You Can’t Stop The Music *

(*Cantavano i The Kinks).

Devo ancora capire l’utilità di fare le classifiche di fine anno: non smetterò mai di ripetere che la musica è soggettiva e, onestamente, certi gruppi “indie” che molta gente ama, io, da vera snob, non li sopporto proprio.
Nonostante la mia poca presenza su questo blog, di album ne ho ascoltati tantissimi, anche se non ho trovato quello che mi ha colpito davvero nel profondo: sono sicura che la causa sia stata solo una, ma, dato che è una cosa piuttosto personale e ci ho scritto pure un post per trovare una sorta di sfogo, lasciamo perdere e procediamo.

Quest’anno mi sono fissata tanto con l’esordio omonimo di Jake Bugg, che potrà riprendere un certo tipo di musica e certi artisti, ok, ma il suo album di debutto mi piace proprio tanto, poiché sintesi di britpop e musica più popular costituito da dettagli folk: sia per quanto riguarda il timbro vocale che il motivo melodico dal quale si fa accompagnare.



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E questo è il primo artista, ma non significa che sia il n° 1, per me, nelle classifiche di album o altro: tutto questo è improvvisato. Niente cose preparatorie: la gente si fa le seghe mentali su queste classifiche, ce n’è davvero bisogno?

Ok, tornando agli album interessanti di quest’anno non posso non citare il nuovo da solista di Paul Banks, “Banks”, che, ancora una volta, dopo Julian Plenti, si è buttato su un lavoro più personale e  notevole che mostra le sue doti, già lo sappiamo, di ottimo singer-songwriter: poi ha una voce che fa bagnare chiunque, anche gli Amish.

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Rimanendo sui solisti, non posso non tenere indietro quel tenerone di Tim Burgess dei The Charlatans, uno spirito creativo che non solo si tiene legato alla cultura British, ma abbraccia anche quella americana (ovviamente in acustico). Lontano dai The Charlatans, ma con lo stesso colore e registro vocale inconfondibile. “Oh no, I love you” è un esempio di massima creatività artistica. Volergli bene.

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E’ il turno di Damon Albarn che ha tirato fuori un progetto colossale e adatto a un orecchio diverso, forse quello più teatrale e più raffinato: “Dr Dee”.
Non mi è mai capitato di sentirmi a disagio quando scrivo di un album, ma con questo nuovo progetto di Damon ho davvero paura di scrivere una grandissima boiata: mi sento ignorante a parlare di quest’opera, e questo basta e avanza a inserirlo tra i miei album preferiti di quest’anno. Da brividi.

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Ancora un altro solista, anche lui inglese (magari di origini portoghesi, ma ha più esperienza inglese per il genere trattato), ovvero Chad Valley col suo album “Young Hunger” che è una sintesi di tutta la roba che gira ora: anni ’80 dance e anni ’90 pop.

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E ora, rullo di tamburi: le band.
The Riots: un misto tra The Libertines, The Jam, The Paddingtons e Secret Affair. Un viaggio nella cultura british e del mod revival attraverso i sound e le parole di questa band… Dalla Russia! Ma della Russia hanno solo la nazionalità, anche perché il loro animo lo si ritrova proprio nello spirito Mod.

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Egyptian Hip Hop: new rave che? Hanno stupito tutti e hanno tirato fuori un album, oserei dire, quasi delicato e meno danzereccio del previsto. Un lavoro, questo “Good Don’t Sleep”, dalle tonalità decisamente più rilassate e sognanti.

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Japandroids: capolavoro questo “Celebration Rock”,  una sintesi di Punk e Emo anni ’90 (attenzione al termine). Energici e strepitosi. Mi dispiace non inserirli tra i concerti top, ma devo rivederli: al Covo, qualche mese fa, si sentiva tutto piuttosto male, quindi spero di rivederli in condizioni migliori, anche perché so benissimo che hanno un animo spietato e fuori controllo.

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Non dimentichiamoci di Get Well Soon: se c’è un album che mescola alla perfezione una componente poetica e una musicale e proprio The Scarlet Beast Of Seven Heads. Konstantin Gropper è un artista in tutti i sensi, in grado di rappresentare musicalmente sentimenti sublimi ed immagini poetiche: emozionante.

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“Blues Funeral” di Mark Lanegan: un uomo che ha il potere di farti sciogliere con il suo colore vocale blues profondo che, inoltre, sovrasta e dirige tutta l’altra roba.

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Il prossimo post, l’ultimo del 2012, sarà quello riguardante i concerti e -mammamia- sarà decisamente più “pensato”.

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