You came along and made my life a song

Stasera vi parlo degli album che più ho apprezzato in questo 2013.

Uno degli album più sottovalutati di quest’anno, è anche il mio preferito: New di Paul McCartney. Fan dei Beatles, dove siete? Ma la ascoltate la musica, o avete il cerume nelle orecchie?

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Sir Paul McCartney cattura tutte le tendenze e le mode musicali più recenti e le colloca in “New”, ricco di canzoni davvero brillanti e sublimi e, a volte, legate a quel pop “sbarazzino” di marchio “Beatles” (fa’ te). Un artista puro e onesto che tende a ricercare sempre e comunque la novità.
Uno dei miei album preferiti di quest’anno, ricco di stile e variopinto negli stili musicali. GENIO. DIO.

MBV dei My Bloody Valentine: fottesega se non è Loveless, se i fan sono divisi e se ci sono altre cagate indie-hipster-snob nella capoccia di molti.

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È un bell’album: corposo quanto un Lagone toscano, denso, pieno di rumori e di generi che si ammassano uno sopra l’altro. Un album vigoroso, a dir poco.

The Messenger di Johnny Marr, perché…

Graceless dei Sulk: qui

White Orchid dei French Films: una bomba estiva, un lavoro ricco di canzonette pop. Ma tanto POP. POP a palate. Estivo, caldo, solare… E questi sono finlandesi.

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Uno degli album più vivi, colorati, generosi, orecchiabili e umili di questo 2013. E tanto Pop.

AM degli Arctic Monkeys: non pensavo nemmeno io che quest’album fosse così bello e variopinto. A mio avviso è una band che si ritrova ancora spaccata in due: ma seguo l’alternative americana, o resto sulle canzoncine pop? Ma provo a fare il rude, o mi butto sulle ballate?. Boh.

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E forse sono proprio questa “confusione” e “indecisione” (direi anche volute dalla band stessa) che portano gli Arctic Monkeys a realizzare un album pop-rock piacevole. Sono proprio le incertezze musicali che me lo fanno apprezzare così tanto.

Like Clockwork dei QOTSA: io non lo so. Ogni volta che Josh Homme e compagni fanno un album, mi parte l’ormone.

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Anche questa volta i Quens of The Stone Age mi stordiscono grazie ai loro sound coinvolgenti, energici estremamente sensuali ed affascinanti. Da una parte sono grezzi, dall’altra partono le emozioni: l'”eargasm” dell’anno va ai QOTSA.

More Light dei Primal Scream: Bobby Gillespie ha tanto di quel carisma in corpo (oltre a tutte le droghe…) che è riuscito a tirare fuori una canzone, UNA, che racchiude TUTTE le correnti musicali più amate ed apprezzate degli ultimi 10 anni. 2013.

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E la prima traccia fa già capire tutto di “More Light”: c’è di TUTTO ed è un lavoro estremamente innovativo, che guarda avanti. Un album ben pensato e troppo-troppo-troppo (…) maestoso.

“In Blue” degli Static Jacks: chi segue i Weezer, è mio grande amico.

Crimes of Passion dei Crocodiles: a me piacciono gli album veloci, orecchiabili, pop e con una buona dose di elementi e sonorità British.

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I Crocodiles saranno di San Diego, ma quest’album è una vera e propria dedica a Charlatans, Ride, Kula Shaker, Spiritualized e Primal Scream.
Un album crudo e diretto.

E mi fermo qui, anche se:
1.Non ho dimenticato i Disclosure, ma meglio lasciare il mio animo tamarro ancora chiuso in qualche zona proibita del cervello (“Settle” è un album della madonna e l’ho ballato per casa, a un volume improponibile, più volte: i vicini sanno già);
2.La corrente del Mod Revival del Britpop del Mod Revival del Mod Revival (aiuto), ovvero: 45’s, Dead Ghosts, The Strypes, The Beat Movement, The Hollows, Secret Colours, Mellor. E Miles Kane.
3. “Lightning Bolt” dei Pearl Jam: ci sono dei brani che mi ricordano l’energia e l’aspetto più “rustico” (tra “Ten” e “No Code”) tipico della band di Seattle, ma ci sono anche delle canzoni così eleganti e delicate che mi sciolgono il cuore.

