Vita sociale dove sei?

Prima di andare a quel bel festival in Francia sulla Senna e nel verde, voglio parlarvi di qualche album. Non voglio fare un elenco di tutti gli album ascoltati fino ad ora perché mi è alquanto impossibile, dato che la mia vita sociale equivale a un “vado ai concerti e passo la serata al locale, o a fare la groupie, o a ubriacarmi e rischiare di farmi le scale del locale in questione in discesa e rotolando”.
Insomma: ho ascoltato davvero tanti album quest’anno, ma talmente tanti da finire le pagine a disposizione sulla moleskine. Ringraziamo l’insonnia.
Dunque, in questo post, provo a consigliarvi gli album che mi hanno colpita di più fino ad ora. Ovviamente è una roba soggettiva e non ci sono proprio tutti, ma mi sembra doveroso condividere nuova musica con le persone che vogliono leggere le due cavolate che scrivo su questo blog. Mi sembra doveroso perché voglio fare la talent scout. Se mi va male quello, voglio fare la roadie. Se mi va male pure quello… La barbona a Manchester o a Liverpool, e coi soldi che guadagno vado ai concerti.
Ok.

GENNAIO:

Yuck – Yuck: tantissime sono le influenze, ma gli Yuck sono una di quelle band che riescono sempre a staccarsi dalla solita roba indie inglese. Live, poi, sono una garanzia: coinvolgenti, entusiasmanti e pronti a regalarci tantissime emozioni. Melodie garage, tanti riferimenti a Sonic Youth e tonalità deliziose.

Esben and the Witch – Violet Cries: sonorità cupe e voce sensuale. Gli Esben and the Witch evocano un mondo fantastico e leggendario in cui l’ascoltatore si perde.

Starfucker – Reptilians: da quando li ho scoperti, proprio nel mese di gennaio, per me sono diventati una fissa. Una fissa perché sono dolci, genuini e fanno quel genere pop-indie-elettro che alla sottoscritta piace davvero tanto. Fanno ballare e allo stesso tempo rilassare, grazie alla voce di Joshua. Consigliatissimi.

Chapel Club – Palace: Guai a voi se li paragonate ancora ai White Lies. I Chapel Club sono più vivi e ci mettono grande animo ed entusiasmo nei brani. Album d’esordio orecchiabile e piacevole, ma presenza di brani più pensati (The Shore, ad esempio).

FEBBRAIO:

Papercuts – Fading Parade: un album molto Dream e tanto Pop. Pianoforte, archi e arpe rendono l’album ancora più suggestivo e ben legato al genere in questione.

Adele – 21: Che dire… La donna ha voce e ci mette tutta se stessa, la sua vita, in questi brani spettacolari.

James Blake – James Blake: tra gli album dell’anno non poteva mancare quello di quel bel figliolo di James Blake. Voce profonda e sonorità dubstep: consigliatissimo a chi ama la sperimentazione e una voce calda.

Julianna Barwick – The Magic Place: Voce e sonorità estremamente delicate e sognanti. Album dal retrogusto un po’ Sigur Ros.

MARZO:

Cold Cave – Cherish the Light Years: questo è uno dei miei album preferiti del 2011. E’ immediato e ci sono tantissimi riferimenti agli Smiths, a Moz e alla New Wave. La voce di Wesley è pura passione.

Metronomy – The English Riviera: altro album che segna una crescita. I Metronomy sono cambiati davvero tanto, e a partire dalla line-up. The English Riviera è un album pensato, maturo e ricco di dettagli. Un album completo.

TV on the Radio – Nine Types of Light: un album multiforme e quasi commovente. Nonostante le varie forme di quest’album, i Tv on the Radio si dirigono verso arrangiamenti più diretti e immediati. Per un vasto, e vario, tipo di pubblico.

APRILE:

Panda Bear – Tomboy: ho ascoltato tantissimi album elettro-ambient quest’anno, ma quello di Noah Lennox è quello che mi ha fatto sciogliere. Rispetto a tanti album del genere, che nascondono sonorità piuttosto inquietanti, Panda Bear ci regala un album dolce, un po’… Protettivo. Un personaggio decisamente mieloso.

