Franz Ferdinand & The Cribs @ Ferrara Sotto Le Stelle. – RadioNation

http://www.radionation.it/2014/08/02/franz-ferdinand-the-cribs-ferrara-stelle/

Altro concerto figo, altra recensione. Questa volta i protagonisti sono i Franz Ferdinand che ho avuto modo di rivedere a  Ferrara, venerdi 1 agosto.

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Music when the lights go out

Il titolo del post, l’ultimo di quest’anno, ha senso: prima di un concerto ci sono le luci accese, si nota l’ansia sulle facce gente che hai intorno e si sentono solo voci; a un certo punto tutto questo scompare e le luci si spengono, a volte c’è il fumo, la band sale sul palco e inizia la musica.

Questa è l’ultima parte del post “classifiche di ‘sta ceppa del 2010” dedicata ai dieci live più entusiasmanti, deliranti, malati che ho visto proprio quest’anno.

1.

La band che ho vissuto appieno, sia nei momenti di estrema gioia che di massima tristezza.
Dopo il concerto di Edimburgo si torna a casa con un “hollow heart” e nel giro di 4 settimane si va a Bruxelles, di nuovo, per questa band del cazzo (davvero eh) che riempie un locale di 1000 persone a malapena: fanno sold out, certo, ma “who the fuck are foals?!”
Improvvisano, giocano, si ammazzano, scompaiono quando corrono sulla scalinata del locale di Edimburgo e cadono, sono imprevedibili e sono davvero bravi: nel live, questa band si impegna tanto ed esprime, attraverso la musica e spaccando le drumsticks su un tamburo, le proprie emozioni sul momento.
La loro musica è un mare in tempesta che ti fa annegare e respirare allo stesso tempo: roba da strapparsi i capelli e temere la propria vita perché uno di loro sul palco è talmente incazzato che ha voglia di uccidere-uccidersi.
Poi ci sono dei dj set, c’è il palco del dj set dove balli con qualcuno di loro “Odessa” di Caribou (roba che in Italia non ti metteranno mai) e altre canzoni elettro (mi pare di aver sentito pure Darkstar ma ero troppo ubriaca per dirlo con certezza ora) che sono proprio belle, non sono tunztunz e ti fanno ballare fino alle 5 di mattina…
…E poi saluti tutti, o meglio quei tre che ti hanno tenuto compagnia, con quasi le lacrimucce agli occhi, e riparti un’ora dopo per tornare in Italia.
Ormai sono 40 le ore passate in piedi senza chiudere occhio: si arriva a Bologna, con i vestiti che puzzano di birra e i capelli che puzzano di birra e fumo, bloccata dalla bufera di neve e, infine, tiri giù santi-cristi e madonne perché devi guidare e le strade fanno schifo; si arriva a casa devastata e si crolla alle 19 sul letto dormendo fino alle 11 di mattina del giorno dopo )con i capelli che puzzano, ancora, di birra e fumo).
Solo per loro.
Le lezioni di bolognese, i viaggi, i km a piedi, i musicisti che hai conosciuto e le facce da “oscar”: “ehi Walter!!!!” e Waltey, il vatusso con le gambe di 2 metri, che si gira come per dire “sì, ok ripigliati che tra un po’ cadi tanto che sei sbronza eh!”; poi l’indimenticabile“dobbiamo farci 7km fino in hotel… e con l’alcool viene meglio!”, quando il nostro uomo, un po’ pirla certo ma senza di lui io e Simo non saremmo mai entrate a Bruxelles e all’aftershow, fa un verso tipo “errr”, sbuffa e ci guarda come per dire “state proprio male”.
Solo per loro II.
Oppure ti fai quei 7 km a piedi -dopo aver parlato per un buon 10 minuti con un tizio che ti abbraccia\stritola nemmeno fosse un amico che rivedi dopo mesi e mesi di distacco; una foto del genere

