Colourmusic (metallari in pensione), Dutch Uncles (un gruppo di fighi col cantante che si muove come Jarvis Cocker), Field Music ( l’incantarsi davanti a un biondo cenere) e Go! Team (workout intenso)

Il Lucky 13 è l’ultimo evento\concerto a Londra al quale partecipo prima di tornare a “casa”: per cinque giorni circa, tra shopping spietato di vinili, vestiti, album, alcool e concerti, la mia vera casa è stata Camden\\Mornington Crescent\\ Kentish Town e ovviamente Brixton.
Comunque: questo Lucky 13 al Koko, venue proprio vicina alla fermata metro di Mornington Crescent, dove suonano quattro gruppi abbastanza conosciuti in Gran Bretagna al modico prezzo di 15£: Colourmusic, Dutch Uncles, Field Music e Go! Team.

I Colourmusic, aka il gruppo che c’entra poco\niente con gli altri gruppi e che c’entra poco con l’evento.

I Colourmusic tendono a valorizzare la parte strumentale durante il live, ma, e lo ripeto, c’entrano davvero poco con le altre band che incitano sempre al ballo e sono più apprezzate dallo stesso pubblico del Koko.

Facciamo finta di niente e passiamo a -mammamia-ma-quanto-sono-fighi?! (bava inclusa)- i Dutch Uncles: cinque ragazzi uno più bello dell’altro, batterista a parte che è piccolino.
Il cantante si muove come Jarvis Cocker e già questo basta per farmi incantare davanti a cotanta bellezza.

Bellezza fisica a parte, i Dutch Uncles sono una delle band più innovative e particolari del panorama indie: le loro canzoni hanno un sound quasi ironico, sulle quali è impossibile non muoversi e danzare seguendo il cantante.
Un po’ deliranti, allegri, simpatici e bellissimi: uno dei più bei concerti di quest’anno è proprio il loro.

Per non parlare dei Field Music che si presentano subito dopo la band di Manchester.
I Field Music hanno già una bell’esperienza, del resto hanno quattro album all’attivo, tra cui il nuovissimo “Plumb” che uscirà a febbraio 2012.

I due fratelli, Peter e David Brewis, ovvero i due frontmen della band, si alternano in continuazione tra batteria-voce-chitarra regalando uno show multiforme, intenso e ricco di influenze Pop.
Il loro genere riprende, in particolar modo, il “Chamber Pop” sottolineato dal sound “classico” della stessa band.
Altra band che consiglio, soprattutto live.

L’ultima band, ovvero workout intenso e tanto sudore che “sarebbe meglio portarsi il deodorante durante questi concerti”: The Go! Team.

Una band di polistrumentisti che boh… Ti fa restare pietrificat* per la bravura, ma che proprio ferm* immobile non ci resti nemmeno se fossi un cadavere: con i Go! Team, ti muovi e nemmeno te ne accorgi (solo alla fine quando sei sudat* perché hai ballato troppo).
Una band di fighi, musicalmente parlando, che intrattiene per un’ora e mezza senza fermarsi.
Una frontwoman che si presenta con cerchietto meraviglioso e in tenuta da aerobica: quanto vorrei un’istruttrice così in palestra…
Carichissimi e pronti a caricare i presenti, morti viventi di fianco a me a parte, con un genere indefinito tra indie-elettro-alternative-pop e tracce di hip hop.
La band di Brighton mi commuove, poiché dopo di loro arriva la consapevolezza di tornare indietro, a quella che i comuni mortali chiamano “casa”: per me “casa” è il posto in cui ci si trova meglio ed alcune zone di Londra corrispondono proprio a questa concezione.

(Altre foto, altri musicisti, altre menate le trovate su flickr )

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