Do you remember the first time?

L’ultimo giorno di Wireless Festival a Londra, ovvero il 3 luglio quando sul palco principale, come headliner, ci sono i Pulp.
Al Wireless ho speso 40£ di alcool e ho vissuto in tutti i sensi la parola “festival”, a parte il non aver nuotato nel fango tipo Glasto perché a Hyde Park la situazione era decente.
Festival organizzato benissimo con tanti cessi pubblici tenuti puliti da vari omini in giro, tanti bar con ogni cosa da bere \ mangiare e 4 PALCHI.
Ve lo ripeto: 4 PALCHI. QUATTRO PALCHI. FOUR STAGES. Q-U-A-T-T-R-O P-A-L-C-H-I: uno è per le band indie che più indie non si può, dove ci sono solo parenti e amici a guardare; il secondo è quello delle band che stanno per compiere il grande passo (a parte la cazzata di aver messo i Cut Copy in mezzo, che sono già avanti anni luce ad altre band tipo i Summer Camp); il terzo è quello delle band adolescenziali o alcune band “perché cazzo non sono sul main stage?!” (Foals \ Naked and Famous); il quarto è proprio il Main stage.

La prima band che ho visto è stata quella del duo Summer Camp, ciò che da ottobre sarà una tra le nuove rivelazioni indie \ pop per molti.

Una band per adolescenti: lei si crede una pin-up alla quale passa per la testa “ce l’ho solo io e voi altre donne siete inutili”; lui è timidino, calmo e mantiene la concentrazione anche quando la sua collega gli si struscia addosso.

Le canzoni trattano di ammmore e amicizia, mentre le melodie proposte, che ricordano un po’ i Best Coast, sono serene e coinvolgenti: non sono male, ma sono la solita band indie pop per ragazzini. Una band uguale a tantissime altre e l’unica cosa che rende particolare questo duo è la voce della frontwoman, molto intensa e che arriva in alto.
Una band che deve crescere tanto, musicalmente e non: 6,5.

Resto ancora nel Pepsi Max Stage ad aspettare la seconda band, di cui amo tanto il loro album: Yuck.
Tutti hanno parlato bene di questa band, quindi l’unica cosa che serve per dare conferma di ogni parola spesa su di loro, tra recensioni e simili, è proprio un live.

Gli Yuck sono l’amore; ti fanno piangere,ballare, saltare, gioire, dimenticare tutto. Gli Yuck sono spettacolari.
Melodie dolci e pop si mescolano ad altre più garage e danzerecce sulle quali è impossibile stare fermi. Il loro frontman Daniel, ex Cajun Dance Party, è un ragazzino timidissimo con una buona voce e una deliziosa attitudine nei confronti del pubblico, che risponde con applausi interminabili e da pelle d’oca all’esibizione della band. 7.5
Il pubblico è uno degli aspetti “meraviglia” del festival, ma magari ne parlo meglio alla fine.

La terza band la avevo già vista al covo 3 anni fa: Metronomy.
I Metronomy si presentano con una line-up nuova, completa e adatta sia per i pezzi nuovi che per quelli vecchi.

Per i Metronomy ricordo solo degli spezzoni, dato che l’alcool si è sostituito bene agli altri liquidi in corpo: ricordo delle line di basso profonde che hanno fatto vibrare il terreno; ricordo note psichedeliche grazie alle tastiere e altra roba elettronica; ricordo di aver ballato e cantato come una scema su “A Thing For Me” e “Radio Ladio”.
Ero presissima dal delirio (e dall’alcool) ma i Metronomy live sono davvero spaventosi, soprattutto con questa nuova formazione. 7.5

Mi allontano dal palco principale per andare a vedere qualcuno di più sconosciuto (in realtà per prendere ancora da bere e vagare senza meta in giro per Hyde Park).
Mi capitano i “The Sounds”, la band che aprirà poi ai Cut Copy. La frontwoman è in pieno delirio, il tendone in cui suonano è pieno di gente incuriosita.
Il loro sound è energico, del genere indie-elettro e davvero coinvolgente.
Alcool a parte mi metto a ballare come una scema, catturata dalla musica e dall’energia proveniente dal palco. 7