Buon anno. E speriamo sia la volta buona per vedere la reunion degli HOLE

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Find your way out of the wild, wild wood

Odio le classifiche e odio chi le fa, va bene? Pensare a una classifica, mi fa riflettere sul Modena calcio (o quello della Volley maschile) che non è messo benissimo e, quindi, l’intero post finisce col degenerare. Ma io vorrò sempre bene al Modena FC e a Mr. Novellino (e anche al Sassuolo perché sono nata là e seguivo la squadra al Ricci in C1).
Dopo la parentesi calcistica, passiamo alla musica.
Io non faccio classifiche, semplicemente vi parlo della musica che più mi piace e ve la consiglio.
La prima parte del post parte dai LIVE.

Questo 2013 per me è stato spettacolare, anche se pieno di “pochi ma buoni“.

INSPIRAL CARPETS @ koko, Londra.

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Questo concerto mi ha cambiato la vita. Pensare al tipo che mi rovescia addosso, tra le tette, un’intera pinta di birra, mi fa ancora sorridere: questo perché la band di Manchester ha suonato (quasi) tutto quel capolavoro di “Life” e il barista aveva capito due gin tonic invece di uno. Il mood era giusto, l’atmosfera perfetta e il pubblico era assuefatto (erano dei cinquantenni cocainomani) dalla “moosica” degli Inspiral Carpets.
Clint Boon, più di chiunque altro, era in ottima forma e un concerto della durata di due ore e mezza non tutti sono in grado di sostenerlo. Poi mi sono divertita da morire: smettere di ballare era impossibile. E, a nove mesi di distanza, non riesco a descrivere quella felicità di entrare in quel cesso di ostello coi vestiti che puzzavano di droga-alcol-che-ne-so.
Immensi.

PAUL WELLER @ Royal Albert Hall – Londra.

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Questo è stato sicuramente il miglior concerto dell’anno. La Royal Albert Hall di Londra crea un’atmosfera unica in cui ci si sente quasi a casa.
Poi, in questo caso, si parla di Paul Weller, il Modfather, colui che ha influenzato gran parte dei gruppi inglesi che ascolto.
Lui è perfetto ed è seguito da una band mozza-fiato che cambia genere tra una canzone e l’altra: dalla soul, al mod revival dei Jam. “That’s Entertainment” cantata al ritorno fino a King’s Cross in metro da gente che stava messa peggio di me; quei due ragazzi tedeschi coi quali mi sono abbracciata, per l’emozione, su “Wild Wood” e su “Just Who Is the 5 O’Clock Hero?”; il ballare, rischiando di cadere a terra per via dei gradini; la birra volante perché “oddio-è-Paul-Weller-e-mi-hanno-messa-al-lato-palco-non-ci-posso-credere”.

MILES KANE @ Ferrara

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Meglio 30 minuti di Miles Kane che un’ora e quindici minuti di Arctic Monkeys (live, perché su album è una bella lotta).
Miles è figlio di Paul Weller, anche se musicalmente si ritrova in un “revival” e, quindi, in un territorio musicalmente più ristretto.
La nuova band, comunque, lo porta verso una spinta più anni ’60 e meno indie-rock degli anni 2000. Anche se, vacca boia, il suo taglio di capelli a Ferrara era uguale a quello di Howard Wolowitz di The Big Bang Theory.

BLACK REBEL MOTORCYCLE CLUB @ Bologna \ Londra

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A Londra avrei tanto voluto buttarmi dalle balconate per andare nel parterre e godermi il live di Peter -ti-amo- Hayes, Robert Levon Been e Leah Shapiro.
A livello strumentale fanno tanto di quel casino da sembrare in 10 su un palco, quando sono solo in tre.
Bologna è stato meglio di Londra, nonostante la scaletta spezzata. Chissenefrega se mi hanno strappato i collant, se le scarpe erano distrutte e se ero conciata peggio di una zombie di The Walking Dead: ho vissuto TUTTO il concerto. E scusate, ma Peter Hayes è un gran figo.

