le tastiere, prime tra tutti gli altri strumenti, propogono suoni che evocano più scene da film fanta-horror.
I klaxons hanno questa pazzia geniale che stupisce e trasferisce l’ascoltatore su un mondo parallelo, un pianeta diverso, veramente spaventoso ma allo stesso tempo affascinante e quasi sensuale.
“Venusia” è l’esempio massimo di questa sensualità, forse perché c’è qualche riferimento sonoro à la Depeche Mode, o forse perché quel “Take me by the hand” cattura e fa impazzire chi ascolta.
Un album malato che mostra una personalità schizofrenica: canzoni più calme e caratterizzate da un’atmosfera quasi sognante, “Echoes”, “Twin Flames” e “Future Memories”, si mescolano a una personalità violenta e, appunto, da film fanta-horror, data da tracce come “Valley of the calm trees” o “Extra Astronomical”.
Dei folli geniali, questo e niente altro sono i Klaxons: entrano nella testa, condizionano la mente e fanno vagare\annegare nella loro musica chi li ascolta.

Tracklist

1. Echoes
2. The Same Space
3. Surfing The Void
4. Valley of The Calm Trees
5. Venusia
6. Extra Astronomical
7. Twin Flames
8. Flashover
9. Future Memories
10. Cypherspeed

(Echoes = una tra le canzoni più belle di quest’anno)

Someone please cut the lights

Le band canadesi che trattano il genere indie, mescolato a leggere influenze electro e pop, sono tra le migliori: nell’ultimo periodo ho esaltato al massimo il nuovo capolavoro degli Arcade Fire, giusto per nominare una band canadese che non fa bene il proprio mestiere ma lo fa benissimo.
Una delle band canadesi che torna sulle scene dopo il primo album del 2008, “About a girl”, è quella dei Winter Gloves, dei ragazzini che vengono accompagnati dal loro nuovo album, in uscita a settembre, “All Red”.
I generi presi in riferimento dalla band sono tanti, ma non vengono trattati in profondità: le melodie e i ritmi interpretati dalla band sono semplici e non presentano innovazioni in campo indie-rock-synth-pop.
“Glow in the dark”, la prima traccia dell’album, ricorda tanto qualcosa dei Bloc Party; “Strange Love” e “Use your lips” hanno una venatura decisamente più danzereccia, data proprio da synth, che ricorda tanti altri gruppetti indie made in UK, Mystery Jets ad esempio; “Plastic Slides” è il singolo indie-rock per eccellenza; “Gym Class” mi fa pensare ai Vampire Weekend e, andando verso la fine dell’album, le altre tracce mostrano un lato più pop e riflessivo.
“All Red” è un album basato sull’argomento del crescere, del vivere nuove esperienze post-adolescenziali, primi amori e tutta roba di cui si è già sentito tanto parlare, ma che in un modo o nell’altro fa sempre piacere ascoltare: la spensieratezza, l’allegria e le riflessioni, messe in scena, riportano alla mente di chi ascolta esperienze vissute, o al contrario, esperienze che dovranno affrontare in un certo momento della vita.
Un album molto orecchiabile e di piacevole ascolto, da parte di una band giovane che sembra promettere bene, o almeno lo si spera.

Tracklist:

01.Glow In The Dark
02. Strange Love
03. Plastic Slides
04. Use Your Lips
05. Gym Class
06. We Need New Transportation
07. Tooth Fairy
08. Jump
09. Trap The Mouse
10. Ending Soon