Friendly Fires @ Brixton Academy: ballare come Ed Mac oppure fare la “persona seria” dalle balconate

Innanzitutto sfatiamo il mito “oddio Brixton è una zona di Londra pericolosissima”: ecco, ma anche no. Sicuramente ci sono persone che parlano con un accento terribile, e che ti mandano a ‘fanculo perché non li lasci passare davanti quando sei in fila da starbucks per prendere un cappuccino; ma nel complesso Brixton è una zona di Londra davvero affascinante, ricca di tante culture, tante cose da vedere, sentire ed assaporare.
Se aprite un po’ la mente forse vi piacerà. E poi è la zona in cui sono nati e cresciuti grandi personaggi: David Bowie, Mick Jones, Paul Simonon.
E poi ci sono dei locali stupendi, tra cui questa Brixton Academy che è talmente bella da non riuscire a descrivere; è un teatro enorme e sembra di stare all’aperto.
E proprio qui, in questa bellissima location, ci suonano i Skeleton Boys di St. Albans, i Friendly Fires, per tre sere consecutive.
Io vado sia venerdì 25 novembre, nel parterre, sia il giorno dopo, nella balconata: due prospettive completamente differenti che regalano emozioni altrettanto contastanti.
Li ho visti a Milano, ma diciamo che all’estero… Uhm… Rendono il triplo? Basta dire che in UK sono un gruppo talmente amato da fare sold out nella stessa location per tre giorni consecutivi.
Partiamo dall’inizio e dai gruppi spalla del venerdì: Chad Valley e SBTRKT.
Di Chad Valley ho parlato tanto negli ultimi mesi: Hugo Manuel, aka cantante dei Jonquil, aka musicista che fa parte della Blessing Force di Oxford. Il nostro one man show ha una bella voce nel compesso, ma deve riscaldarla per bene per regalare una certa intensità chillwave. Atmosfere sognanti, quasi fiabesche, canzoncine semplici e piacevoli che trasportano il pubblico in un’altra dimensione.

Hugo chiama sul palco la sua amichetta Rose Dagul, cantante – frontwoman di un’altra band di Oxford, Rhosyn, per l’esecuzione di Now That I’m Real, canzone molto bella, pop e delicata.

Se con Hugo Manuel si sogna, con i (ormai duo) SBTRKT è un movimento di fianchi continuo: robe che nemmeno il cantante dei Friendly Fires. (Ah sì: sono in prima fila al centro e fotografare Ed Mac sarà un’impresa).

I SBTRKT sono una band rivelazione: sono dei pazzi scatenati che mescolano una marea di generi fino ad arrivare a un unico punto in comune.

La voce è profonda, soul ed emozionante; i sound sono elettro\sperimentali\danzerecci. E in giro sento robe del tipo “What a fuckin great band”: concordo in pieno.

Ohh i Friendly Fires e Ed che decide di levarsi il sudore di dosso facendo come i cani dopo un bagno: se già l’altolà al sudore si era perso per strada dopo chad valley, il sudore mio e quello di Ed uniti sono peggio della peste.
Il telo con l’artwork di Pala si alza e mostra 4 trombettisti. I Friendly Fires sono tutti spostati in avanti. Ci sono degli schermi. Ci sono tante luci.
La scenografia è ciò che si lega perfettamente a questo live: sound e colori si fondono insieme e ci spingono a ballare, o almeno a provarci a causa della foga, più o meno come il ballerino con espressioni da gorilla che canta, incita e che “mammamia-ma-come-si-muove-e-ho-gli-ormoni-che-ciao”.