che ti fa riflettere:“oh cazzo, ma questo ci ha provato di brutto e io sono una pirla”; senza pensare alle conseguenze, tipo il male atroce alle gambe o la “pipì da birra” e nessun pub nei paraggi.
Fare km e km solo per loro perché ti ripetono più volte che l’Italia è un bel posto per le vacanze, oppure non vengono perché sono poco conosciuti (= non è stata una bella esperienza quella del 2008 eh…).
Urlare fuori dal locale e fino in hotel parole in accento bolognese; cantare le canzone degli smiths, dei blur, la versione allegra di spanish sahara e quelle dei libertines senza pensare.. senza pensare al freddo che fa, perché con tutto l’alcool che si ha in corpo, in quell’istante si hanno i calori.
La birra extrastrong, per dire che vogliamo tanto alcool dentro e poche bazze, quando invece è la double malt beer che dobbiamo chiedere. La furbizia. La birra rossa è spettacolare.
Solo per loro III.
Va beh, era halloween e stavamo male: abbiamo visto anche due ragazzi svestiti da mignotte e con solo una minigonna (erano due universitari. Figata vedere certi personaggi di notte: voglio trasferirmi a Edimburgo).
Freddo, calori, shampo con la birra, aerei, concerti meravigliosi, gente gentilissima, panini buonissimi, pioggia che distrugge scarpe e ombrelli, tizio che suona la fisarmonica con la maschera dell’assassino di Scream, il freddo gelido e la gente seminuda per strada, i muffin, l’accento scozzese, dvd dei kol in hotel, due deficienti che non sanno far funzionare un dvd, la colazione epica di Edimburgo, cinque pirla, le bestemmie liberatorie in hotel e in giro per strada (chi vuoi che le capisca), i 15 album comprati e schiacciati nel bagaglio a mano, la birra scroccata, il telefono lanciato a terra per scatenarsi, le bestemmie contro unicredit, le cinque facce -da cazzo- sul fly magazine, il dickhead e la stretta forte al polso da parte di un ragazzo con la spugna al posto dei capelli, l’hotel puzzolente di Bruxelles, la bestemmia prima-durante-dopo il concerto (chi vuoi che ci capisca 2), i “rossi” di Edimburgo, SpongY, pesciolino, polipo, zio poldo (la fauna marina insomma), provoloni, il batterista gentleman, il macrocefalo, l’uomo con i labbroni, stecchini al posto delle gambe, roba da manicomio, il francese incomprensibile, l’invito in hotel, i “socc’mel-grazie-cazzomerda” insegnati, l’aver ballato con loro e aver parlato con loro di musica, averli conosciuti un po’ a fondo “meno musicisti e più persone” (scoprire che non sono persone ma solo dei grandissmi pirla che potrebbero farti compagnia durante la lezione di antropologia culturale), aver conosciuto tanta gente che ti guarda come per dire “non ce la fai” quando loro stanno messi peggio di te, non pensare, divertirsi e stare belli ubriachi in compagnia fregandosene di quello che succede in Italia e di tutto il resto: There’s a thing called Love (per i Foals).

2. Arcade Fire.

Il concerto in contrapposizione a quello dei Foals: non c’è improvvisazione, la presenza scenica è discreta e i musicisti non sono dei pazzi scatenati che vogliono uccidere-uccidersi.
Gli Arcade Fire sono musicisti seri, si impegnano e la loro musica è un miscuglio di atmosfere e sensazioni gradevoli.
Uno dei live più belli dell’anno: il loro show, nonostante sia premeditato e Règine sappia già le mossettine da fare su “Sprawl II”, è semplice e allo stesso tempo cattura in maniera impressionante i presenti.

3. Kings Of Leon

…o la band più “figa”, nel senso di estetico, dell’universo; ma lasciamo da parte gli ormoni svolazzanti e diamo spazio alla musica di questa band.
La voce di Caleb è mostruosa ed è lui che tiene in mano il pubblico del Futurshow. Nonostante la mancanza di troppi pezzi vecchi e la presenza di troppi pezzi nuovi, questo concerto è stato straordinario.
Peccato l’acustica e peccato io preferisca le band minchia che si uccidono su un palco.
La presenza dei Kings of Leon consiste nell’incantarsi e sbavare, ma tutto questo merita eh.

4. Frightened Rabbit.

Presente le fisse? Se non fossero venuti in Italia, avrei fatto un viaggio à la Foals e sarei andata in Europa a vederli da qualche parte.
Una delle band del genere (indie-folk-rock e bazze simili) più brave che abbia mai visto: un misto tra sonorità tipicamente scozzesi, molto folkloristiche, e una voce, calda e profonda, americana. Che carucci poi.