Mi sono persa gli Horrors, ma li vedrò al Rock en Seine. Quel che è peggio è l’essermi persa i Tv on the Radio per avere la prima fila dai Foals e subirmi i The Pretty ‘Staminchia \’Stocazzo.
Torno al Pepsi Max Stage per vedermi i The Naked and Famous.
Su album anche questa band mi piace tanto e anche dal punto di vista live non hanno deluso le mie aspettative.
Sono indie-elettro pure loro e le due voci (Alisa e Thom), che si alternano decentemente tra le varie canzoni, fanno cantare tutti, ma proprio tutti, i ragazzi delle prime file la cui età media è di 15-16 anni (mi sentivo una vecchia coi miei 23 anni).

I The Naked and Famous sono danzerecci, allegri e non sbagliano niente: sono davvero bravi e presentano melodie pop serene e coinvolgenti sulle quali è davvero impossibile stare fermi.
C’è un “ballo leggermente scatenato”, non pogo perché è minimo, tra le prime file e tutte queste sensazioni sono davvero piacevoli.
Gran bel concerto e, ci tengo a ripeterlo, gran bel pubblico. 7.5

The Pretty ‘Stocazzo: mi sono persa i Tv on the Radio per poter aver la transenna per i Foals. Me ne pentirtò amaramente.
Avete presente le band costruite da capo a piedi? Eccola qui. Prendete 3 metallari cacciati via, perché non sanno suonare e quello che conta è avere occhiali da sole, giacca di pelle e capelli lunghi, da band metal che, a loro volta, non sanno mettere in ordine 2-3 accordi. Se questi tre strumentisti sono stati cacciati via da band del genere, che non hanno mai concluso niente, potete immaginare chi\cosa abbiamo davanti: costruiti e senza un briciolo di personalità perché preferiscono copiare altri.
Costruiti e senza un briciolo di personalità: un po’ come questa ragazzina-zoccoletta di 17 anni che si presenta sul palco con una maglia dei Metallica (ma li conosce per davvero?) un po’ lunghina e che, per far contenti i moccioselli segaioli, si alza per mostrare gli slip neri. Tra le mani sulle orecchie e ripetendomi un continuo “sono qui per i Foals”, questa roba passa in fretta e finalmente finisce.

Foals: prima fila centrale davanti a (il mio) Yannis, transenna conficcata tra le tette (povere loro \ povera me) e tante botte.
Dopo l’ennesima esperienza coi Foals, ho capito che sono groupie di una band, questi cinque qui di Oxford, alla quale urlo zozzerie di ogni tipo (in italiano ovviamente).
Il concerto dei Foals sarà devastante: il pubblico inglese è bello caldo.
I Foals si presentano sul palco esattamente come a Bruxelles: Edwin e Jimmy, Jack e Walter (Valter) e Yannis, con polo bianca della Fred Perry, molto più magro e con jeans skinny ( = addio ai miei ormoni), con bottiglia di whiskey. Ciao.

Nonostante qualche problema tecnico tra chitarra\pedali di Jimmy e batteria, che probabilmente portano via qualche canzone in più nella setlist, i Foals regalano un concerto entusiasmante e perfetto.
Alla fine di “Red Socks Pugie”, Yannis scende per salutare noi del pubblico e quando mi passa davanti gli rivolgo un saluto personale che consiste in una mano sul braccio (possente e sudaticcio) e un “Yannis ti violento”.
Io l’ho detto che quando ci sono i Foals non sono io, c’è un’altra me a quanto pare. Questa non sono io. No. Io non sono così in realtà, cerco di contenermi sempre durante i concerti.
Comunque i Foals sono sesso e mi stuprano durante questo live: sono preissima dalla loro musica, mi schianto ripetutamente sulla transenna e urlo come se avessi un orgasmo intemrinabile. Questa non sono io, è l’altra me che è meglio non incontrare. Proprio durante questi istanti vedo Dave Ma che mi scatta una foto.

