Nothing to Declare.

Oggi non parlerò né di album nuovi né di gruppi inglesi.
Il gruppo di cui sto per parlare, quello dei Nothing to Declare, rappresenta il punto massimo dell’indie: ancora nessun album, ma presto uscirà qualcosa, brani registrati in casa e una buona dose di creatività.
La band non è inglese, non è scozzese e nemmeno canadese: sono italiani e di artisti italiani decenti in circolazione ce ne sono davvero pochi.
Se questa band di Lucca fosse nata all’estero probabilmente sarebbe già su qualche copertina dell’NME e avrebbe firmato per qualcuno di importante e invece…
E’ la solita storia: i bravi gruppi emergenti italiani dovrebbero andarsene tutti all’estero, perché qui si preferisce o X Factor o Amici e questi poveracci che si fanno il mazzo…. Mi fermo.

Qui trovate il loro myspace

Qui Facebook

Qui qualche video live…

Questa band me l’ha consigliata una cara amica di Lucca e dopo averli ascoltati così, anche un po’ velocemente a dir la verità, non è che mi abbiano entusiasmato.
Mai ascoltare un gruppo velocemente: dopo vari ascolti, decisamente più concentrati e tranquilli, l’opinione è stata ben differente dalla prima impressione.
Tante sono le influenze e nelle canzoni del loro myspace si sente “troppa roba”.
Si percepiscono un po’ di Radiohead e Coldplay, soprattutto nelle canzoni più dolci e delicate, un po’ di Progressive rock, per l’innovazione negli arrangiamenti e per l’intensità vocale, ma si hanno anche ritmi e melodie decisamente più veloci à la Pearl Jam: ce n’è per tutti!
Oltre a questi riferimenti parecchio influenti, ma per niente copiati, c’è tanta creatività e volontà nel fare buona musica: nonostante le loro canzoni sul loro myspace non siano perfette, a causa della registrazione casalinga, piacciono tanto e sono tanto orecchiabili.
Una buonissima band insomma, da gustare con calma e magari durante un live.
Ora si aspetta solo l’album d’esordio per poterli giudicare meglio!!

Il prossimo post sarà lungo chilometri giusto perché me ne vado a Edimburgo a vedere un nano, dei vatussi (non perché si travestono così per Halloween, sono così LORO) e l’università.

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Il Rock’n’roll dei Dinosauri.

La band alla quale voglio dedicare un post è una semi-emergente, ovviamente già conosciuta e amata in UK, ed è quella dei Dinosaur Pile-Up.

La band, sul genere rock\alternative, proviene da Leeds e il nome del loro album d’esordio è “Growing pains”.
Il loro è un album pieno di buon rock à la Foo Fighters, l’influenza è piuttosto evidente, e parecchio energico: una band del genere ci voleva proprio nel panorama indigeno-inglese (di gruppettini, che adoro alla follia sia chiaro, di indie\rock ce ne sono già troppi e qualcosa di nuovo non guasta mai).
Il sound ricorda molto la band di Dave Grohl ma riprende anche band più recenti, come ad esempio quello dei Pulled Apart By Horses, non la voce eh, o dei Dananananaykroyd.
“Growing Pains” è un album pieno di puro rock dinamico e potente, almeno fino a “Hey you” nella quale la band mostra una certa sensibilità e presenta una canzone lenta e molto dolce che nasconde un’esplosione di voci e schitarrate, sempre molto piacevoli e delicate, verso la fine.
Tante influenze, alcune parti cantate ricordano anche un certo Tim Wheeler (Ash) dei tempi d’oro, ma si parla di un ottimo album da parte di una Next Big Thing, o almeno si spera!

Tracklist

01 – Birds & Planes
02 – Barce-Loner
03 – Never That Together
04 – Mona Lisa
05 – Broken Knee
06 – Hey Man (Home You Ruin)
07 – My Rock ‘n’ Roll
08 – Maybe It’s You
09 – Love To Hate Me
10 – Traynor
11 – Hey You
12 – All Around The World


There’s nothing left here worry about

Coloro di cui sto per parlare fanno parte di una band di malati che non sanno abbracciare un genere, no, ma si devono attaccare per forza a più generi e sonorità.
Questi cinque malati si chiamano Crystal Fighters e il loro è un album che aspettavo da un po’, dato che erano una tra le possibili band che potevo vedere durante il soggiorno a Edimburgo (e invece no perché ci saranno Toro y Moi e PetMoon, comunque meravigliosi),

L’album di questi spagnoli si chiama “Star of Love” ed è un delirio nell’ascoltarlo poiché si ha un cambiamento impressionante tra una traccia all’altra: ogni tanto ci si chiede: “Ma ho cambiato album?”.
I riferimenti principali sono quelli della New rave britannica e non: Klaxons, Crystal Castles, i primi Hadouken!, Sexy sushi, LateofthePier, Foals.
Canzoni guidate da un’elettronica, grazie synth, schizofrenica e veloce si intrecciano con canzoni molto più calme: questi Crystal Fighters sono l’unione di tutti i gruppi sopra che ho elencato, con l’unica differenza che questi spagnoli, in mezzo alle tracce, ci infilano anche un po’ di sano, sereno ed estremamente orecchiabile pop, “Plage” e “At home” ad esempio.
Voci e suoni si rincorrono sempre, ma nelle canzoni più veloci è quasi impossibile starci dietro e l’unica cosa da fare è quella di ballare, o cercare di capire quello che stanno combinando (di certo quello che cantano è comprensibile e sono parecchio coinvolgenti).
Un album malato, allegro e parecchio interessante.
Peccato non vederli a Edimburgo e peccato che vengano in Italia, a Roma, solo per una data a novembre.

