Music is my hot hot sex

Le CSS esagerano un po’ (o forse no?) nel parlare di musica come “hot hot sex”, ma se ho ascoltato circa 430 album forse un motivo c’è (soffro d’insonnia e spesso e volentieri ascolto qualche album invece di studiare).
Non faccio classifiche (alquanto inutili dato che la musica è soggettiva) e vi consiglio gli album che mi hanno più colpita\entusiasmata\emozionata quest’anno.

Chapel Club – Palace. Non paragonateli ai (più morti che vivi) White Lies. I Chapel Club ripropongono note sempre del genere post-punk e new wave revival, ma realizzando un album più introspettivo, quasi strappa lacrime e ricco in sensazioni ed emozioni.

Is Tropical – Native To. Lo ascolti e ti metti a ballare per 40 minuti circa.

Solita indie-elettro, ma c’è un animo pop piacevole che conquista e trascina.

James Blake – s/t. Devo ammettere una cosa: ho iniziato ad ascoltare questo bel giovincello perché esteticamente mi piace(va) alquanto.

Oltre al fattore estetico, successivamente, ho scoperto che questo producer londinese ha una gran bella voce soul che si unisce a sound (ovviamente elettro) cupi ed intensi.
Un artista davvero affascinante.

SBTRKT – s\t Un altro esordio -guarda un po’- dubstep piuttosto coinvolgente.

Anche qui abbiamo una voce intensa, profonda e soul che si mischia a sonorità elettro-sperimentali che rendono decisamente meglio live rispetto ad album.

Twin Sister – In Heaven. Che album pop semplice e sognante.

Un album dolcissimo che scorre via in soli 35 minuti regalando un’atmosfera fiabesca. Così dolce che si ascolta volentieri ad occhi chiusi.

Blouse – s\t. Ancora un esordio piacevole, ancora musica pop e ancora atmosfere surreali.

Nonostante la delicatezza delle canzoni, bisogna anche tener conto dei riferimenti new wave e a qualche aspetto più “inquietante” del pop.

Cold Cave – Cherish the Light Year.

Tutta colpa dellla creatività e la voce profonda-orgasmica di Wesley; di quelle sonorità che cercano di essere poco americane e molto british; dell’armonia delirante di “Confetti”, o qualche nota più cupa ed introspettiva: Cherish the Light Years vince per semplicità, la personalità vigorosa del frontman e la varietà di influenze nell’arrangiamento.

Bruxism – Trophy Wife, ovvero l’ep che mi ha conquistata al primo ascolto.

Pure di questi parlo spesso e volentieri: marchio Blessing Force, instancabili e dei dolci sonnambuli che creano un loro mondo surreale, sdolcinato ma anche malinconico e pesante.

The Horrors – Skying

Tantissime influenze e un album diverso dai precedenti. I The Horrors hanno la capacità di dedicarsi a più generi realizzando album sempre stupendi: dark, post punk, garage, o, come nel caso di questo “Skying”, psichedelico e sognante, come se la band avesse passato mesi a farsi di chissà quale -buona- sostanza. Di mezzo, poi, c’è qualche piccola influenza degli anni’90, in particolar modo gli Suede, ed è impossibile non rimanere affascinati da questa band.

Starfucker – Reptilians. Non solo gruppi di cui si è già parlato tanto, ma anche questi dannati Starfucker di Portland e il loro Reptilians che può avere qualcosa di già sentito, ma ha quelle fasi pop-elettro restano in testa anche quando non si ascoltano.

Continuerò a consigliarli fino alla nausea: danzerecci, a volte riflessivi, e gli Is Tropical -più o meno hipster- americani.

Wild Beasts – Smother. Un falsetto e un tenore che si presentano alle voci e canzoni da ascoltare in loop.

Non è una novità che i Wild Beasts siano riusciti, ancora una volta, a conquistare il loro pubblico: lo avevano già fatto con l’esordio “Lindo Panto” e “Two Dancers”.
Questo “Smother”, però, è fatto di un’altra pasta e mostra una crescita, soprattutto interiore, della band di Kendal.

Metronomy – The English Riviera. Stesso frontman-creatore, il grandissimo Joseph Mount, e nuova line-up per i Metronomy.

Tanta sperimentazione e diversi arrangiamenti (cupi, romantici, danzerecci) che si alternano in continuazione.

Washed Out – Within and Without

Un album che prende e trascina in un mondo contrastante che viene costruito da Ernest Greene attraverso atmosfere sognanti, rilassanti e magiche.

