I went to the concert and I fought through the crowd.

Quest’anno ho viaggiato un pochetto per i concerti; ho ancora qualche segno di transenna sulle gambe (i carissimi Foals al Wireless…); ho visto band stupende.
Inizio le classifiche partendo dai live più belli (e non) del 2011.

7\1 – Does It Offend You, Yeah?
15\1 – The Ian Fays
11\2 – Band of Horses
13\2 – Sum 41
18\2 – Hurts
25\2 – Balthazar + The Joy Formidable
24\3 – Everything Everything
1\4 – Visions of Trees
2\4 – Shed Seven
5\4 – Linea 77
7\4 – Deerhunter
22\4 – Dum Dum Girls
14\5 – Esben & The Witch
20\5 – Six Organs of Admittance
28\5 – Death in Plains + Toro Y Moi
17\6 – Ash
24\6 – Battles
30\6 – Adam Green
3\7 – Wireless Festival: Summer Camp, Yuck, Metronomy, Fight Like Apes, The Naked and Famous, Foals, Pulp
8\7 – Badly Drawn Boy
11\7 – Crocodiles
21\7 – Washed Out
16\8 – NOFX
26\8 – Rock en Seine I: CSS, The Kills, Foo Fighters
27\8 – Rock en Seine II: Blonde Rdehead, The Streets, Interpol, Arctic Monkeys, Paul Kalkbrenner
28\8 – Rock en Seine III: Crocodiles, Vaccines, The La’s, Miles Kane, The Horrors, Archive
3\9 – I Day: The Wombats, White Lies, Kasabian, Arctic Monkeys
10\9 – Blonde Redhead
24\9 – Art Brut
27\9 – Friendly Fires
8\10 – Airship
15\10 – Miami Horror
28\10 – Craft Spells
29\10 – Pete and the Pirates
5\11 – Summer Camp
17\11 – The Pack A.D.
25\11 – Friendly Fires, SBTRKT, Chad Valley
26\11 – Friendly Fires, Little Dragon
27\11 – Fight Like Apes, Foe, Bitches
28\11 – La Shark
29\11 – Yuck
30\11 – Colourmusic, Dutch Uncles, Field Music, Go! Team
6\12 – Dente
7\12 – Zola Jesus

E alla posizione n° 10 troviamo gli adorabili Everything Everything che suonano al Covo di Bologna il 24 marzo.

La band propone un genere particolare dando enorme rilievo non solo al falsetto del cantante Jonathan, ma anche ai notevoli cambi di ritmo alla batteria e alle linee di basso che sono grandi protagoniste durante il live.

Alla posizione 9 ho scelto i Dutch Uncles, visti al Koko di Camden il 30 novembre.

La band si dedica a sound entusiasmanti e piuttosto danzerecci. Il cantante che balla come Jarvis Cocker, poi, non doveva assolutamente mancare in questa classifica.

Go!Team e il workout alla 8. A fine concerto ero devastata e avevo bisogno del deodorante, non per il pogo ma per quanto ho ballato.

Polistrumentisti validissimi e scatenati.

Foals alla 7 perché ho un cuore e anche se li ho visti per pochi minuti, dopo un gruppo DEMMERDA-CHE-PIù-DEMMERDA-NON-SI-PUò, “there’s a thing called love”.

Una band che boh. Esatto, non lo so. Non so perché li ho messi in classifica, ma per via dell’amore che nutro per loro dovevano esserci.

Interpol subito alla 6. L’amore (per la musica) vince sempre su ogni cosa. Quando la voce di Paul Banks inizia a scaldarsi, dopo due canzoni un -bel- po’ spente e con una voce terribile, è la fine. Quando il trio si scalda, mi sciolgo. E’ puro amore.