Tracklist

01. Solar System
02. Xtatic Truth
03. I Do This Everyday
04. Champion Sound (Alt. Version)
05. Plage
06. In The Summer
07. At Home
08. I Love London
09. Swallow
10. With You
11. Follow

Half in love with Mystery Jets…

Ieri sera, finalmente, ho avuto l’occasione di vedere una delle due band che aspettavo da un po’: i Mystery Jets (l’altra non la nomino nemmeno dato che ci pensa tumblr).
La band si presenta dopo la buona esibizione degli italiani Matinée, solo per il nome meritano di essere ascoltati, che sono cresciuti tanto dall’ultima volta che li ho visti, ovvero prima dei Paddingtons un anno e mezzo fa e sempre al Covo.
Matinée che scherzano tra di loro sul palco, fanno divertire e con una musica semplice ed orecchiabile riescono ad intrattenere il pubblico di Bologna: bravi.
Passiamo ai Mystery Jets che si presentano una ventina di minuti dopo la band italiana.

Nonostante il cantante-frontman, amato alla follia da tutte, o quasi, le ragazze presenti al concerto (no ma ho sentito della roba tipo: “non parlavo di quello, ma di quello figo”; “Oddio quanto è figo quello” e simili. Tutto nella norma, più o meno. Io ritengo figo Alex Kapranos o Julian Casablancas, ecco…).
…Comunque: nonostante Blaine Harrison fosse costretto a suonare seduto, dato il suo problema (http://www.bbc.co.uk/ouch/interviews/13-questions-blaine-harrison.shtml), il concerto dei Mystery Jets è mostruoso, almeno a livello indie-rock con influenze anni ’80 danzerecce molto orecchiabili.
Insomma, hanno dimostrato di essere una delle migliori band del genere in circolazione… Punto. E’ così e basta.
Sono un’ottima band live e hanno un’ottima presenza scenica: il giovane frontman non riuscirà a muoversi, ma con grande forza d’animo e con l’aiuto di bassista e chitarrista, la band riesce a tenere caldo il pubblico.

I Mystery Jets passano a pieni voti e ora tocca ai… Mi fermo, perché prima di loro, forse, tocca ai Blank Dogs.
Il dj set con Rhys Jones, cantante dei Good Shoes, è quasi un flop: rispetto al Kapranos, lui riesce decentemente a fare il lavoro da dj e mette su roba bella (inutile dire che quando gli ho chiesto gli innominabili, non in senso dispregiativo eh, aveva gli occhi a cuore): Libertines, Strokes, Cribs, innominabili, Interpol, Hot Chip, Smiths, Vampire Weekend e altra roba che non ricordo.
Nessuno ballava però: che cazzo voleva il pubblico, Lady Batta? Bah.
Nonostante tutto, e questo ci sta, è stata una bella serata. Pogo, o quello che era, su “Fuck Forever” dei Babyshambles compreso.

Sia chiara una cosa: questa è la “recensione” (buahauahuuhauhauha, bazinga!) cazzona del concerto, quella più seria (oddio, mi faccio paura da sola) per il blog goldmine è in fase di costruzione.

Mindlessnesslessness

Sono viva ma mi manca il tempo di aggiornare il blog: di album ne ascolto, forse molti di meno rispetto a qualche mese fa, ma molto velocemente e a volte non ricordo nemmeno i nomi delle band e degli album di cui vorrei parlare.
Nonostante tutto qualcosa mi è rimasto in testa e posso scrivere due righe giusto perché non è mia intenzione smettere.
Un album che consiglio è quello dei canadesi (la scena musicale di questo paese è meravigliosa, si sa) Hot Panda, How come I’m dead?”.
La band è dello stesso genere dei Winter Gloves, ma questo “How come I’m dead?” è decisamente più creativo e piuttosto particolare rispetto a quello della band canadese di cui parlai ad agosto.
L’influenza indie-rock inglese, come al solito, prende il posto più importante poiché in mezzo alle 13 tracce si sentono sonorità e voci à Los Campesinos, Supergrass e Art Brut.
La band sa giocare con gli strumenti e crea sonorità particolari e piacevoli: “Mindlessnesslessness”, ad esempio, è una traccia “malata” che ricorda un po’ i Late of the Pier, a causa delle voci, e si stacca da tutte le altre tracce del genere pop-rock o comunque con meno tastiere; “Masculinity”, invece, nasconde l’amore del gruppo nei confronti di quei figazzi dei Supergrass.
Un album ricco di inventiva, divertente e a tratti danzereccio di una band considerata, almeno nel loro paese, la “next big thing”.

Tracklist

01 – Membership Fees (Intro)
02 – Evil Nature
03 – Pools
04 – Shoot Your Horse
05 – Fuck Shit UpHell Hey Hex
06 – Start Making Sense
07 – Poor Little Ambulance
08 – Clever Fox
09 – Mindlessnesslessness
10 – 1995
11 – Masculinity
12 – The Ghost
13 – Late Night Calling (Outro)

Sabato scorso, parlando di live invece, mi sono vista i Band of Skulls al Covo di Bologna.
Molto bravi live, soprattutto sui pezzi veloci, e ricordano tanto il garage rock americano di Dead Weather, The Kills e White Stripes.
Non aggiungo altro dato che il resto è su Radionation.

Di questa band invece vorrei parlare sempre e tanto. Uhm. Forse ci sono troppe band di cui vorrei parlare in continuazione. Ok basta. Questa cover è meravigliosa. Loro sono meravigliosi.