My hormones flying everywhere

1. Immaginarsi Caleb Followill tra le proprie gambe per determinate espressioni;
2. Scusa, ti potrò sembrare una pervertita, ma vogliamo parlare del paccone che ha il cantante dei The Whigs??!;
3. Il basso di Jared Followill che fa vibrare QUALUNQUE cosa;
4. Fighi \ boni \ da stupro \ pensieri simili.

Ah sì: il 3 dicembre sono stata al Futurshow di Bologna per vedere una delle band più fighe, in tutti i sensi esistenti e possibili, della terra, ovvero i Kings Of Leon.
I pensieri iniziali sono solo alcune delle perle sparate da me e le mie sorelline al concerto: tutto nella norma, sì più o meno.
…Ma partiamo da questi americanozzi, figliastri di KOL e The Strokes, chiamati The Whigs.
La prima cosa in assoluto che si nota è il pacco enorme del cantante (messo in evidenza dai jeans strettissimi? Ombre strane?) che si prende in giro da solo compiendo le mosse da rocker, ci mancava giusto la scivolata con chitarra.
Il trio americano scalda bene gli animi dei presenti che, almeno tra le prime file, si divertono, li prendono in giro e reagiscono bene a ciò che propone la band sul palco.
Il genere è proprio quello dei primi Kings of Leon, un buon “Southern Rock” quindi, e qualche schitarrata leggera à la Strokes.
Tra l’effetto “vento tra la folta chioma”, mossettine varie, paccone in primo piano e la loro musica abbastanza coinvolgente, questa dei The Whigs sarà una buona esibizione.

Passiamo ai bonazzi dei Followill, scusate ma questi sono dei figoni davvero e mi sembra giusto ripeterlo perché, cazzo, meritano la sbavata.
Tra le conferme di chi li ha già visti e altre persone più fan della sottoscritta, i KOL si sono comportati molto bene sul palco, ma sfortunatamente mi faccio troppo influenzare dai gruppetti indiedi’staceppa in cui la presenza scenica consiste nel saltare\pogare\arrampicarsi\ coinvolgere al massimo il pubblico.
Credevo, povera illusa, che la loro presenza scenica fosse legata solo alla loro figaggine (=osserva e sbava), ma in realtà la band di Caleb ha molto più di questo: sorrisini, espressioni orgasmiche, entusiasmo e SOPRATTUTTO tanta voglia di suonare; tutti gli aspetti di cui mi renderò conto non appena uscirò dal delirio\massacro della terza fila centrale per un posto più tranquillo al lato destro e proprio da quelle conferme.

I Kings of Leon non sono così freddi poiché la loro musica avvolge chiunque, sono molto espressivi e posso garantire che la loro presenza ha fatto strappare i capelli, in termini molto groupieggianti, anche agli ometti presenti (il tizio di fianco a me stava per venire e piangere allo stesso tempo… Ma sono dei figoni i KOL, basta!), e non solo a noi donne infoiate-pervertite amanti dei fratelli e il cugino.
La voce di Caleb è UNICA e si fonde alla perfezione con la sua personalità sul palco: profonda, intensa e calda.
Il pubblico, nonostante tutto e allo stesso tempo mi dimentico che siamo in Italia quindi pazienza, risponde benissimo all’esibizione dei Kings of Leon che restano piuttosto sorpresi da questa reazione e ne approfittano per mostrare più calore: il Futurshow non sarà sold out, di gente ce n’è comunque tanta, ma tutti i presenti non riescono proprio a stare fermi durante il live.
La scenografia non sarà eccessiva ed è composta da maxi-schermi sui quali vengono presentati ogni volta i primi piani dei protagonisti, luci eccitanti e piccoli effetti speciali: non è uno spettacolo circense, è solo un altro modo per dire “procuriamoci un orgasmo tutti insieme con la musica dei Kings Of Leon”.
Caldo ed eccitante sono le uniche due parole che mi vengono in mente per descrivere al meglio questo concerto: questo è l’effetto che fa la musica dei KOL e la loro personalità su un palco.
La loro musica è perfetta e vitale: sono una di quelle band che rende meglio live che su album e anche i pezzi nuovi sono tanto intensi e davvero piacevoli, quanto i pochissimi vecchi.
Nonostante questa scaletta troppo nuova e poco vecchia, la band live è MOSTRUOSA e riesce a trasmettere quella parte più “orgasmica” della Musica che non tutti gli artisti vogliono far intendere durante un concerto.
Peccato per i problemi tecnici e per l’acustica, ma il futurshow ha sempre questo solito problema e c’è poco da fare: fortunatamente i KOL riescono a trasmettere comunque con grande energia e carisma la loro musica ai loro fan.
Tante saranno poi le sensazioni e le emozioni di questo concerto, ma ciò che descrive al meglio il tutto è proprio questo HOT, da intendere in più modi, sia, in primis, per la musica, poi per il gruppo e per il pubblico.
Chi non è stato a questo concerto può solo rosicare e “strapparsi i capelli”, ma non di certo nel modo in cui lo hanno fatto le persone presenti.

Un pensiero su “My hormones flying everywhere

  1. vorrei riprovare anche sono per un secondo quella sensazione HOT provata venerdì sera… mi è rimasto nel cuore questo concerto. molti me li dimentico il giorno dopo. questo non lo dimenticherò MAI.

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