Una nuova British Invasion (parte 1)?

Questo post sarà una sintesi di quei gruppetti britannici, e non, che si dedicano al genere Mod \ Mod Revival \ British Invasion (soul, rhythm’n’blues, beat, rock’n’roll, indie-rock, britpop…) e il cui credo è quello del Modfather.

The Beat Movement. Questi 4 ragazzi arrivano da Greenock e dal loro nome si capisce tutto.

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Loro sono i miei preferiti in assoluto al momento.
Una band molto spontanea, energica e che riprende un sacco il sound di Small Faces,  Jam e soprattutto Yardbirds.

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The 45s, ovvero i fratellini più scatenati e più rock’n’roll degli Strypes.
Gli anni ’50-’60 scorrono nelle vene di questa nuova rivelazione da Carlisle che, infatti, riprende un bel po’ di Rhythm and Blues e Rock’n’Roll.

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Tra le influenze ritroviamo il sound americano di Chuck Berry e Bo Diddley mescolato all’animo British dei Fab. 4.
Il loro nuovo singolo, “Around and Around”, dice molto sull’attitudine, lo stile e l’energia rock’n’roll di questa giovanissima band.

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Mellor. Altri sbarbini, ancora tanta influenza di tutti i generi di inizio post.

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Le sonorità di questa band di Reading riprendono la fase più pop e chiamiamola “indie-rock” della musica Britannica, ma dato che abbiamo solo singoli (l’ep dovrebbe uscire tra poco) aspetto a parlarne in maniera completa. Intanto accontentiamoci…

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Jamie Reilly. Il fratello di Jake Bugg, ma molto meno folk e, secondo me, molto più capace di Jake Bugg.

Jamie Reilly su Soundcloud

Questo ragazzo avrà sì e no 18 anni e con la sua chitarra, nella sua cameretta, si dedica a rhythm’n’blues e “musichetta” della prima British Invasion.

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Ce ne sarebbero tanti altri di cui parlare ma intanto consiglio questi, di cui scriverò in maniera più esauriente in futuro.

People of Tomorrow: Men of North Country

Cosa fanno sette ragazzi di Tel Aviv che decidono di creare un gruppo guardando musicalmente indietro e prendendo in riferimento i grandi della musica (Northern) Soul e Paul Weller? Finiscono sotto alla Acid Jazz Records e sfornano un bellissimo album di nome “The North”.

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Nessuno, però, da giugno 2012 ha avuto l’idea \ la spinta di parlare e di buttare fuori questi Men of North Country (in Germania e nel Regno Unito sono parecchio apprezzati) che, nel loro esordio discografico, mantengono in vita, in maniera costante dalla prima all’ultima traccia,  l’amore profondo per il movimento Mod e, in particolar modo, per la musica Soul dei Sixties.

In “The North” si possono sentire molte influenze che riprendono gli Style Council di Paul Weller e i Teardrop Explodes, ma c’è questa  freschezza pop, immediata e coinvolgente, che ci ricorda che siamo nel 2013.
Le sonorità di questa band sono davvero inconfondibili e memorabili, e le canzoni, di breve durata e le cui liriche si ispirano al songwriting britannico, fanno rivivere alla perfezione quel periodo e fanno venire voglia di ballare nelle sale dove il talco è d’obbligo.
Si guarda tantissimo indietro, ma nella musica dei Men of North Country c’è quest’idea di innovazione, questo stile personale ed elegante, che li rende unici e differenti dalle tante altre band del genere.

Tracklist:

1. Man Of North Country
2. Pandora
3. Ringtone (at the Caffs)
4. The North
5. iPhoneumonia
6. Teenage Frost
7. Mirror Man
8. People Of Tomorrow
9. Debut
10. O Lucky Man!
11. Staring Daggers

 

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