The Veils @ Hana-Bi

Non c’è pezza: quando mi capita di descrivere e di parlare di un “qualcosa” di particolare (chiamarlo “concerto” mi sembra troppo poco; chiamarla “emozione” mi sembra troppo banale) le parole non mi vengono fuori come vorrei.
In questo post vorrei tanto parlarvi con maggior sicurezza del concerto dei Veils all’Hana-Bi di Marina di Ravenna dello scorso 20 giugno, ma non ho la minima idea di cosa ne verrà fuori: si parte, insomma, con la scrittura di getto, ovvero il famoso “come viene, viene”.

veils

Da anni seguo una regola ferrea per quanto riguarda la maggior parte delle band che ascolto \ che scopro: andare a vederle, prima o poi, in concerto, dato che proprio in quell’occasione si capisce quanto siano valide o meno.
I Veils entrano nel giro di questi gruppi, dato che li ho sempre stimati per il loro songwriting ma non amati fino in fondo poiché il loro genere poetico-malinconico viene ripetuto fino alla nausea da altre mille band dello stesso genere.
E vedere live la band di Finn Andrews, almeno per quanto mi riguarda, mi ha fatto cambiare idea.
Questa band neozelandese ha la capacità di coinvolgere dal punto di vista emotivo, dato che le loro canzoni sono delle vere e proprie sensazioni in cui la maggior parte del pubblico si rispecchia: non è per niente semplice descrivere questa sinestesia di affetti creata dagli artisti sul palco.
Finn Andrews si sfoga con la voce e con varie schitarrate nel corso del live, mentre un Raife Burchell spietato si libera sulla sua batteria: questi sono i due componenti decisamente più “teatrali” e in grado di elevare, grazie a una componente più corporea, la musica della band.
Ovviamente anche il resto della line-up dei Veils non è da tenere da parte, dato che l’arrangiamento è perfetto e la presenza di un sax e di una tromba riempiono le sonorità del gruppo.
Quello che domina, insomma, è un vero e proprio vortice di stati d’animo che diventa sempre più suggestivo e coinvolgente nel corso del live e, nel caso di questa band in particolare, la cornice dell’Hana-Bi (il mare a due passi, le sdraio su cui collassare, la brezza leggera e piacevole) viene totalmente messa da parte: questa sera vincono le emozioni.

Allah-Las live @ Sun Agostino (Modena)

Essendo una grandissima appassionata degli anni ’60 e della British music, il 6 giugno vado all’apertura di questa rassegna musicale-e-non (Sun Agostino) di Modena a vedere, anche se in condizioni non perfettissime (mannaggia al Vermentino), una band californiana molto interessante: gli Allah-Las.

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Il loro album d’esordio è uscito un anno fa e lo si può finalmente valutare meglio live durante quest’occasione.
Gli Allah-Las sono una rivelazione per quanto riguarda la loro presenza scenica, dato che sono diversi dai gruppi surf-pop proposti e riproposti in questi ultimi anni e poiché vengono condizionati\influenzati dalle atmosfere Sixties della prima British Invasion: Byrds, anche loro americani, e Zombies tra i tanti nomi che vengono all’orecchio mentre si ascolta in concerto questa band di Los Angeles.
Si parla di sonorità ben lontane dagli attuali pseudo-gruppi lo-fi \ hipster \ aiuto: gli Allah-Las hanno l’originalità dalla loro parte, seppur legata a un determinato passato musicale, e conoscono per davvero quel genere chiamato “surf”.
La band, capitanata da Miles Michaud, presenta melodie suggestive in grado di trascinare direttamente il pubblico in quell’epoca musicale così affascinante ed autorevole: le linee di basso rimbombano nell’aria, l’arrangiamento è piacevole e la voce del frontman si solleva e viene sfumata da queste sonorità dolci e avvincenti.
Gli Allah-Las, insomma, regalano un concerto talmente gradevole da farci respirare un’atmosfera estiva e, ovviamente, di casa loro.

Secret Colours – Peach

Tra i consigli di last.fm arrivano questi Secret Colours che, nella loro biografia, descrivono la loro musica come un mix tra la psichedelia anni ’60 e un’attitudine Britpop tipicamente anni ’90: figuriamoci se la sottoscritta non è interessatissima ad ascoltare una band del genere.

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La band si forma nel 2010 e arriva da Chicago. Questa è la line-up:

Tommy Evans – Voce/chitarra
Dave Stach – Chitarra/cori
Justin Frederick – Batteria
Eric Hehr – Basso

Peach è il titolo del loro secondo album (il primo, omonimo, è uscito nel 2010) ed è un lavoro davvero interessante e variopinto, dato che mescola proprio una tradizione americana con quella britannica.
La parte legata a “casa loro” riprende soprattutto una certa sensualità, che ricorda un bel po’ i Dandy Warhols, qualche riferimento al rock’n’roll (“Euphoric Collision”) e sonorità che ricordano volentieri la shoegaze di band come i Ringo Deathstarr.

La componente “dream”\shoegaze di “Peach” fa anche riferimento alla seconda tradizione di cui ho parlato precedentemente: nel caso dei Secret Colours si parla del carattere Britpop di inizio anni ’90, allora capitanato da band come Ride e Spacemen 3.

“Peach” è un album con canzoni orecchiabili, è sfacciato ed è ricco di sorprese (vedi la ballata finale un po’ inaspettata che chiude questo lavoro discografico).

Tracklist:

Blackbird (Only One)
Freak
Euphoric Collisions
World Through My Window
Legends of Love
Blackhole
Who You Gonna Run To
Peach
Faust
My Home Is in Your Soul
Me
Lust
Love Like a Fool