You know what I mean

La “rivelazione” Indie-Pop del 2011 è un duo di New York, un ragazzo e una ragazza, il cui album omonimo ha già conquistato gli amanti del genere sparsi per il mondo: sto parlando dei Cults.

Madeline Follin (voce) e Brian Oblivion (chitarra e back vocalist) sono questi Cults e propongono melodie dolci e quasi da ballo di fine anno di liceo, tipico dei film americani, che si muovono tra musica Pop, Lo-Fi e Noise.
La band non propone niente di nuovo, ma il loro genere è molto suggestivo e ci fa surfare tra le dolci note degli anni ’60.

Ho messo “rivelazione” proprio tra le virgolette perché la loro musica è uguale a quella di tante altre band, con l’unica differenza che ci sono due personaggi diversi nel realizzare il tutto: Madeline ha una voce delicata, ovviamente modificata da certi effetti\basi, e le sonorità sono le solite da best coast, wavves e dum dum girls.

Ho deciso comunque di proporli e consigliarli perché sono un duo orecchiabile e piuttosto rilassante; poi questa musica Pop è così fresca ed estiva: agli studenti in crisi, causa della terribile sessione d’esame che durerà fino a metà-fine luglio, non può che far bene ascoltare un po’ di sana musica pop mielosa (o in alternativa c’è il digital hardcore degli Atari Teenage Riot che fa venire voglia di distruggere ogni cosa o di organizzare un rave nella propria camera…).

E speriamo che questa band non venga dimenticata a fine estate…

Tracklist

1. Abducted
2. Go Out­side
3. You Know What I Mean
4. Most Wanted
5. Walk at Night
6. Never Heal Myself
7. Oh My God
8. Never Saw the Point
9. Bad Things
10. Bumper
11. Rave On

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Live those days tonight

Ci sono delle band che decidono di restare costanti e di “trasformare” leggermente il loro sound in un qualcosa di più danzereccio e preparato, ma senza esagerare.
Una tra queste band è quella dei Friendly Fires, capitanata da quel ballerino meraviglioso che è Ed MacFarlane, che nel nuovo album “Pala” mostra una certa maturità, mantenendo una costanza nel genere trattato.

L’artwork è meraviglioso e rappresenta un po’ ciò che racchiude il secondo album della band di St Albans: “Pala”, infatti, è un -altro- album estivo,  colorato e che si adatta un po’ all’ambiente circostante.
L’unica differenza tra i Friendly Fires e le altre band di ora che cercano di riprodurre suoni anni ’80, sull’elettro-dance, è che i primi hanno già analizzato in precedenza questo genere grazie al fantastico esordio del 2008.

Questo secondo album, però, non si differenzia molto da tutto quello che c’è in circolazione al momento: i Friendly Fires sono cresciuti e hanno mantenuto in vita il loro genere, ma ancora devono raggiungere la piena maturità.
Nonostante tutto, le sonorità sono molto danzerecce, a volte funky, molto divertenti e soprattutto, come genere vuole, movimentate; oltre a questo non si toglie niente al frontman con una voce pulita, semplice, -direi quasi- pop e orecchiabile.

Non ci resta che aspettare il terzo album della band inglese per vedere se i Friendly Fires riescono a passare “l’esame di maturità”, ma intanto godiamoci uno tra gli album -elettro\indie- dell’estate.

Tracklist

‘Live Those Days Tonight’
‘Blue Cassette’
‘Running Away’
‘Hawaiian Air’
‘Hurting’
‘Pala’
‘Show Me Lights’
‘True Love’
‘Pull Me Back To Earth’
‘Chimes’
‘Helpless’

Blessing Force

La scena musicale di Manchester e Londra sono in assoluto quelle più potenti e che portano sempre nuovi gruppi \ generi e forme artistiche; ma c’è un’altra città che si è svegliata e che è pronta a tirare fuori gli artigli, portando una nuova corrente artistica e musicale: Oxford.
Blessing Force è il nome di questa nuova scena musicale \ artistica che, con molta calma, sta riscuotendo un buon successo.

Tra gli artisti mi sembra giusto citare Tinhead, colui che realizza gli Artwork per i Foals, e qui potete trovare \ comprare alcune tra le sue opere principali:

http://iamtinhead.blogspot.com

Passiamo ai musicisti.

I miei preferiti in assoluto, e solo grazie a un singolo, sono i Trophy Wife. Aspetto ancora un album per poter parlare in maniera più dettagliata di questa band, ma al momento mi accontento del singolo “Microlite” e di qualche video di youtube (e voi dovreste fare lo stesso, se vi sembrano interessanti).

http://www.myspace.com/atrophywife

Mi sembrano piuttosto suggestivi, particolari e “sognanti” , un po’ come Toro Y Moi… E attenti che ci sono altre 2 band con lo stesso nome di questi.