5. Crystal Castles. “Alice alza la voce come fai su album perché all’estragon si sente poco”: nonostante questo piccolo problema tecnico, il live dei Crystal Castles è stato malato e fuori di testa.
Ballare-pogare-cadere a terra, ma divertirsi come non mai e uscire che sei un bagno di sudore: ne è valsa la pena, certo, ma se mai dovessi rivedere questa band, solo ed unicamente all’estero.

6. The Divine Comedy.

Andare a un concerto e conoscere a malapena solo l’ultimo album di una band o di un musicista, Neil Hannon, che ha una carriera musicale che parte dal 1989.
Spettacolo\ Commedia Teatrale intimo, stupendo, ricco di emozioni e tanta buona musica.

7. Mystery Jets.

Che carucci parte II. Mi aspettavo una band indie sul livello dei Cinematics, Teenagers, Pete and the Pirates… Quanto mi sbagliavo.
Rispetto a tutte le band che ho citato ora, questi Mystery Jets hanno qualcosa in più, sono molto innovativi e inseriscono più spunti rispetto ad altre band, ma la voce di Blaine Harrison poi….

8. 65 Days Of Static.

Una band della madonna, davvero preparata e che riesce a passare da un intenso Post-Rock a un’ Elettronica fuori dal comune e davvero malata, presente soprattutto negli ultimi lavori della band.
Concerto molto suggestivo, ma che sauna!

9. Toro Y Moi \ The Invisible.

Due gruppi spalla che si meritano un posto in questa classifica. Bravissimi: il primo trio ricerca nuove sonorità sognanti e spensierate che avvolgono il pubblico di Edimburgo; il secondo trio, invece, ama la parte strumentale e mischiare più generi e influenze.

10. Carl Barat e suoi amichettii.

Nonostante non abbia amato le sue canzoni da solista live, devo ammettere che Carletto è sostenuto da un’ottima band e le canzoni dei Libertines hanno fatto l’effetto “oddio, i LIBERTINEEES”. Durante il concerto ho urlato più volte quella frase, nonostante mancassero Peter, John e Gary, proprio a causa del mio amore nei confronti di quella band.
Ok basta.

Poi ci sarebbero:
I Fanfarlo, band sorprendente o figliastri degli arcade fire; i Chapel Club, altra buona rivelazione più “dark” e meno “indie”; i Modest Mouse e l’acustica di merda; i Blink 182 con un ottimo batterista e due che cercano di cantare ma, in realtà, vogliono distruggerti le orecchie; i Sum 41, meglio di quanto pensassi e meglio dei blink 182 live; I simple plan e gli all time low che vorresti vedere morti; i Crystal Castles,bravissimi e coinvolgenti, ma alice…la voce?!; quel pervertito adorabile di Adam Green (x2); quei due personaggi dolcissimi dei Blood Red Shoes; quei folk-ora mi addormento dei Rumble Strips; coinvolgenti e devastanti, nonostante tutto, sono i soliti Linea77; quei mocciosi bruttissimi che fanno tanto gli inglesi, ma in realtà sono francesi e fanno divertire anche un cinquantenne, dei Teenagers; quelle furie incazzate de Il Teatro degli Orrori; il dj set del Kapranos e il Kapranos che non ce la fa a fare il dj, ma che uomo meraviglioso; la simpatia e la dolcezza dei Courteeners; la semplicità dei Pete and the Pirates e Mystery Jets; la dolcezza pura e l’affetto degli scozzesi, Frightened Rabbit e Cinematics; lo spettacolo fuori di testa e strappalacrime, dalle risate, degli EELST; l’energia dei Male Bonding; l’americanaggine dei Band of Skulls, che ricordano tanto White stripes e Kills; la nuova band di Carl Barat, davvero preparata, e le canzoni dei libertines “ballate-urlate” nemmeno fossimo a un concerto dei Libertines; la nuova band dell’ex placebo Steve Hewitt, bravissima; la bravura impressionante degli Invisible; la ricerca di nuovi suoni e atmosfere sognanti da parte di Toro y Moi e Pet Moon; la provolaggine e i balletti sugli Swimming; la gentilezza degli You Say Party e di quella persona sublime che è Adam Ficek; la bonaggine dei KOL e il pacco in primo piano del cantante dei The Whigs; l’eleganza e il fascino di Neil Hannon; la tecnica e l’impegno dei The Notwist; l’amore profondo e che per ogni minima cosa c’è un messaggio su facebook (vero Simo??) per quei Cinque Brutti Cessi e per chi lavora con loro; il delirio post-rock\elettro dei 65daysofstatic in un locomotiv che può fare da sauna; i gruppi italiani tanto carucci, pure questi: Le Altre di B, Matinèe, Heike has the Giggles, Joycut e tutti gli altri…

Ho perso troppe band, ma recupererò prossimo anno: mi basta sapere che vedrò Everything Everything, Foo Fighters, PULP (CAZZO I PULP) e finirò a qualche festival all’estero…
Buon anno X

Alex Kapranos ha 38 anni..seh, come no.