Battles – Gloss Drop: dopo averli visti live, devo dire che questo loro nuovo album rende di più. Band mostruosa. Tionday se ne è andato e molti hanno fatto gli snob nei confronti dei Battles. Non siate snob e immergetevi nel nuovo mondo \ modo di fare musica del trio newyorkese. Le collaborazioni regalano all’album varie forme e tonalità.

Friendly Fires – Pala: io amo gli album che mi fanno muovere e Pala dei miei amati friendly fires è uno di questi. Il primo album omonimo ha fatto restare a bocca aperta in molti, ma Pala ha un carattere più estivo, fresco e spensierato. Ci sono, però, tratti più riflessivi e sdolcinati (pala e chimes). Poi vogliamo parlare di come muove i fianchi Ed Mac? Meglio di no, o potrei farci una tesi di laurea completa.

Chad Valley – Equatorial Ultravox: elettro-indie-chill. Quella robetta lì che va tanto in questo periodo. Tracce rilassanti e davvero piacevoli. Un ep pieno di calore (umano) grazie alla voce di Hugo Manuel.

Bon Iver – Bon Iver: mi pare ovvio dato che è uno degli album più amati dell’anno. Non amo particolarmente l’indie folk (giusto qualcuno) e… Con quest’artista non c’entra assolutamente solo quel genere: Justin va oltre, modellando e sperimentando in continuazione la sua musica.

Totally Enormous Extinct Dinosaurs – Prehistory I-II: da Oxford con furore. Questo è per chi ama di più elettro-house e roba tamarra. Ci sono melodie che restano in testa facilmente e, nonostante il genere, non ci sono troppe ripetizioni.

Wild Beasts – Smother: ho letto molte opinioni negative su quest’album e mi chiedo “perché?”. Prima o poi tutte le band compiono un grande passo, arrivano all’esame di maturità. I Wild Beasts hanno passato l’esame di maturità e ora ci propongono un album profondo, ricco di influenze e che mostra una crescita musicale e non. La voce di Hayden è sensuale. Le melodie si alternano mostrando una doppia faccia: a volte malinconiche, altre volte quasi erotiche.

GIUGNO:

Blanck Mass – Blanck Mass : il progetto di Benjamin dei Fuck Buttons. Un album ambient e piuttosto inquietante. E’ estremamente suggestivo, tanto da sentire rumori della natura, ma piuttosto claustrofobico.

John Maus – We Must Become The Pitiless Censors of Ourselves: vi presento l’erede di Arthur Russell. John Maus è un artista con più maschere: a volte è più malinconico, altre vuole farci ballare regalandoci tracce dance \ coi synth più inquietanti degli anni ’80. Voglio andare alle Hawaii e frequentare un suo corso di filosofia politica. Geniale.

Is Tropical – Native To: solita roba, ma secondo me live sono estremamente energici e fottuti. Una di quelle band che presto farà muovere le masse hipsters \\ amanti dei crystal castles (giusto per il volto coperto eh).

LUGLIO:

Washed Out – Within and Without: dannata roba chillwave amata dagli hipsters. Scherzo, ovviamente. Ernest Greene è un musicista amato da tutti, capace di coinvolgere persone con gusti musicali differenti. Un personaggio sdolcinato e davvero delizioso.

The Horrors – Skying. Prendete il britpop, il post punk, il garage rock e unite il tutto: ecco a voi Skying degli Horrors. Quest’album è ciò che porta gli Horrors ad essere ormai una band matura, sempre pronta ad affrontare nuovi generi e sempre legata a dettagli del particolare. Per realizzare quest’album, gli Horrors avranno sicuramente abusato di qualche droga: beh, gli ha fatto proprio bene!

Labyrinth Ear – OAK Ep: altra fissa che vi ripeterò fino alla nausea. Duo di Londra del solito genere indie-elettro-chill che si avvicinano ai Visions of Trees. Forse nelle loro tracce c’è qualche spunto più inquietante, ma band davvero valida. Speriamo bene.

AGOSTO

Grooms – Prom: album spettacolare, uno dei più innovativi e particolari nel campo lo-fi. Un semlice album lo-fi? No, perché la band inseriesce tanti dettagli legati a sperimentazione e ricerca.