JOHNNY MARR @ Bologna

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Le emozioni vincono sempre e ti fottono il cervello. Vedere il chitarrista di una band alla quale ho dedicato una parte della mia pelle è un sogno che si realizza.
Johnny Marr mi ha fatto piangere e vi assicuro che ce ne vuole.
“The Messenger” è il mio album preferito di questo 2013 perché, in un modo o nell’altro, racconta le “storie” e le esperienze vissute da questo grande artista. Quest’uomo, che ha SOPPORTATO E HA SUPPORTATO MORRISSEY, riesce a trasmetterci tutto quello che ha passato come musicista e come persona.

CROCODILES @ Hana-Bi

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Se li ho buttati in questo post significa che il loro nuovo album mi ha catturata proprio tanto: saranno americani, ma in “Crimes of Passion” si sentono più riferimenti a Primal Scream, Charlatans, Ride e Spiritualized.
I Cocodiles suonano per divertirsi e sul palco si vede questo loro entusiasmo: un gruppo di amici che suonano per amici. Semplicemente stupendi. Decisamente fuori di capa.

MY BLOODY VALENTINE @ Bologna

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Fottesega dei tappi nelle orecchie: è un onore diventare sordi dopo un concerto del genere. Partono amplificatori; la parte cantata che si sente è composta da poche vocali aperte perché l’acustica fa abbastanza schifo; le melodie che si percepiscono sono suggestive; tutto quel frastuono \ ammasso di rumore, simile al boato prima di un terremoto, fa venire la pelle d’oca.
“You Made Me Realise”, in realtà, è la natura che si scatena.

BLUR @ Milano

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Io non so che effetto mi fanno questi. Semplicemente mi arrendo alle loro canzoni. Mi lascio andare e me ne frego se questo concerto non è come quello di Hyde Park e la scaletta è piena di singoli. Non ce la faccio, va bene?
Le emozioni entrano in contrasto: lacrime a palate, ballo sfrenato e mazzate alla gente che mi trovo di fianco – davanti -dietro – ovunque.
“Tender” e “Under the Westway” mi riportano a quel concertone di agosto 2012, mi riportano su quella metro Victoria – King’s Cross in cui la gente canta e se ne frega. NON CI POSSO FARE NIENTE, sono una parte di me e sono consapevole del fatto che questa band resterà con me fino alla fine. SONO I BLUR e sono la mia band preferita a quanto pare.
“Oh, che cazzo aspetti a piangere che questa è To The End ?!?”

Motorama live @ Mattatoio (Carpi)

È passato un po’ di tempo dal concerto dei Motorama al Mattatoio di Carpi, ma ci tengo davvero a parlarvene per vari motivi: ho fatto tanta di quella promo da spaccare le balle anche agli organizzatori, ho spaccato le balle alla band e, soprattutto, sono dipendente da quelle atmosfere tra il Post-Punk e la Shoegaze.

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Sarà che sono affezionata a quei sound deprimenti e cupi della Manchester della seconda metà degli anni ’70 \ inizio anni ’80, quindi non potevo di certo mancare al concerto di questi 5 ragazzi.
Vi ho parlato di Manchester, perché, ovviamente, i Motorama non possono fare a meno dello spirito dei Joy Division e dei Chameleons (di questi ultimi vi parlerò tra qualche giorno su Radionation).
Ma nelle sonorità di questa band non ci sono solo quelle influenze, così come nel loro carattere dimostrato sul palco: ci sono elementi decisamente più sognanti, note più distorte e un pizzico di shoegaze che riportano Vladislav, il frontman, e compagni a una realtà musicale più attuale, nonostante si parli ancora una volta di “revival del revival”.
La band propone delle sonorità davvero suggestive e contrastanti che, vagando tra l’ignoto e il fantastico, riescono a rapire i pochi-ma-buoni presenti al concerto.
I Motorama dimostrano di avere buone doti tecniche, soprattutto per quanto riguarda la parte strumentale: l’improvvisazione è un punto a loro favore, soprattutto nel corso delle tracce più intense (Alps e Winter at Night su tutte), e anche qualche giro di chitarra à la Johnny Marr è sempre ben accetto.
Ad arricchire la presenza scenica, telo scuro sul fondo a parte, ci sono le movenze del frontman che ricordano, ovviamente, Ian Curtis e qualcosa di più sensuale appartenente a Dave Gahan.

Concerto pieno di contrasti a livello sonoro, intimo, piacevole e gran finale con delirio collettivo sul palco da parte della band.

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