Erano mesi che non tornavo a casa alle 6.30 di mattina, ma dopo tanto ce l’ho fatta.
In compagnia di persone malate quanto me dei Franz Ferdinand, e del loro frontman, alle 21.40 circa si va al Covo.
Perché al Covo? Perché un certo Alex Kapranos è proprio al Covo per un dj set, e io andrei a vedere Alex anche se si dovesse scaccolare per 2 ore intere.
Heike has the giggles: sono cresciuti, sia musicalmente e non, e mi hanno convinta, il resto lo troverete appena recupero su radionation.
Il Kapranos si presenta all’1 circa e viene accolto da…ehm..infoiate? Sì infoiate ed infoiati, me compresa, che tra un po’ si mettono a piangere.
Sento Libertines, Strokes, Smiths, tanta roba elettronica e meravigliosa: ciao.
“Ciao” perché ballo senza fermarmi, come una dannata, soprattutto durante i Libertini, e urlo non appena sento le 10 canzoni, o forse di più, dei Franz, Smiths e Joy Division.
Sembravo posseduta, oltre a una tarantolata incredibile: ma vi rendete conto che Alex ha 38 anni? Ehm.. ne dimostra 10 in meno, di anni (la mia digitale non ha mai fatto delle foto così belle).
Le bestemmie, dei bellissimi “porcatroia-porcaputtana” (From Oxford and Cambridge with Love) e la bava vengono fuori scatto dopo scatto.
Porca troia mi serviva uno sfogo del genere…
..e sono le 7.15 del mattino e non ho un cazzo di sonno!

E’ figo quanto il cornetto stracolmo di nutella che mi è rimasto sullo stomaco, però cazzo che buono.
E’ più figo di Julian Casablancas, insomma ho trovato il mio Dio da adorare.
E’ figo…e si vede (e sente da tutte le bestemmie che sto sparando da ore).

Akai-TwoDoorCinemaClub.

Nell’ultimo post parlai brevemente di una band che in Inghilterra sta avendo un successo incredibile: i Two Door Cinema Club.
Finalmente il loro album “Tourist History” é finito tra i miei download e tra mercoledì e ieri mi sono consumata le orecchie a forza di ascoltarlo e a capire come mai questi ragazzi siano considerati dei mostri.
L’ho capito? Ovviamente no, cioé forse sì.
Le condizioni sono due: o questi sono dei bonazzi tanto da far strappare i capelli ai giornalisti di NME quasi fossero le vecchie groupies dei Beatles, e vedendo le foto, questi sono pure carini ma non poi così tanto bonazzi; oppure questi ragazzi live sono degli animali da palcoscenico e riescono a tenere tra le loro manine chiunque.
Probabilmente l’opzione numero due é quella che si avvicina di più alla realtà e spero che sia veramente così, anche perché vorrei vederli.
“Tourist History” é un album discreto ma non così spettacolare, anche perché il genere non cambia: é sempre indie-rock- conunpo’dielettronica. Nulla di nuovo e in certe parti si ha la sensazione di aver già ascoltato qualcosa del genere.
Rispetto agli album di cui ho scritto in questo periodo, questo é sicuramente tra i più validi e che vale la pena di ascoltare: nonostante sia un album che fa parte dell’ondata indie-e-derivati di certo non é un album monotono, anzi.
Le prime tre-quattro tracce possono sembrare uguali tra di loro, ma andando avanti le canzoni variano così come la melodia e il ritmo in sottofondo: da qualcosa di più danzereccio, sia chiaro non sono truzzi quanto gli Hadouken!, si passa a un genere più tranquillo e meno modaiolo.
E’ un album che cresce davvero tanto con gli ascolti, quindi mi sembra assurdo non consigliarlo: esce a marzo, quindi se non riuscite a trovarlo chiedete consiglio a youtube (se proprio non resistete e volete ascoltarlo chiedete alla sottoscritta ).