(P.S: agosto è limitato perché mi mancano taaaaanti album da ascoltare).

Stuck in this ocean.

C’è un gruppo di Manchester che è bloccato in un oceano, ovviamente metaforico, ricco di sensazioni e di emozioni.
Questo gruppo di Manchester, che ha iniziato a farsi conoscere in UK alla fine del 2010, è quello degli Airship, e il loro album d’esordio, che uscirà il 13 settembre, si chiama Stuck in this ocean.

L’album ha un che di claustrofobico e la band incita più volte a una via di fuga, ma non è una claustrofobia spaventosa-ambient tipo Blankc Mass, anche perché il genere è totalmente differente. Questa paura viene messa in evidenza dalla band attraverso sonorità malinconiche e testi dal retrogusto amaro.
Tantissime sono le influenze riprese dagli Airship: in primo luogo si sente una sorta di tributo a quel capolavoro di “Disintegration” dei Cure; c’è qualcosa dei Joy Division, ma nel sound e non a livello del cantato; vari sono i riferimenti a band più attuali e del genere indie-rock \ post-punk revival (Chapel Club, The Joy Formidable, The Go Find e Los Campesinos!).

Non fatevi ingannare dall’intro di “Algebra”, il nuovo singolo, che ricorda un po’ i Sigur Ros: la band, dopo qualche secondo, rivela la sua vera essenza esplodendo in schitarrate tipiche del genere.

“Stuck in this Ocean” è un alum che si allontana dalle tastierine à la New Wave Revival, dando più importanza proprio all’arrangiamento un po’ cupo e deprimente, ma comunque sempre molto orecchiabile.

Un album discreto, che tende a staccarsi proprio da quei synth così ’80s ripresi da tanti gruppi di questi anni, e che resta fisso in testa dopo pochi ascolti: consigliatissimo a chi ama l’immediatezza e, ovviamente, la corrente del post-punk revival.

Tracklist

1. Algebra
2. Invertebrate
3. Kids
4. Gold Watches
5. Spirit Party
6. The Trial Of Mr Riddle
7. Organ
8. Test
9. Vampires
10. This Is Hell
11. Stuck In This Ocean

Only in Dreams

Labyrinth Ear: ve li consiglio se siete, come me, degli appassionati di armonie elettro-pop-chillwave, quella roba lì che in questo periodo va proprio tanto.
Labyrinth Ear è il progetto di un duo di Londra e, in piccola parte, mi ricorda i Visions of Trees, almeno per la voce pop.
Potete scaricare il loro EP “Oak” gratuitamente sul loro sito, o sulla loro pagina lastfm (free download).

http://www.last.fm/music/Labyrinth+Ear

http://labyrinthear.com/

Un duo davvero interessante, particolare e che fa rilassare, nonostante qualche piccolo dettaglio inquietante.

L’album che vi consiglio oggi, anche perché il periodo è adatto, è il nuovo delle belle e affascinanti Dum Dum Girls: “Only in dreams”, in uscita il 27 settembre.
Dee Dee e compagne ci propongono sempre quelle melodie fresche, estive, suggestive e californiane-noise che ci fanno andare in spiaggia (almeno con la mente).

“Only in Dreams” ci racconta una storia suddivisa in dieci sogni accattivanti e variopinti che mettono in rilievo la crescita della band: non solo tracce pop-noise estive, un po’ sbarazzine e alla Best Coast, Crocodiles o Cults; la band, infatti, ci propone tracce più malinconiche, dolci e pensate.

Un bell’album pop, orecchiabile e che resta in testa facilmente: lo consiglio a chi ama queste sonorità surf e colorate e, ovviamente, a chi ama il Pop in generale, poiché, e ve lo ripeto, è un album davvero gradevole.
Bravissime le Dum Dum Girls e speriamo che anche live, non appena torneranno in Italia, riescano a mostrare questa loro maturazione, e magari in compagnia della band del marito di Dee Dee (Crocodiles)…

Tracklist:

Always Looking
Bedroom Eyes
Just a Creep
In My Head
Heartbeat
Caught in One
Coming Down
Wasted Away
Teardrops on My Pillow