Johnny Marr – The Messenger

Mi sento un po’ a disagio a parlare di quest’album, sul quale ho già avuto modo di esprimere pareri su altri blog o con amici, anche perché questa volta non scriverò di un artista sconosciuto o di una band -chiamiamola- indipendente.
Lui, almeno secondo il mio modestissimo parere, è una persona-simbolo del Regno Unito, sia per il suo inimitabile “chitarristicamente” parlando, sia per come l’uomo che più di tutti è riuscito a sopportare le personalità di sua Maestà Steven Patrick Morrissey: Johnny Marr.

Johnny Marr , coi suoi 49 anni, ci regala finalmente il suo primo disco solista: “The Messenger”.

Johnny-Marr-The-Messenger

È sempre difficile per un chitarrista portare avanti il suo progetto solista, dato che, solitamente, è compito dei vocalist o del frontman; ma Johnny non si è fatto molti problemi e ha creato un album variopinto e dalle forme piuttosto interessanti: non so voi, ma me ne sono innamorata al primo ascolto.
Johnny Marr non è (o era) solo il chitarrista degli Smiths e lo si sente parecchio in questo suo album: c’è qualche riff che potrebbe far pensare alla band di Manchester, ma oltre a questo c’è molto, ma molto, di più.

Marr è un vero e proprio cultore della musica britannica e “The Messenger” è un ripasso dei generi, delle correnti, dei gruppi che hanno influenzato e si sono fatti influenzare da questo grande singer-songwriter: dalla new wave al britpop, dal post-punk alla alternative.
“The Messenger” custodisce 12 tracce totalmente differenti tra loro, ma, allo stesso tempo, unite dalla voce e dal sound variegato che propone Johnny Marr: un viaggio per l’Europa e, in particolar modo, per il Regno Unito voluto e compiuto da questo grande artista attraverso band, diversissimi stili musicali e da una scrittura estremamente colta ed affascinante.
Un album spontaneo capace di “crescere” e piacere sempre di più ogni volta che lo si ascolta e che, inoltre, esalta e sublima la figura stessa di Johnny Marr di “solo”.

Tracklist:

1. The Right Thing Right
2. I Want The Heartbeat
3. European Me
4. Upstarts
5. Lockdown
6. The Messenger
7. Generate! Generate!
8. Say Demesne
9. Sun & Moon
10. The Crack Up
11. New Town Velocity
12. Word Starts Attack

Annunci

O.Children live @Bronson

Uno dei miei primi amori assoluti è stato il Post-Punk, quel genere cupo ed affascinante simbolo di una generazione (di depressi e tossici) ben lontana dall’allegria e dalla spensieratezza assoluta.
E gli O.Children, band di Londra guidata da un carismatico e altissimo Tobias O’Kandi, riprendono tantissimo dal genere sopra-citato, determinando, così, la mia felicità nel vederli e sentirli (anche) in versione live. Finalmente.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA
Gli O. Children sono bravissimi, ma propongono un genere sentito e risentito: questo Post-Punk influenzato, in particolar modo, dai Joy Division e, ovviamente, da Nick Cave and the Bad Seeds.
Ma non sono solo una band che segue la scia lasciata dai primi Horrors, da qualche linea di basso profonda e calda à la Carlos Dengler (Interpol) e da quella voce, misteriosa ed estremamente passionale, che ricorda proprio quel genere: gli O. Children sono, senza dubbio, una realtà interessante, ricca di personalità e davvero capace.
Una personalità che riprende sia la musica britannica, sia un fattore più estetico caratterizzato da jeans skinny e camicie allacciate fino all’ultimo bottone.
Ma è l’atmosfera che si respira a rendere tutto il concerto più suggestivo e ricco di “sbalzi d’umore”:  immersi in questa “nebbia” dark-wave, costruita da una scenografia essenziale e gelida, ci si riscalda e ci si entusiasma sulle tracce presentate da questa ottima band di Londra.