Given to the Wild

attesa[at-té-sa] s.f.
1 Lasso di tempo che intercorre tra il preannuncio di un evento e il suo verificarsi: a. di una notizia; stato d’animo di chi aspetta: a. penosa || sala d’a., sala d’aspetto

Il primo post del 2012 è strettamente collegato proprio a quest’attesa, ovvero un aspetto contrastante della vita che può essere stupendo \ orribile a seconda della situazione.
Sarà stato questo periodo interminabile, l’amore nei confronti di questa band, o semplicemente perché non vedevo l’ora di scrivere qualcosa su questo nuovo album: “Given to the Wild” dei raggazzoni di Brighton The Maccabees.

Orlando Weeks, Felix e Hugo White, Rupert Jarvis e Sam Doyle sono giunti a una maturazione più o meno completa, passando prima per una indie-rock à la Libertines e riprendendo, poi, gli Arcade Fire, realizzando questa nuova uscita discografica Given to the Wild.
Il primo ascolto mi ha lasciata un po’ “così”, in termini da nerd potrei usare il “meh”, soffermandomi solo sulla bellissima traccia numero quattro “Ayla”.
Dopo più ascolti l’album cresce, ma i The Maccabees dovranno comunque fare i conti coi vecchi fan che sicuramente non potevano immaginare un cambiamento così marcato nella musica della band.
Tra le influenze principali, a parte qualche piccolo aspetto elettro e una intro molto à la Sigur Ros, ci sono: Coldplay, soprattutto alla voce e in alcuni sound molto pop; gli Editors, a tratti alla batteria e in certe note regalateci dai fratelli White; gli Snow Patrol.
Una crescita a livello di sonorità, malinconiche e molto riflessive, che tendono essere meno complesse, più dirette e fatte apposta per un pubblico molto più ampio.
Non l’album dell’anno e nemmeno la perfezione assoluta, ma i The Maccabees con questo “Given to the Wild” mostrano una profonda crescita, e non solo musicale…

Tracklist

1. Given to the Wild (Intro)
2. Child
3. Feel to Follow
4. Ayla
5. Glimmer
6. Forever I’ve Known
7. Heave
8. Pelican
9. Went Away
10. Go
11. Unknow
12. Slowly One
13. Grew up at Midnight

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