E’ apprezzabile vedere Edd Gibson muoversi: anche lui potrebbe essere un grande frontman e anche lui è troppo troppo; e scommetto che se Jack potesse alzarsi dalla batteria, si metterebbe a danzare con i due Edward scatenati.
Ed Macfarlane ha spostato i concerti della settimana precedente causa laringite, ma credo che quest’uomo non abbia avuto niente perché ha una voce talmente bella, pulita e deliziosa che fa sognare ad occhi aperti.
E poi vogliamo parlare dell’improvvisazione? Delle ballerine hawaiiane bellissime? Del fatto che sia riuscita a prendere una corona di fiori e che abbia chiamato un peluche Edd Gibson? Di un singalong da pelle d’oca? Tutto questo è davvero troppo, ma non eccessivo e nemmeno tanto barocco, ed è davvero emozionante, indescrivibile. Canzoni danzerecce, canzoni su cui la gente si trattiene (a livello mentale e fisico), canzoni mielose: ce n’è per tutti.
Il concerto di Milano è stato davvero insignificante; l’essenza dei Friendly Fires è su un palco più grande, con una scenografia meravigliosa e con dei ballerini fuori di testa che fanno davvero ridere (o si cerca di imitarli provando a non rompersi bacino, o non dare testate alle persone dietro…).
Una figata immensa e sicuramente uno dei concerti più belli di quest’anno.
Ed ero l’unica ventitreenne in mezzo alle sedicenni: tutta un’altra cultura, quella britannica.

Il giorno dopo cambia tutto: cambia l’età del pubblico, l’atmosfera e le emozioni. Questa volta sono sulle balconate e mi godo il concerto da un’altra prospettiva, con uno di quei potenti dolori allo stomaco che cercano di distrarti dalle cose belle e ti fanno bestemmiare in 20 lingue diverse.
Ad aprire ai Fiendly Fires ci sono i Little Dragon, ovvero una band elettro-sperimentale con voce pop femminile piuttosto entusiasmante e divertente.
Li avevo già consigliati e live sono molto energici, rendono di più e hanno un buon ruolo da trascinatori: tante tastiere, tanti synth e niente chitarre.
Li godo a metà grazie al mal di stomaco che durerà per tutta la serata.
Nonostante qualche problema fisico, probabilmente dovuto alla quantità di alcol ingerita, riesco a godermi i Friendly Fires.
Dall’alto lo show è tutto diverso: la band è davvero valida, soprattutto Jack alla batteria che è un mostro di bravura; Ed si supera ancora una volta, sia coi balletti deliranti, ma, soprattutto, con quella voce così orecchiabile e orgasmica da fuori di testa; Edd è proprio perfetto; il bassista è un altro svitato che, a mio avviso, dovrebbe essere considerato come componente effettivo della band.
Dall’alto si nota di più la questione tecnica, ma è nel parterre che si vive meglio un certo live: sicuramente è bello vedere e valutare un concerto da diverse prospettive ma le sensazioni più belle si vivono nel parterre, anche perché è un concerto dei Friendly Fires…

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Friendly Fires: imparare a ballare come Ed Mac senza rompersi il bacino.

Prima una scrofa poi il porco, accompagnati a varie divinità, hanno dato il via al “ma sì, facciamo figure di merda colossali tanto li rivedo a novembre e non mi riconosceranno” legato al concerto dei Friendly Fires al Tunnel di Milano.
Ogni volta che parlo di un concerto su questo blog, scrivo della possibilità di strapparmi i capelli e, proprio ieri, pare sia giunta l’ora anche per quello (arriverò a livelli di buona groupie, non appena incontrerò band meno timide): un tizio esce in canotta, tenendo la camicia in mano, e faccio scappare via una vecchia a causa della scrofa; poi, ecco… Mi incanto a fissare quel bell’omo di Edd Gibson; alla fine ciocca di capelli in mano e via a tirare. Non pensavo, e invece… E’ successo coi Friendly Fires e non coi Foals: qualcosa non va.
Ora arrivo a parlarvi del concerto dei Friendly Fires. Finalmente li vedo, dopo 4 anni di ascolti – fisse e via dicendo.

Scusate la mia faccia da cazzo e l’obesità, ma… LUI. Lui con questa foto, con quello sguardo, con l’abbraccio e con le mosse sul palco, mi ha messo incinta: “Ed, è tuo figlio questo” (indicando la panza frutto di alcool). (Ringrazio Fran per la foto.)