Tracklist:

1.Cigarettes In The Theatre
2.Come Back Home
3.Do You Want It All?
4.This Is The Life
5.Something Good Can Work
6.I Can Talk
7.Undercover Martyn
8.What You Know
9.Eat That Up, It’s Good For You
10.You’re Not Stubborn

Secondo album della giornata é “The coldest hour is just before the dawn” degli Akai, ovvero band del Minnesota composta da otto musicisti.
Questo album é spettacolare ed é un miscuglio di generi: é un album pop mescolato ad altri generi, grazie anche all’utilizzo di strumenti come il banjo, il flauto e il mandolino.
Le voci e gli strumenti si intrecciano tra di loro, come se stessero giocando, e creano degli effetti che trasporta l’ascoltatore in un Lucid dream (ogni tanto devo citare indirettamente anche LORO, voi sapete chi e se non lo sapete ve lo dico: i franz ferdinand. Ok basta o me li sogno).
Un album diverso e veramente interessante: altro non dico poiché ho scritto la recensione per indie-zone, quindi sarei ripetitiva.

Tracklist

1.When the sun goes down
2.Breath
3.Satellite
4.Paper
5.Drifted
6.Morning follows night
7.One more candle
8.The moon remains
9.Not in my mind
10.An end deserving
11.Like You
12.As long as it’s tomorrow

Buon ascolto.

The Killers sucked and you were the best *

Ieri sera ho visto per la terza volta, in un anno, i Franz Ferdinand.
Un concerto dei Franz non è completo se viene a mancare la pioggia: beh, ieri a Jesolo, dopo una bella nebbiolina, è arrivata e ha distrutto ombrelli, felpe e capelli.
La sicurezza , dopo aver visto questa massa di gnu (ormai per la security, noi fan siamo delle bestie e basta) tutta fradicia e umidiccia, ha provato tanta pietà e ha aperto le porte, dopo un’ora, facendoci stare nell’atrio del palazzetto.
Dato che i fan sono gli stessi gnu che stavano per travolgere Simba ne “Il Re Leone”, non si riesce a fare una fila decente e dopo spinte e una bella gomitata (non l’ho nemmeno sentita, ma fonti dicono che mi è arrivata e pure forte) riesco a farmi strappare il biglietto e andare verso il palco.
Il palco: per arrivare là sotto bisognava farsi le scale e con le all star non è il massimo, anche perchè se c’è bagnato con queste scarpe si scivola anche quando si sta fermi.
Diciamo che mi è andata bene , non sono rotolata per le scale, e sono arrivata viva sotto al palco, dove? Ma in prima fila sotto ai bassisti, ovviamente!.
Alle 20.15 inizia il gruppo spalla, i The Phenomenal Handclap: cinque ragazzi, alcuni di una certa età, e due ragazze che mescolano schitarrate rock a synth e tastiere.
Rispetto a ciò che avevo ascoltato su MySpace qualche giorno fa, devo dire che live sono molto validi e coinvolgenti, nonostante l’inutile ritornello no-sense di una loro canzone su Lucid Dreams dei Franz Ferdinand (anche perchè con i Franz non c’entrano proprio nulla).
Dietro le quinte riesco a intravedere qualcuno: Paul con bambino, Alex ( e baffetti da porno attore frocio) e Nick (mio dio che camicia orribile che aveva ieri sera) che intervengono poi per l’ultimo pezzo del gruppo spalla.
E ora i Franz Ferdinand al completo che iniziano alle 21.45 terminando poi a mezzanotte circa.

