Like Violence you kill me, forever and after

Ieri sera mi sentivo come dieci anni fa: una povera dodicenne entrata nel mondo del punk dopo essere stata massacrata da musica inutile e senza senso, escludendo Beatles e Queen.
Dieci anni fa è iniziata la mia rivolta musicale, che poi si sarebbe ampliata uno-due anni dopo con l’arrivo del Brit Pop, della New Wave \ Post-Punk più deprimente e poi con alternative \ indie e derivati vari: una tragedia.
Ho iniziato col Panc, quindi, con un genere per niente tranquillo: ero alle medie e io e una mia cara amica, con la quale non parlo più da 4-5anni e non intendo parlarci per altri 50-60, eravamo in fissa con i Blink 182, NOFX e Rancid.
Ieri sera mi sono ritrovata a frugare nel passato di ricordi per un’ora e quindici minuti , quando sono stata sostenuta nel pogo, quindi tante botte, con occhi chiusi, per cercare di ricordare le cose più belle di quel periodo, e stare sospesa tra due armadi senza toccare terra.

Partiamo dalla mattina, con una fila incredibile davanti ai cancelli e con la pressione bassa – caldo che non volevano farmi proprio godere il concerto.
Il gruppo italiano “The Leeches” non mi convince proprio: ero nel bel mezzo della futura bolgia e mi sono tolta per non essere devastata\uccisa\massacrata alla fine della loro esibizione.
Sul palco, dopo poco, arriva la prima band che piace a un sacco di persone, soprattutto a gente patetica che era lì se non per loro e non avesse idea di che cosa fosse il “panc”, gli All Time Low.
Non mi piacciono proprio e sono una di quelle band che ritengo per bimbiminchia, ma alla fine devo ammettere che hanno preso tanto e hanno fatto male, a causa dei malati di mente rompicazzo presenti a ogni concerto e che pogherebbero anche durante gli Interpol, al pubblico che si trovava nel bel mezzo dell’inferno.
Sono una band per ragazzine infoiate: ero fuori e vedevo bambine che piangevano, che urlavano (povere le mie orecchie) e di un’età compresa tra i 12-14 anni, mi sono sentita una vecchia.
Ovviamente non c’era solo questa categoria di persone ad ascoltarle, ma anche gente più normale e che non ti urla nelle orecchie nemmeno se sul palco ci fossero i Jonas Brothers accompagnati da Justin Biber (o come si scrive, insomma!)… per fortuna e ringrazio quella parte di pubblico.
Una cosa che poi ho odiato sia di questi ragazzi, ma anche dei Simple Plan, a seguire, sono stati i soliti: “sexy Italian girls”, “Fuckin'”, “Motherfucker”, “Make some noise”. Quando lo hai detto una-due-tre-quattro volte, BASTA, smettila!
Mi sono piaciuti molto di più questi All Time Low, nonostante non fosse proprio il mio genere, che i Simple Plan: un set infinito in cui il cantante se la credeva nemmeno fosse il Bellamy. Calmati ragazzo, forza.
Ho notato, osservando da una collinetta dell’arena parco nord, che hanno tenuto comunque bene il pubblico: anche se là in mezzo c’era gente che avrebbe preferito vedere morti questi 4-5 ragazzini, piuttosto che sul palco, alla fine questa saltava e cantava gli “ohohhhhh” – “yeahyeah” promossi ripetutamente dalla band canadese.
Basta, vi prego.
Sì basta.
Al concerto non mancano le cazzate, del tipo fare la doccia con gli idranti: beh, ci voleva, dato che mi sono scottata naso e braccia.
Poi ai concerti non mancano gli incontri particolari: due fanboy-blink182 neozelandesi belli convinti che hanno chiesto una foto con me e un’amica (aiuto), un tizio ubriaco perso, gli armadi di due metri che durante il pogo assassino ti uccidono e poi ti chiedono continuamente scusa, e i gorilla che ti uccidono e basta.
