Graffiti on the Train – Stereophonics

E il disagio, dopo aver scritto e amato alla follia “The Messenger” di Johnny Marr, continua, dato che in questo post vi racconterò una favola a lieto fine, o un altro album sorprendente di una band già conosciuta e della quale “posto” spesso e volentieri sui vari social network (li conosce anche mio padre, per dire).
La soggettività in questo post è necessaria, o non riuscirei nemmeno a raccontarvi quest’incredibile storia che dura da 15 anni e che  è stata scritta da questo gruppo del Galles: Stereophonics.

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“Graffiti on the Train” è l’ottava fatica discografica della band guidata da Kelly Jones e, anche questa volta, mi tocca dire che ce l’hanno fatta: gli Stereophonics volevano costruire un qualcosa vicino a una colonna sonora e ci sono riusciti, poiché  l’album sembra avanzare come un vero e proprio film in cui si intersecano tracce, sentimenti e svariate emozioni.
Si parte lentamente e si gusta con piacere l’intreccio malinconia-intensità, aspetto dominante ed efficace nell’ascolto dell’album, che si collega alla perfezione con l’arrangiamento creato dalla band gallese: niente è messo a caso, la voce e il timbro di Kelly Jones sono inconfondibili ( in “Been Caught Cheating”, brano dal lato blues, è al top), la sua scrittura è immediata, il sound si lega perfettamente e il tutto crea un’atmosfera di continuità e stabilità.

Con “In A Moment” si verifica una sorta di superamento, come se la canzone stessa sia la soluzione chiave in grado di affrontare un periodo difficile, o una delusione (amorosa).
Al gruppo basta scrivere. Scrivere canzoni che puntano al cuore e alla testa di chi ascolta, scrivere ballate mozzafiato (“No-One’s Perfect”), scrivere canzoni che hanno lo scopo di scatenare affetti e nelle quali compaiono, improvvisamente, archi (Roll The Dice, Violins and Tambourines), o altri strumenti, per innalzare il valore semantico\visivo\poetico della loro scrittura.
Gli Stereophonics vanno avanti, sono cambiati,  ma allo stesso tempo mantengono e tengono in vita quella purezza e quella coerenza che li rende unici e inimitabili (un po’ come i loro vicini Manic Street Preachers, sempre immensi).
Un album lento e malinconico, ma intenso e davvero emozionante.

Tracklist:

01 – We Share the Same Sun
02 – Graffiti On the Train
03 – Indian Summer
04 – Take Me
05 – Catacomb
06 – Roll the Dice
07 – Violins and Tambourines
08 – Been Caught Cheating
09 – In a Moment
10 – No-one’s Perfect
11 – Zoe
12 – Graffiti On the Train (Stripped)
13 – In a Moment (Toydrum Remix)

Un pensiero su “Graffiti on the Train – Stereophonics

  1. io li ho conosciuti con una versione acustica di mr writer e me ne sono follemente innamorata. la voce di Kelly riesce a scartavetrarti le viscere per andare alla ricerca di quella meraviglia complessa che riserviamo per noi stessi ( o per le grandi occasioni). penso che ti leggerò parecchio

    S.

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