Scaletta

No You girls
Matinee
Tell her tonight
Can’t stop feeling
Auf Achse
Do you want to?
What she came for
This Fire
The Scottish Song\Take me Out
Ulysses
The Fallen
Walk away
40’
Outsiders
————————————–
Live Alone
Michael
All My Friends
Lucid Dreams

Musicalmente parlando non c’è niente da dire: dopo Bologna e dopo Roma, questi quattro ragazzi, sono cresciuti ancora. Ogni volta si perfezionano.
Alex Kapranos è un frontman perfetto: canta decentemente, si sa non arriva in alto con la voce, balla come un dannato e saltella di continuo (37 anni ha questo essere, ma dove?!) oltre a buttarsi tra la folla, fregandosi della security, su Lucid Dreams, abbandonando le scarpe al pubblico e abbandonando anche qualche ciocca di capelli. Dice parole a caso su Michael e No You Girls delle quali non si ricorda UNA parola se non quelle del ritornello.
Se non ci fosse il Kapranos come frontman, nessun problema, intanto ci sarebbe Nick McCarthy: pure lui saltella, balla (in maniera oscena e da tamarro) e incita il pubblico ad andare sul palco scatenando l’apocalisse. Grandissimo chitarrista nonchè tastierista, ma soprattutto quando canta ci si rende conto di quanto si può voler bene a questo puffetto (se Gargamella cantasse, avrebbe la stessa voce di Nick quando canta Tell Her Tonight). Troppo simpatico e troppo provolone.
Bob Hardy: dal concerto di Bologna a marzo fino ad ora ha fatto grandissimi progressi. E’ concentrato e non sbaglia niente, ovviamente. Se mi presenterò a un altro concerto dei Franz dal suo lato penso proprio che verrà giù e mi spaccherà il basso in testa.
Vedere Bob Hardy che tutto serio e concentrato passa poi a sorridere o a fare l’occhiolino alla sottoscritta non ha prezzo: giusto per un saluto con la mano e per aver fatto il “peace” con indice e medio.
Dopo l’occhiolino ho avuto tanta paura: credo che in quel momento le mie guance siano diventate bordeaux, come le mie mani gelide che si sono riscaldate solo dopo un buon bicchiere di vino rosso francese.
Paul Thompson: un pazzo scatenato. Probabilmente uno dei migliori batteristi in circolazione, basta solo sentire come distrugge la batteria su Outsiders.
Tecnicamente geniali e mai monotoni: un concerto dei Franz Ferdinand non potrà mai essere uguale a quello successivo, anche perchè l’improvvisazione, per loro, è un punto di forza: per esempio alla fine di Outsiders quando tutti e quattro iniziano a picchiare forte sulla batteria ( lancio di bacchette , tra cui una sulla mia testa, incluso alla fine); su This Fire; o su Lucid Dreams, quando torna il gruppo spalla e quando Nick e Alex quasi costringono i fan a salire e ballare sul palco.
Questo di Jesolo, per me, è stato il concerto perfetto: c’è stato il pogo, ma non mi hanno uccisa (fino a quando il Kaprone non ha deciso di suicidarsi alla fine) come a Roma, o sono stata ferma come a Bologna: ho saltato e ballato come una dannata fino alla fine.
Altro punto di forza dei Franz, alla faccia dei Muse, è come la band si comporta nei confronti del pubblico: dopo il concerto mi sono resa conto di quanto siano splendidi e disponibili questi 4 di Glasgow (in realtà solo Paul è di Glasgow, ma vabbè).
Riesco ad intrufolarmi nell’aftershow dei Franz Ferdinand: incontro Alex, Nick e Bob (a Paul non volevo rompere le palle poichè col figlioletto).
Dopo la foto, ritrovo il puffo provolone (Nick) che si mette al mio fianco chiedendomi se era piaciuto il concerto. La mia risposta è ovvia e gli confermo che sono stati meglio di Bologna e di Roma, sottolineando come loro abbiano stracciato i Killers: “the killers sucked and you were the best”(*).
Dopo questa se la ride, mi ringrazia e mi saluta con un sorriso a 100 denti e se ne va : sicuramente anche Matthew Bellamy si sarebbe avvicinato e mi avrebbe rivolto la parola in questo modo 😀
Non oso immaginare di che colore fosse la mia faccia dopo questo incontro ravvicinato: forse viola\rosso scuro.
Tutta felice, e tanto congelata, vado verso il tavolino con il bere : ovviamente c’è tanto vino e poca roba analcolica; un bicchiere di vino rosso francese, niente male, ma quello italiano vince, mi riscalda mani e piedi (almeno).
Decido di uscire dall’aftershow prima di impazzire totalmente, quasi commossa e delirante, ma con un dubbio: sono ancora i Muse il mio punto di riferimento (gruppo preferito è molto banale come termine) musicale?
Uhm. Uhm.
Ok, fine delle trasmissioni.

