Bruxism – Trophy Wife

A qualche mese di distanza torno finalmente a parlare di Blessing Force, ovvero la scena musicale \ artistica di Oxford. A fare parte di questa nuova e giovane scena, attiva da qualche anno, c’è una band che adoro tantissimo e della quale parlai brevemente nel breve post dedicato proprio ai musicisti di Oxford ( qui ) : sto parlando del trio Trophy Wife.

I Trophy Wife nascono ad Oxford e sono: Jody Prewett alla voce, chitarra e basso; Ben Rimmer alle tastiere; Kit Monteith alla batteria.
Il primo singolo “Microlite” è uscito nel novembre del 2010,

seguito da “The Quiet Earth” nel febbraio 2011(con “White Horses”).

Dopo vari remix, altri brani presenti nel singolo di “Microlite” e altri inediti, il 17 ottobre (per la gioia della sottoscritta che è stanca dei video di youtube) esce il nuovo Ep della band, Bruxism.

L’Ep è costituito da cinque tracce prodotte da cinque personaggi diversi, ricordo Yannis Philippakis dei Foals nella traccia \ nuovo singolo Wolf.

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Cinque tracce per cinque produttori diversi e tutte differenti tra di loro, ma resta sempre un segno riconoscibile del trio di Oxford.
L’Ep parte “in quinta” con un pezzo coinvolgente, estremamente piacevole, e orecchiabile: “Canopy Shades”

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Le tracce proposte in questo Ep sono intense, profonde e piuttosto nostalgiche, nonostante si parli di “elettronica \ sperimentazione”; ma non c’è solo musica elettronica nei Trophy Wife poiché ci sono anche piccole tracce di Rock e tanto Pop, soprattutto nella voce di Jody e nei sound leggeri e piuttosto sognanti.
Arrangiamento surreale, quasi fiabesco e piuttosto rilassante, nonostante la presenza di aspetti malinconici e più tristi.
Se già “Microlite” è stato un buon inizio per Jody, Ben e Kit, si spera che questo nuovo “Bruxism” riesca a portare la band verso quelle che NME chiama “The Next Big Thing”.
Inutile parlarvi delle influenze: ovviamente ci sono i Foals e Pet Moon di mezzo, ma si sente qualcosa anche di band come Notwist e Polarsets, nonostante l’allegria più evidente di quest’ultima band.

Tracklist

1. Canopy Shade (Produced by Plaid and Trophy Wife)
2. Bruxism (Produced by James Yuill and Trophy Wife)
3. Seven Waves (Produced by Andrew Halford, Aidan Laverty and Trophy Wife)
4. Sleepwalks (Produced and mixed by Ewan Pearson)
5. Wolf (Produced by Yannis Philippakis)

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And the heart is hard to translate.

Nella musica non ci sono solo dei musicisti uomini, ma anche grandi donne che fanno “un mazzo così” ai loro colleghi.
Questo post è dedicato a una giovane donzella che è tornata sulle scene dopo l’amatissimo album d’esordio “Lungs”: Florence Welch + the Machine.
Florence ritorna con questo nuovo “Ceremonials”, ovvero un’opera d’arte variopinta tipica della ragazza inglese: è un album pop, il suo timbro di voce è\viene scopiazzato da tante cantanti dello stesso genere e ci si immagina spesso e volentieri Florence vestita con abiti lunghi e svolazzanti, rivolti a qualcosa di molto spirituale.

Ma. Ci sono tanti MA in quest’album “pop”: non è un album del genere del tipo “sole-cuore-amore”, qualche melodia adorabile e deliziosa a parte; non è un album in cui c’è solo la voce, quel timbro di voce, che ormai è amato da -quasi- chiunque; non è la solita robetta commerciale.

Florence resta legata a “Lungs”, ma allo stesso tempo sperimenta: nell’album ci sono tanti richiami alla natura, agli spiriti, al sovrannaturale. In alcune canzoni la sua voce è legata al dolce sussurrare del vento; in altre è legata all’intensità fluida ed energetica dell’acqua; in altre ancora è quasi inquietante, come se un demone si fosse impossessata di Flo, e lei, attraverso la musica e le parole, cerca prima di liberarsene (“Seven Devils), e, successivamente, di raggiungere la serenità (“All This and Heaven Too”).

Florence ci racconta storie, opere, racconti magici in cui, per l’appunto, cerca di esorcizzare le sue paure; canzoni nelle quali si nasconde, ma allo stesso tempo rinasce. La musica per Florence Welch, ma anche per noi ascoltatori, è proprio questo: un luogo sicuro in cui scappare nei momenti più bui, poiché la musica ha proprio questo ruolo di consolatrice che ci fa stare bene.
“Ceremonials” alterna sensazioni, oltre alle varie “sperimentazioni” di cui parlavo in precedenza, ed è dotato di un ottimo e ricco arrangiamento: non sarà l’album dell’anno, ma sarà sicuramente tra i migliori.

Tracklist

1. Only If for Night
2. Shake It Out
3. What The Water Gave Me
4. Never Let Me Go
5. Breaking Down
6. Lover to Lover
7. No Light No Light
8. Seven Devils
9. Heartline
10. Spectrum
11. All This and Heaven Too
12. Leave My Body

Winter Beats.

Ci sono tanti album che ho ascoltato in questi ultimi mesi, ma aver trovato tempo per scriverne. In realtà di tempo ne ho avuto tanto a disposizione, ma la voglia di “scriverci su” è stata davvero poca.
No, non devo abbandonare ‘sto blog e devo ricordare a me stessa che ci sono album meglio di altri e sarebbe un peccato non scrivere di quelle band che non considera nessuno.
Io ci provo a buttare fuori qualche band che non supera i 10000 like su facebook, oppure i 30000 ascoltatori su lastfm, ma poi dipende se qualcuno si mette a leggere ‘ste due cavolate.

Torniamo alle cose serie, quindi della band di cui vi sto per parlare: I Break Horses, ovvero un duo, uomo\donna ovviamente, di Stoccolma che regala atmosfere davvero suggestive e piacevoli.

Devo ammettere che inizialmente, al primo ascolto dell’album, ci sono un po’ rimasta: c’è qualche canzone che sembra il continuo della precedente ed è tutto uguale. Dopo qualche ascolto, però, ci si rende conto che l’album si spezza in nove tracce differenti, particolari e soprattutto rilassanti.

Il duo Maria \ Fredrik inserisce nella musica piccole parti di elettro-indie-pop estremamente delizioso, dolce, per niente danzereccio e molto tranquillo.
“Hearts”, nome dell’album d’esordio, è fatto apposta per l’inverno: le tracce sono dei fiocchi di neve che cadono lentamente e si legano l’uno all’altro in continuazione. Questo, però, non significa che “Hearts” sia un album freddo, anzi: è caloroso, dream-pop e che lascia molto spazio allo shoegaze, in cui compare questa voce che si mescola al soffiare del vento.
Un album “naturale”, spontaneo e diretto che si conclude con la magica, e un po’ malinconica, ” No Way Outro”.

Tracklist

01. Winter Beats
02. Hearts
03. Wired
04. I Kill Your Love, Baby!
05. Pulse
06. Cancer
07. Load Your Eyes
08. Empty Bottles
09. No Way Outro