Io non ho mai visto NESSUNO muovere, velocemente, fianchi e fondoschiena nel modo in cui lo fa Ed Macfarlane. Il frontman indossa una delle sue solite camice variopinte, piuttosto orribile, ma è bello vedere -finalmente- dal vivo la mossa pelvica: dai fianchi in giù è una roba spettacolare. Sopra è messo piuttosto bene ma sta meglio in maglietta \ camicia elegante, perché quella roba variopinta lo fa sembrare una porchetta (restando in campo di suini).
Inutile dire che ha una voce molto simile ad album, quindi merita tantissimo. Si butta, inoltre, più volte tra il pubblico regalando il massimo coinvolgimento.
E questo è Ed Macfarlane, l’uomo al quale mi sono attaccata come una cozza per ben due volte e al quale ho dato un bacio a tradimento. Eh.
Passiamo all’altro Edd, l’uomo che mi ha fatto tirare giù nuove tipologie di bestemmie per il figume e che ho riempito di baci (non limoni eh), alla chitarra: bello lui, bello il suo ciuffo e… Sì, un gran figo e un chitarrista davvero valido. A tratti, tra l’altro, mi sembra più frontman lui di Ed (non so il perché, ma sul palco fa la sua figura).
Oltre all’essere un bravissimo musicista, è un altro che non sta mai fermo sul palco e, soprattutto, è un uomo da sposare.
Jack, alla batteria, è proprio bravo: picchia come un dannato e ha un vocione spaventoso (da omone) su “On Board”, quando passa davanti all’inizio a cantare con Edd sul ritornello.
I Friendly Fires live sono mostruosi: se già su album fanno ballare, non potete minimamente immaginare cosa combinano live: tanta improvvisazione, balletti deliranti \ da cubista, effetti suggestivi e poco e niente di basi. Perfetti.
Un gran bel live, molto divertente, e singalong stupendi su “Paris” e “Skeleton Boy”, ma non vedo l’ora di andare a Londra per vederli suonare in casa (o quasi) e rivivere un loro concerto, di cui resterò senza parole (e incantata a fissare Ed, Edd e Jack).

Foto

Live those days tonight

Ci sono delle band che decidono di restare costanti e di “trasformare” leggermente il loro sound in un qualcosa di più danzereccio e preparato, ma senza esagerare.
Una tra queste band è quella dei Friendly Fires, capitanata da quel ballerino meraviglioso che è Ed MacFarlane, che nel nuovo album “Pala” mostra una certa maturità, mantenendo una costanza nel genere trattato.

L’artwork è meraviglioso e rappresenta un po’ ciò che racchiude il secondo album della band di St Albans: “Pala”, infatti, è un -altro- album estivo,  colorato e che si adatta un po’ all’ambiente circostante.
L’unica differenza tra i Friendly Fires e le altre band di ora che cercano di riprodurre suoni anni ’80, sull’elettro-dance, è che i primi hanno già analizzato in precedenza questo genere grazie al fantastico esordio del 2008.

Questo secondo album, però, non si differenzia molto da tutto quello che c’è in circolazione al momento: i Friendly Fires sono cresciuti e hanno mantenuto in vita il loro genere, ma ancora devono raggiungere la piena maturità.
Nonostante tutto, le sonorità sono molto danzerecce, a volte funky, molto divertenti e soprattutto, come genere vuole, movimentate; oltre a questo non si toglie niente al frontman con una voce pulita, semplice, -direi quasi- pop e orecchiabile.

Non ci resta che aspettare il terzo album della band inglese per vedere se i Friendly Fires riescono a passare “l’esame di maturità”, ma intanto godiamoci uno tra gli album -elettro\indie- dell’estate.

Tracklist

‘Live Those Days Tonight’
‘Blue Cassette’
‘Running Away’
‘Hawaiian Air’
‘Hurting’
‘Pala’
‘Show Me Lights’
‘True Love’
‘Pull Me Back To Earth’
‘Chimes’
‘Helpless’