Ringraziamenti finali:
Meme, Dimi, Nick e tutti gli altri che ho conosciuto ieri.
E loro,quei 4 fottuti e schizzati, ovviamente.

Voto: 9.

Franz Ferdinand-White Lies- Killers 14/07/2009

Ho passato 9 ore fuori dai cancelli con circa 42 gradi per aspettare tre gruppi di cui due posso dire veramente di amare, white lies e franz ferdinand.
I Killers..beh..
dire che sono stati una vera e propria delusione è davvero il minimo.
Iniziamo a parlare del pre concerto, a dir poco delirante, tra ragazzine amanti del Flowers, alcune Emo, Truzzi, Indie, Signori e Signore di una certa età, bambini…
Un pubblico ampio, sì, ma gran parte di questo era per la boyband del Flowers di cui parlerò in seguito.
La corsa per arrivare davanti al palco è come partecipare alle olimpiadi: appena la polizia mi ha controllato la borsa mi sono messa a correre come una pazza ripetendomi “devo correre da alexbobpaulnickcisonoiwhiteliescelapossofarefranzferdinand” e roba simile.
Dopo aver superato varia gente che stava crollando, dopo 9 ore di fila sotto a un sole cocente direi che sia il minimo, sono finalmente arrivata in prima fila sotto ai bassisti, al lato destro.
C’è da dire che la corsa per arrivare sotto al palco, in generale, è la parte del concerto che mette più ansia ai fans: “ho paura di essere pestata, e se cado?, e se mi spingono mentre corro?”…
Ho evitato il centro del palco per non farmi troppo male dato che ogni volta è la stessa storia e certi coglioni rompono davvero.
Un ruolo essenziale durante il concerto lo hanno avuto sicuramente quelli della security, o almeno quello più vicino a me, che hanno buttato fuori qualche testa di cavolo totalmente ubriaca e ha lanciato bottigliette d’acqua.
Dopo aver atteso un’altra ora e mezza finalmente inizia il concerto.

19.30- WHITE LIES

Ladies and Gentlemen ecco a voi (3)-4 ragazzini giovani con le palle e con gli strumenti giusti:

Harry McVeigh- Voce e Chitarra
Charles Cave- Basso e Cori
Jack Lawrence-Brown- Batteria
Tommy Bowen- Tastiere (presente solo durante i live).

Chi fa paragoni con Editors, Interpol e simili ha proprio preso una buca: i White Lies sono una cosa a parte, almeno live, e hanno dimostrato di essere davvero una grande band.
La voce di Harry arriva in alto come sanno fare in pochi e riesce a tenere tra le sue mani gran parte del pubblico che era solo ed unicamente per i Killers.
Sicuramente ed oggettivamente ieri hanno mostrato di essere molto più superiori i white lies della band del Flowers: molta gente non li avrà nemmeno considerati.
Questi 4 ragazzi: non avranno gli stessi effetti scenografici dei Killers per coprire gli errori che molti non (vogliono notare) notano, qualcuno non li avrà nemmeno considerati perchè non interessanti a quella band, chi lancia una palla col rischo di far male al batterista e altri segni di “nonvivogliamoandatevene”, ma hanno mostrato di essere semplici e allo stesso tempo geniali.
La voce di Harry meglio di quella dell’album; Charles è un corista eccezionale oltre all’essere un grandissimo bassista che quando fa vibrare quelle 4 corde, fa battere il cuore a una velocità indescrivibile (colpa delle casse?!?!non credo proprio!); il batterista deve ancora un pò crescere, ma ricordiamo che questi sono ancora al primo album.
Fortunatamente sui due singoli più famosi della band, “To lose my life” e “Death”, una gran parte di pubblico è stata coinvolta e cantava volentieri.
Questo gruppo, se continua così, diventerà grande e questo lo merita davvero dopo ieri sera.
Non hanno nulla da invidiare ad altri gruppi e, come nel caso di ieri sera, possono superare certe band che da invidiare hanno solo le luci del palco.