Credo che questo sia il mio sinonimo di concerto ideale, lividi da stupro compresi. Loro sono perfetti, entusiasmanti e l’energia che trasmettono su “Electric Bloom” e “Two Steps Twice” è incontenibile ed esplode quando meno te lo aspetti.
Rabbia, gioia e improvvisazione spaventosa: mi siete mancati Foals, peccato aver lasciato lì sulla trasnenna tette, braccia e gambe (attualmente coperti di lividi verdi\blu e graffi).
8.5

Pulp. Ero andata a prendermi l’ennesimo bicchierone di sidro, quando, tutto ad un tratto, sento un boato accompagnato dalle prime note di “Do you remember the first time?”.
Io non so contro quanta gente abbia sbattuto, quanto sidro mi sia caduto e in che situazione fossi messa (finito il live dei foals, barcollavo e sentivo dolori un po’ ovunque), fisicamente e psicologicamente.
Mi butto in mezzo e vedo un Jarvis Cocker in ottima forma sul palco. Facendomi cadere il sidro addosso inizio a ballare\urlare\cantare. Ciao, sono a un concerto dei Pulp. Sono AL CONCERTO dei Pulp.
Jarvis Cocker: io voglio un uomo così quando avrò 40 anni.
Sul palco non abbiamo un semplice cantante o un frontman: c’è un intrattenitore, un comico, un attore che recita perfettamente una parte sull’incredibile “This is Hardcore”, un’altra totalmente differente mentre strimpella le note delicate di “Something Changed” e via dicendo sulle altre tracce.
Il singalong continuo e inarrestabile che si estende per tutto Hyde Park, la musica perfetta dei Pulp sul palco e le atmosfere che si vengono a creare, rendono questo concerto unico e indimenticabile.

Cazzo, sono i Pulp.
Sono i Pulp, anche perché Russell Senior al violino fa sognare ed emozionare.
Inutile dirvi cosa è successo alla fine, quando inizia “Common People”. Inutile divi come la gente si è scatenata e ha urlato fino all’esaurimento, quando magari era già esaurita \ sfatta a causa dell’intero festival. Inutile dirvi cosa altro ho visto e soprattutto vissuto durante i Pulp. Se non eravate presenti al Wireless, non potete minimamente immaginare le 47000 persone che ballano\cantano\urlano e si emozionano per un’ora e mezza circa tutte insieme, mentre i PULP suonano ed improvvisano sul palco di Hyde Park.
I Pulp non li valuto nemmeno, poiché quello che hanno fatto e regalato a noi del pubblico non riuscirà a farlo nessuna band del 2000.
E la sottoscritta, al Covo, ballerà da settembre in poi “Common People”, o “Babies”, o “Disco 2000”, in maniera totalmente differente.

Voto 9 al pubblico: un singalong continuo, soprattutto su Yuck, Naked and Famous, Foals e sui Pulp, quando c’è stato il delirio assurdo vissuto da migliaia e migliaia di presenze.
Pubblico giovanissimo sulle band del Pepsi stage che non superava i 16 anni di età nelle prime file: questo per dire come cambia la cultura musicale dall’Italia all’Inghilterra.
Pubblico malato sui Foals, ma decisamente più educato e meno violento di quello italiano (testata con un ragazzo a parte durante i foals, ehm). Un pubblico bello caldo e che ha reso questo festival ancora più entusiasmante: tutti quegli applausi sugli Yuck erano da pelle d’oca. Un pubblico curioso che valuta prima di giudicare e che fa sentire a proprio agio le band.

Sicurezza: 8.5. acqua ogni volta che ne avevi bisogno. Oltre all’acqua, mi sono venuti a chiedere più volte, durante i foals, se stavo bene (no, non stavo per niente bene psicologicamente; ma fisicamente…ehm…); una security che ti viene ad aiutare e dice agli energumeni di smetterla se questi cercano di passare davanti uccidendoti di calci nelle gambe e pugni sulla schiena.

Voto all’organizzazione: 8.5. Le bottigliette entrano.Puoi prelevare dai vari bancomat a disposizione. Puoi mangiare ogni cosa grazie ai vari punti di ristoro e puoi bere qualsiasi cosa. Puoi fumare qualsiasi cosa, ma non ovunque. Puoi svaccarti tranquillamente. Puoi incontrare chiunque. 4 cazzo di palchi e tante band da vedere.
Proprio come in Italia eh…

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