The secrets that I should’ve shared, they drown in me

In quest’ultimo periodo ammetto di essermi data a una musichetta più sperimentale (ambient, dubstep, elettronica, math rock…ehm…) e aver tralasciato quella pop-orecchiabile-rock-minchia, che mi piace tanto, che tutti chiamano Indie.
In quest’ultimo periodo ho ascoltato molti gruppi, ma ce ne fosse stato uno decente…
Beh un gruppo decente c’è stato ed è quello dei Wild Beasts: un gruppo “indie” che ama sperimentare e che si dedica a una classe di generi più ampia, introducendo note classiche eleganti ma anche molto passionali.

Dopo il successo dovuto al capolavoro  “Two Dancers” e l’album d’esordio “Limbo Panto”, arriva il terzo lavoro della band di Kendel, “Smother”, che dimostra, ancora una volta, come fare buona musica.
Tre su tre per i Wild Beasts: tre album meritevoli di una certa attenzione; tre album che segnano una crescita interiore, personale e anche musicale; tre album strepitosi, uno meglio dell’altro.

(il regista di questo video è Mr. Dave Ma… Chi è Dave Ma? Quell’uomo che fa i video anche per i Foals. Quello coi capelli più belli, più lunghi e più neri dei miei).

Innanzitutto dimenticatevi dei vecchi Wild Beasts e date il benvenuto a questi quattro ragazzoni che si presentano al loro pubblico con un’attitudine differente, più riflessiva e che mira alla bellezza.
Ladies and Gentlemen, “Smother” è un Signor Album e si presenta subito con un’opening track, “Lion’s share”, che è una vera e propria ouverture teatrale dal gusto deliziosamente classico.
Dopo l’ouverture da “eargasm” si passa ad altre tracce molto tranquille che viaggiano tra piccole note di ambient, poesie orecchiabili e melodie pop.

“Smother” si presenta come la parte più tranquilla di “Two dancers”, è una riflessione profonda che mescola sogno e realtà.
Questo nuovo album dei Wild Beasts mantiene una certa coerenza dalla prima all’ultima traccia, senza eccedere, e costruisce un mondo fatto di note suggestive, dolci e piacevoli.
È un album da “eargasm” e sensuale, sia per le sonorità orecchiabili e delicate che la band ci propone, sia per la voce di Mr. Thorpe che è così calda e sempre molto particolare.
Testi profondi, poetici e ovviamente introspettivi unite ad armonie che fanno sognare ad occhi aperti: bentornati Wild Beasts.

Tracklist

“Lion’s share”
“Bed of nails”
“Deeper”
“Loop the loop” (meravigliosa)
“Plaything”
“Invisible”
“Albatross”
“Reach a bit further”
“Burning”
“End come too soon”

Un pensiero su “The secrets that I should’ve shared, they drown in me

  1. Smother: ecco la mia nuova droga del 2011…(almeno fino al prossimo disco dei Foals)

    La prima volta che sentii Albatross, per poco non mi sciolsi in lacrime per l’immensa bellezza di questo brano. Ancora oggi, persino dopo innumerevoli ascolti, un brivido mi percorre la schiena ogni qual volta si arriva alla parte “which way to turn wings we’re lost”: così semplice eppure così intensa.

    E ne vogliamo parlare del video? Spettacolare. Non sapevo che la regia fosse del grande Dave, anche se l’avrei dovuto immaginare: cotanta perfezione solo da lui poteva venire.
    Bellissimo questo post, mi piace come hai tradotto in parole le emozioni che ti ha trasmesso l’ultimo capolavoro dei Wild Beasts.

    A presto🙂
    Giusy.

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