La seconda band l’ho vista live a Edimburgo prima del concerto dei Foals: Pet Moon.
Il frontman di questa band è Andrew Mears, uno dei primi membri fondatori dei Foals, e il genere trattato da questa band è piuttosto particolare. La band dà un’importanza rilevante alla parte strumentale e alla voce caratteristica dello stesso frontman, a volte Pop e in altri casi molto particolare e poco comprensibile.
Il loro concerto al HMV Picture House di Edimburgo mi ha entuasiasmata tanto, ma qualche volta mi chiedevo cosa stessero facendo su quel palco: i Pet Moon sono qualcosa di veramente nuovo, prendono tante influenze dal Math Rock e, nonostante ci voglia un po’ di tempo per capirli a pieno, sono parecchio interessanti.

http://www.myspace.com/apetmoon

La terza band che conosco un po’ meglio, e di cui parlai qualche mese fa, è quella dei Jonquil.
La band di Oxford tratta un genere molto diverso dalle due precedenti, regalando aspetti più “estivi” e sull’ondata del lo-fi con qualche sfumatura che riprende proprio Trophy Wife, Radiohead e Foals.

http://www.myspace.com/jonquiluk

Oltre a questi tre ce ne sono tanti altri da approfondire e da ascoltare: ovviamente aspetto un loro album per poterli capirli al meglio, ma intanto vi linko un buon articolo di NME dedicato proprio alla scena musicale di Oxford “Blessing Force”.

http://www.nme.com/blog/index.php?blog=10&title=oxford_s_blessing_force_scene_hear_the_b&more=1&c=1&tb=1&pb=1

E ovviamente:

http://blessingforce.tumblr.com/

The secrets that I should’ve shared, they drown in me

In quest’ultimo periodo ammetto di essermi data a una musichetta più sperimentale (ambient, dubstep, elettronica, math rock…ehm…) e aver tralasciato quella pop-orecchiabile-rock-minchia, che mi piace tanto, che tutti chiamano Indie.
In quest’ultimo periodo ho ascoltato molti gruppi, ma ce ne fosse stato uno decente…
Beh un gruppo decente c’è stato ed è quello dei Wild Beasts: un gruppo “indie” che ama sperimentare e che si dedica a una classe di generi più ampia, introducendo note classiche eleganti ma anche molto passionali.

Dopo il successo dovuto al capolavoro  “Two Dancers” e l’album d’esordio “Limbo Panto”, arriva il terzo lavoro della band di Kendel, “Smother”, che dimostra, ancora una volta, come fare buona musica.
Tre su tre per i Wild Beasts: tre album meritevoli di una certa attenzione; tre album che segnano una crescita interiore, personale e anche musicale; tre album strepitosi, uno meglio dell’altro.

(il regista di questo video è Mr. Dave Ma… Chi è Dave Ma? Quell’uomo che fa i video anche per i Foals. Quello coi capelli più belli, più lunghi e più neri dei miei).

Innanzitutto dimenticatevi dei vecchi Wild Beasts e date il benvenuto a questi quattro ragazzoni che si presentano al loro pubblico con un’attitudine differente, più riflessiva e che mira alla bellezza.
Ladies and Gentlemen, “Smother” è un Signor Album e si presenta subito con un’opening track, “Lion’s share”, che è una vera e propria ouverture teatrale dal gusto deliziosamente classico.
Dopo l’ouverture da “eargasm” si passa ad altre tracce molto tranquille che viaggiano tra piccole note di ambient, poesie orecchiabili e melodie pop.

“Smother” si presenta come la parte più tranquilla di “Two dancers”, è una riflessione profonda che mescola sogno e realtà.
Questo nuovo album dei Wild Beasts mantiene una certa coerenza dalla prima all’ultima traccia, senza eccedere, e costruisce un mondo fatto di note suggestive, dolci e piacevoli.
È un album da “eargasm” e sensuale, sia per le sonorità orecchiabili e delicate che la band ci propone, sia per la voce di Mr. Thorpe che è così calda e sempre molto particolare.
Testi profondi, poetici e ovviamente introspettivi unite ad armonie che fanno sognare ad occhi aperti: bentornati Wild Beasts.

Tracklist

“Lion’s share”
“Bed of nails”
“Deeper”
“Loop the loop” (meravigliosa)
“Plaything”
“Invisible”
“Albatross”
“Reach a bit further”
“Burning”
“End come too soon”