Cold Cave + Nine Inch Nails @ Unipol Arena, Bo

Non sono abituata ad assistere a concerti che iniziano presto, ma alle 20 di questo afoso 3 giugno si entra alla Unipol Arena di Casalecchio per vedere Cold Cave in apertura ai mostruosi Nine Inch Nails.

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Il duo di Los Angeles, ovvero il frontman Wesley Eisold accompagnato da Amy Lee alle tastiere \ synth \ basi, è avvolto nel buio più totale, a parte qualche raggio luminoso improvviso e delle schermate sullo sfondo che caratterizzano una piccola, ma efficace, scenografia che si lega perfettamente alla musica dei Cold Cave.
C’è un evidente stacco tra le canzoni che fanno parte della compilation “Full Cold Moon”, decisamente cupa ed inquieta, rispetto alle tracce più ballabili ed entusiasmanti degli album precedenti, anche se il sound resta fisso su quella scia tra post-punk, new-wave e dark-wave (“Confetti”, “Love Comes Close”…).
L’atmosfera è davvero pesante, vedo qualche mossa di Wesley sul palco e il suo ciuffo che fa avanti-indietro; il rapporto col pubblico è distaccato, tipicamente americano, ma alla fine ci ci sono i soliti ringraziamenti e un “ci rivediamo ad ottobre” (sì, al Locomotiv).
Alla fin dei conti è un concerto decente, anche se il frontman ogni tanto stecca e il live è pieno zeppo di basi: preferisco una band al completo, piuttosto che sonorità registrate, ma valuterò meglio questo progetto tra qualche mese, proprio in occasione del loro live al Locomotiv.

L’opening di Cold Cave ai Nine Inch Nails, però, è perfettamente azzeccato: la dark-wave di Wesley e di Amy creano un’atmosfera che si ritroverà anche negli headliner.
Proprio da un ciuffo di capelli che sta tra new wave- dark wave e post-punk, si passa a cinque animali da palcoscenico che esplodono e passano da un genere all’altro: i Nine Inch Nails guidati da -ma-ha-davvero-quarantanove-anni-?- Trent Reznor.

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Premetto di conoscere davvero poco dei Nine Inch Nails, ma una band così completa, musicalmente e non, capita raramente di trovarla in concerto a Bologna.
La band di Cleveland inizia con una “calma” apparente, con quasi tutta la formazione (4/5) allineata e sotto una doccia di luci blu\violette: qualcosa non quadra, è tutto tropo tranquillo.
Dopo nemmeno tre canzoni, infatti, iniziano i fuochi d’artificio e l’intera Unipol Arena (band e pubblico) esplode in un ruggito potente e della durata di circa un’ora e quaranta.
Poco in forma per la prova costume? Ci pensa Trent che, per tutta la durata del concerto, dimostra di avere un timbro vocale sempre costante e travolgente, anche durante le sue lezioni di workout e di gag per avere glutei sodi e gambe snelle: trovarlo un frontman di quarantanove anni così in forma…
I NIN si caricano e travolgono, mentre una scenografia pazzesca segue alla perfezione questa esplosione di suoni tra post punk, dark wave, heavy metal e industrial: si ha quasi l’impressione di essere sospesi tra un rave e un concerto metal.
A rendere il concerto della band di Cleveland ancora più spettacolare è proprio questo fantastico sfondo visivo caratterizzato da giochi di luce in perfetta sintonia con la musica, in particolar modo con la parte ritmica basso-batteria, dei NIN: un vero e proprio show completo che coinvolge tutti i sensi e che, prima dell’encore, con “The Hand That Feeds” e “Head Like a Hole”, quasi ci acceca.
Dopo la brevissima pausa, la band torna sul palco e ci saluta con “The Day the World Went Away” e, infine, con la bellissima “Hurt”, cantata da tutti i presenti col cuore, grazie alla quale si ritorna alla realtà e si riacquista quel senso di calma iniziale.
Un concerto intenso, esplosivo, caldo e ricco di emozioni: uno show perfetto.

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