Voto- 8

20.45: FRANZ FERDINAND

This Fire
No You Girls
Do You Want To
Auf Achse
Can’t Stop Feeling
Walk Away
Bite Hard
40′
Take Me Out
Outsiders

Ulysses
The Dark of the Matinée
Turn It On
Michael
Lucid Dreams

Il pubblico si scatena all’entrata dei 4 di Glasgow:

Alex Kapranos- Vocalist e Chitarra
Bob Hardy- Basso
Paul Thomson- Batteria
Nick McCarthy- Chitarra e Cori

E dopo Bologna un altro concerto (2\3, manca quello di Jesolo) dei miei scozzesi preferiti.
La prima cosa che noto della band è il “come cazzo è conciato Nick McCarthy”: calzini lunghi neri, pantaloncini neri larghi e felpa a stelle.
Le risate non mancano, ma quell’uomo è un genio ed è nato per delirare e far delirare gli altri.
Parliamo della musica e di chi la fa:
Alex Kapranos che oltre ad essere un gran cantante e anche un born to be a dancer o un pazzoide.
Se Alex cantasse in modo perfetto Michael e No You Girls non sarebbe lui: per forza deve borbottare-ridere-cantare contemporaneamente.
La band inizia con “This Fire” e sempre Bob guarda fisso negli occhi le persone sotto di lui: come si fa a non salutarlo??
Beh lo saluto e lui ricambia con un sorriso super delirante XD
L’unico che non vedo ovviamente è il barbuto dietro, ovvero Paul, coperto dalla sua batteria -e dal palco altissimo-.
I Franz anche per questo concerto riescono a stupire come solo loro sanno fare.
Auf Achse è la canzone che mi stava per far versare qualche lacrimuccia: mi mancava troppo per i live.
Le ultime due canzoni della tracklist però sono il delirio puro, sarà che sono due canzoni che amo davvero:
Outsiders, in cui i Franz decidono di massacrare la batteria
Lucid Dreams è un delirio rave e sembra di stare in mezzo alla fase REM (per REM non intendo il gruppo nè, ma la fase legata al sogno).
Il resto sono tanti ringraziamenti, un bel “fate casino” da parte di Alex, il cappello alla soldato romano di Paul e Nick che scende per salutare qualcuno mentre la security entra in panico.
L’unico aspetto negativo del concerto è la solita parte del pubblico che di norma è ubriaco, non conosce il gruppo e rompe: questo non è pogo, è pura idiozia.
Nonostante questo c’è da dire che con il concerto di ieri i Franz si sono rivelate una delle migliori band attive al momento che non sanno solo fare buonissima musica, ma sanno anche intrattenere e tenere bello caldo il pubblico.
Non vedo l’ora di rivederli, tre giorni dopo i MUSE a Torino, a Jesolo..giusto per farmi ancora tanto male.

Voto: 9

22.45- THE KILLERS

Human
This Is Your Life
Somebody Told Me
For Reasons Unknown
The World We Live In
Joy Ride
I Can’t Stay
Bling (Confession of a King)
Shadowplay
Smile Like You Mean It
Spaceman
A Dustland Fairytale
Read My Mind
Mr Brightside
All These Things That I’ve Done

Bones
Jenny Was a Friend of Mine
When You Were Young

Aspettavo di vedere questa band dopo essermeli persa nel 2005 all’ Mtv Day con la febbre a 40.
Quest’attesa ha mostrato come questa band sia cresciuta per un certo tipo di fan, non per altri e per quanto mi riguarda sono tra queste.
I Killers puntano su: scenografia, luci, frontman, singalong e un certo pubblico; ma questi punti fino a un certo punto dato che musicalmente parlando sono davvero inutili.
Brandon Flowers se non facesse frasi costruite in italiano e non cantasse sarebbe un’ottima persona: la sua voce appare come una lagna di bambino di 6 anni, e la “musica dei killers” viene sovrastata dal pubblico e dall’immensa scenografia.
Per attirare la gente hanno usato bene tutte quelle luci, non c’è che dire, ma musicalmente sono solo una boyband.
Mi dispiace dire certe cose, dato il mio amore per Hot Fuss, ma oggettivamente live non sono proprio validi e non sono di certo superiori ai white lies e franz ferdinand, gruppi decisamente più semplici dal punto di vista “scenografico”, ma geniali e bravissimi live.
Una grande delusione insomma, non a caso dopo 4 canzoni sono uscita (e non solo io dato che altre persone sono uscite affermando “ma che gruppo di merda!”) perchè non sopportavo più la voce del frontman.
E’ inutile aggiungere un voto a questa band, quindi vi lascio libertà di pensiero.

“Are we human or are we Kapranos? Decisamente, we’re Kapranos!”