Arriviamo ai Sum 41 e da qui inizia da qui il mio concerto.
Avevo intenzione di uccidermi e allo stesso tempo vedere qualcosa, ma ero troppo indietro: solo per le ultime tre canzoni mi è venuta in mente l’idea di buttarmi in mezzo alla mischia, dopo essermi comportata da Indie-snob con maglietta dei Foals fradicia, per prendermi e dare, certo meno di quante ne prendo, botte.
I Sum 41 hanno fatto un set più breve di quanto pensassi: sarà che i Simple Plan mi sono sembrati quasi infiniti, ma questi non hanno suonato tanto.
Il batterista è il migliore e il più bravo della band, ma Deryck ha tanto carisma, una buona presenza scenica e alla fine ha una buona voce, rispetto a quella di Tom dei Blink 281 che…
Insomma, mi sono piaciuti e mi hanno preso tanto, oltre ad aver dimostrato un buonissimo legame col pubblico. Bravi.
Ultima band.
I Blink 182, ovvero l’unica band con un minimo di scenografia: cartoni animati, oddio pessima scelta, ottime luci e meraviglioso quello che fa Travis durante l’assolo di batteria su quella pedana girevole.
Tom, Mark e Travis entrano alle 21.30 sul palco dell’I-day e per tre canzoni non ci ho capito niente, ero troppo occupata a proteggermi la testa e a cercare di dare gomitate.
Esco, poi, dal pogo assassino per buttarmi nel pogo “assassino-ma-scusami-se-ti-faccio-male”dove riuscirò anche a vedere qualcosina.
Il devasto è mescolato alle canzoni cantate a squarciagola dalle 27000 persone presenti, compresse come sardine, e alla voglia infinita di vedere questa band.
Il risultato del concerto dei Blink?
Una gran bella delusione da una parte, ma dall’altra una buona dose di finalmente-li-ho-visti-sono-troppo-contenta.
I Blink 182 una volta nella vita bisogna vederli, ma 46 euro sono troppi e forse mi aspettavo un po’ di più.
Travis e TUTTO il pubblico che cantava, e si ammazzava, hanno salvato la situazione.
Mark e Tom, sia a livello vocale che a livello tecnico non si possono sentire: a un certo punto, mentre Tom stonava tranquillamente, mi sono messa le mani nei capelli.
Mi aspettavo un qualcosa di più, ma alla fine qualcosa si è salvato: i Blink sono coinvolgenti e tanto divertenti; Tom è un malato di mente ma con ottima presenza scenica, togliendo la voce; Mark prova a cantare ma non riesce ad andare oltre a una certa ottava, “Stockholm Syndrome” me la aspettavo diversamente a livello del cantato.
La risposta del pubblico, nonostante tutto, è perfetta e per questo salvo, in parte, il concerto dei Blink.
E’ stato un concerto abbastanza veloce, insomma non volevano stare troppo sul palco, della durata di un’ora e un quarto, ma almeno ci sono stati i “pezzi storici” e la scaletta non è stata così breve.

# Dumpweed
# Feeling This
# The Rock Show
# What’s My Age Again?
# Violence
# I Miss You
# Stay Together For The Kids
# Down
# Always
# Stockholm Syndrome
# First Date
# Man Overboard
# Don’t Leave Me
# Not Now
# All The Small Things
# Reckless Abandon
# Josie
# Anthem Part 2

Encore:

# Travis Drum Solo
# Carousel
# Dammit
# Family Reunion

I Blink basta vederli una sola volta nella vita: mi ha fatto piacere vederli, se Tom non avesse cercato di distruggermi i timpani forse sarebbe andata meglio, sentirli, viverli in questo modo, pogare come una dannata e cantare fino ad avere una voce da trans.
46 euro, però, per una cazzata del genere e per un festival senza un minimo di organizzazione, non li spenderò mai più.

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