Forse dovrei aggiornare ogni tanto eh…

Sono usciti tantissimi album in questi due ultimi mesi, ma sono stata leggermente impegnata e ho avuto tempo solo di ascoltare senza aggiornare.
Comunque: è uscito il nuovo, il terzo, album in studio degli Horrors, questo “Skying” che è così maturo, ricco e coinvolgente; è uscito “Within and Without” dell’uomo-hipster più dolce della terra, Ernest Greene (Washed Out); è uscito quell’album così pop e così delizioso di Eleanor Friedberg (the fiery furnaces), ovvero “Last Summer”; sono uscite tantissime altre produzioni.
Tra questi tre nuovi album quello che mi ha colpita di più è “Within and Without” di Washed Out: a quanto pare la musica “chill”, che piaccia o meno, è quella che si sta diffondendo più in fretta in questo periodo tra gli indie e non. Lui, il giovane Ernest, live è accompagnato da una buona band, e già questo me lo fa apprezzare di più perché “grazie al cielo non ci sono quelle basi odiose”.

http://ernestgreene.blogspot.com/

Se volete drogarvi, ma senza abusare di droghe varie, vi consiglio invece i Little Dragon. In questi giorni è online il loro nuovo album “Ritual Union”. La band svedese, attiva dal 2006, propone un album davvero fin troppo particolare: per essere compreso sul serio ci vogliono tanti ascolti e molta concentrazione, oltre a quache funghetto magico \\ una bottiglia di gin.
La vocalist, Yukimi Nagano, evoca dettagli molto più pop, ma l’aspetto strumentale è un delirio fatto di elettronica assurda, meno danzereccia e più concentrata sulla sperimentazione.

http://www.little-dragon.se/

Uno degli album più belli del 2011, però, è “We must become the pitiless censors of ourselves” di quel grandissimo svitato John Maus.
Vi dico solo di ascoltarvi quest’album che racchiude tanti generi (dance, sperimentazione, melodie più malinconiche) e tante influenze (mi viene in mente il genio di Arthur Russell), poi magari scrivo qualche riga in più a fine anno quando lo piazzo tra i migliori del 2011.

http://www.mausspace.com/

Se volete poca sperimentazione, e se come me ne avete abbastanza dei strasopravvalutati-ma-anche-basta dei Vaccines, e più ballo sfrenato, consiglio l’ascolto del trio londinese Is Tropical.
“Native To” è l’album d’esordio ed è formato da tracce orecchiabili in cui è impossibile stare fermi. Gli Is Tropical mi ricordano tanto gli Starfucker, a livello di genere, e meritano solo per due motivi:
1. Canzoni orecchiabili che restano in testa;
2. E’ impossibile stare fermi.
Ci sono band che vengono amate per le parole; altre per il talento del chitarrista, o di qualsiasi altro strumentista; altre ancora per i balletti del frontman… Poi ci sono le band come gli Is Tropical, truzze e hipster al punto giusto, che meritano davvero grande attenzione: quando una band fa ballare\muovere è già a un buon punto.

http://istropical.com/

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