Prima del Rock en Seine li avevo visti a Ferrara nel 2008, perdendomi l’esibizione di Roma di maggio (DI LUNEDì) e lo show di Milano: rivederli ha fatto scattare ancora la scintilla, nonostante il taglio di capelli -terribile- di Paul Banks e al fatto che Carlos non sia più al basso…

5: The Horrors con quella loro fermezza, la freddezza nei confronti del pubblico e quella scenografia vuota e scura che si legano perfettamente alle canzoni proposte durante questo live al Rock en Seine.

Ogni tanto scappa un sorrisino a qualche componente (Joshua su tutti), ma restano sempre coerenti alla musica che fanno, anche se le canzoni di Skying regalano quel tocco sognante e psichedelico che li allontana da questa loro presenza “garage\post-punk”. Ottimi.

Alla 4 ci sono quelli che con “Suck it and see” mostrano un legame più ampio con sounds meno brit e più rock’n’roll: Arctic Monkeys (al Rock en Seine, NON a Bologna).

Proprio questo mix di suoni brit e suoni americani, durante l’esibizione live al Festival francese, me li ha fatti amare, peccato fossi intrappolata e schiacciata contro la transenna.
Molto meglio del live della settimana dopo all’I-Day (sempre stupendo, ma in Francia erano moooolto meno stanchi).

Friendly Fires alla O2 Academy di Brixton alla posizione n°3. Li ho visti sulle balconate il sabato 26\11 e non è stato lo stesso di QUEL grandissimo show del giorno prima, quando ero nel parterre, in prima fila, proprio di fronte all’uomo coi fianchi bollenti di nome Ed Macfarlane.

A Londra, poi, sono tutta un’altra cosa: dopo averli visti a Milano, con uno show abbastanza tranquillo e senza scenografia, posso fare le differenze. Scenografia, ballerine stupende, ballerini con facce da gorilla, risate, sorrisi e corone di fiori.

I Foo Fighters al Rock en Seine alla 2. E’ stato difficile dover scegliere tra loro e quelli dopo, ma dato che il britpop, o quella roba lì, mi ha distrutto l’esistenza, ho preferito mettere alla uno gli inglesi per questioni di cuore.
2 ore e mezza di concerto senza un encore, senza una pausa. Concerto divertente, emozionante e fuori dal comune: l’esperienza sopra ogni cosa. Dave Grohl è uno tra i tanti Dei da venerare.

Alla 1 ci sono ovviamente i Pulp visti al Wireless Festival. 27000 persone e un singalong interminabile per la reunion di una grande band.

Saranno degli anni ’80\’90, avranno 40 anni, ma i Pulp superano ogni band di ventenni, sia musicalmente che come presenza scenica. Va bene che ero leggermente brilla, ma ancora faccio fatica a realizzare la mia presenza là, in quel parco enorme a ballare con Jarvis Cocker.

Ovviamente ci sono altri live stupendi, tipo: Blonde Redhead che hanno suonato 2 ORE a Modena e gratis; i Field Music che realizzano un Chamber Pop delicato e piacevole; The Streets, che è un gran figo a livello di intrattenimento; Washed Out che amo alla follia e mi pento di non averlo messo in “classifica”; la mostruosità tecnica dei Battles; LA voce di Zola Jesus; la semplicità e la dolcezza dei Craft Spells; l’energia degli Yuck; le danze sui Metronomy; il delirio di Eddie Argos e degli Art Brut; il mondo dei sogni di Death in Plains e Chad Valley; la voce soul e i sound elettro dei SBTRKT.
Quasi dimenticavo: Kasabian che li ho rivalutati e che live sono il perfetto contrario di album (almeno dell’ultimo che non mi entusiasma proprio); Band of Horses e l’intensità di un loro concerto, così evocativo e piacevole; Miles Kane perché è un figlio dei gruppi brit.

Gli altri non citati non mi hanno fatto schifo, a parte quei mosci dei Vaccines, oppure le basi continue dei deludenti Does it Offend You, Yeah?, o ancora la banalità dei Summer Camp (meglio dei due appena citati, giusto per la gentilezza e per i biscottini che mi hanno offerto)…

Basta. Prossima volta parlo degli album.

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