L’album dell’anno se lo merita un Artista, davvero sottovalutato in Italia, che insegna filosofia politica alle Hawaii: John Maus e il suo nuovo We Must Become the Pitiless Censors of Ourselves.

Ormai considero quest’artista IL figlio di Arthur Russell, soprattutto a livello di sound. L’album proposto da John Maus è ricco di influenze dance e synth anni ’80, ma non sono di tipo “allegro-danzereccio”, anzi sono piuttosto cupe e inquietanti.
Non solo inquietudine perché John Maus sperimenta ed ama sorprendere, in particolar modo con la bellissima e sentimentale ballad “Hey Moon”, cover della canzone di Molly Nilsson.

Ma non dimentichiamoci di:

Noel Gallagher – Noel Gallagher’s High Flying Birds. Il fratello più grande ha sconfitto il fratellino, grazie a canzoni molto dirette e un po’… Un po’ à la Oasis?

TV on the Radio – Nine Types of Lights. Come misurare l’intensità. I Tv on the Radio sorprendono ancora realizzando un album sempre molto malinconico e profondo, ma aggiungendoci qualche sensazione (più o meno) positiva. Ottimo arrangiamento e ottimo mix tra generi.

Tom Vek – Leisure Seizure . Uno tra gli artisti più innovativi, creativi e insoliti del panorama indie(??). Scrive la sua robetta in casa e aggiunge il tutto a synth poco new wave e molto più sperimentali.
Stupendo.

Friendly Fires – Pala. Potevo lasciare indietro i tre skeleton boys? Non io. Per questioni di cuore, “Pala” entra a far parte dei miei album di quest’anno, nonostante preferisca l’album omonimo. Un po’ cresciutelli i Friendly Fires, ma ancora devono farne di strada (su album, perché live a questi bei figlioli non manca niente).

Airship – Stuck in this Ocean. Pop. The Cure. E Chris degli Editors che li ha prodotti. Estremamente semplici, ma piacevoli e ancora canzoni un po’ deprimenti.

Craft Spells – Idle Labor. Live mi hanno sorpresa e mi hanno fatta innamorare. Anche l’intervista mi ha fatto capire quanto siano affettuosi. Un frontman creativo che racconta spezzoni dell’adolescenza, degli amori e della letteratura, uniti a sound energici ma a tratti anche riflessivi.

Yuck – Yuck. Varietà di influenze e tonalità che non può non farli apprezzare. Ottime schitarrate.

Bombay Bicycle Club – A Different Kind of Fix. Un album estremamente contrastante: canzoni che ti riempiono il cuore di felicità vs canzoni da suicidio (stupende, ma molto tristi). “Still” potrebbe essere una dedica ai Radiohead, ma anche questa band ha bisogno di crescere.

Flashguns – Passions of a Different Kind. Guardando il video di “Shuffle” della band poco fa citata, ho scoperto questa nuova band. Dopo un mesetto ho trovato il loro album d’esordio. Sono i fratellastri dei Bombay Bicycle Club e speriamo che, in futuro, sappiano regalarci piacevoli sensazioni.

Neon Indian – Era Extraña. Anche qui arrivano le questioni di cuore. E questo 2011 è stato l’anno che ha lanciato il più possibile questa chillwave piacevole e sognante. Tra i massimi esponenti del genere non poteva di certo mancare!

Zola Jesus – Conatus. Kate Bush su note new\dark wave e ovviamente post-punk. Una strega di origini russe che ci incanta e ci fa tornare indietro alla fine degli anni ’70.

Panda Bear – Tomboy. Il miele. L’amore. Noah Lennox. Le cotte. Io lo sposo. Sensazioni ambient, la natura, l’amore e l’amicizia. La voce incantevole e delicata di uno dei frontman degli Animal Collective. Album che resta nel cuore e nella mente.

Blanck Mass – Blanck Mass. Amo la musica ambient perché tende a rilassare. Poi arriva Benjamin dei Fuck Buttons e c’è da avere paura. L’album omonimo è davvero inquietante, cupo e queste sonorità mostrano il suicidio della natura, della società. C’è da avere paura, ma questa metà dei Fuck Buttons realizza un album poco sognante e molto più vicino alla realtà, più vicino a noi.

3 pensieri su “Music is my hot hot sex

  1. atmosfere sognanti, beat elettronici/postpunk, tanta ballabilità ma anche introspezione. da quest’anno si aggiungono massicciamente anche dubstep e chillwave.
    insomma, il meglio per viaggiare in “stream-of-consciousness mode” e dimenticare il mondo.

    need drink di prima mattina.

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