Tratto da una storia vera: “L’uomo che si stuprava il microfono”.

La mia digitale, al concerto degli Hurts, si è emozionata e ha iniziato a scattare una cinquantina di foto DECENTI, quando di solito vengono sempre e solo uno schifo.
Gli Hurts. Gli Hurts sono spettacolari: il duo di Manchester, accompagnato da ottimi strumentisti e un tenore con una voce… beh da tenore, ha proposto all’estragon uno show talmente intenso da far restare senza fiato i presenti e da far partire gli ormoni della sottoscritta, grazie al fascino degli esseri umani provenienti da Manchester.
Theo: l’uomo che si vuole violentare microfono e realativa asta; l’uomo che si crede figo sul palco, minchia se lo è, e ha un fascino fuori dal comune; l’uomo con l’accento di Manchester che lo rende ancora più figo; l’uomo che manda i baci verso la mia parte; l’uomo con la voce che mi fa venire la tachicardia, stavo anche cadendo a terra come una pera cotta quando il concerto inizia con “Unspoken”; l’uomo con un’espressività unica (occhi chiusi, sorrisini maliziosi, gesti che sembrano avvolgerti con quelle mani così magre e tenute bene, quel pacco in primo piano messo in evidenza dai pantaloni eleganti che hanno notato tutti… NO VA BEH BASTA.).
Adam: l’uomo che sembra tanto timido, ma poi… Poi, per una foto, ti mette la mano in un punto strategico… e ti alza il push-up (se fossi stata un po’ più sfacciata gli avrei chiesto: “vuoi palpare?”); l’uomo che se ne sta in silenzio sul palco e continua a mandare segni di riconoscimento al pubblico (bacini e piccoli sorrisi).
Passo alle cose serie.
Ho già detto che la voce di Theo è spettacolare, piena di teatralità e davvero pulita: lui canta e la parte strumentale è nettamente in secondo piano, poiché il suo compito fondamentale è quello di accompagnare La voce, nonostante gli strumentisti siano parecchio bravi.
Il duo Pop di Manchester ha catturato i presenti in pochi istanti, coinvolgendo con la formula de “l’atteggiarsi da figo sul palco”, mostrando eleganza e buona presenza scenica.
Le tracce presentate da Theo e Adam sono Pop, oltre a qualche richiamo ai Depeche Mode, sono danzerecce e, dietro ad alcune di queste, sono presenti elementi molto più cupi ma sempre molto orecchiabili e delicati.
Fascino, eleganza, grande espressività e una voce che fa sciogliere chiunque: donne di qualsiasi età, anche groupie cinquantenni infoiate che “ce l’hanno solo loro”, gay, etero… le donne che si strappano i capelli tra di loro, giusto per poter prendere le rose lanciate da Theo: TUTTI sono catturati dalla potenza di questa voce così enfatica e meravigliosa.
Gli Hurts sono, dunque, un’ottima band Pop e se già su album sono incredibili, live sono da “eargasm”.

Setlist di Bologna, la stessa di Porto

I saw the flames burn out in your eyes

Theo e Adam sono i componenti di una band di Manchester, sì un’altra, che sta travolgendo chiunque: nel mondo indie-electro oramai conoscono tutti gli Hurts, ma nel caso in cui non si conoscano qui trovate qualche informazione.

Theo e Adam formano questi stramaledetti Hurts e finalmente “Happiness” è uscito, il 6 settembre, e lo si può ascoltare: diciamo che ho atteso un po’ quest’uscita e ora che finalmente la posso ascoltare sono meno ansiosa.
E’ un album che scivola addosso, sulla pelle, e che rimane facilmente in testa: sembra un uragano di musica synthpop-electro-e non solo che travolge e avvolge chi ascolta, sarà a causa della voce di Theo ultra-orecchiabile, piacevole, e meravigliosa.
Inutile che mi metta a parlare di riferimenti ed influenze: come ogni gruppo del genere, l’influenza della dance\electro anni ’80 c’è ed è inevitabile poiché l’evoluzione musicale di questi ultimi anni richiede quei generi e i gruppi devono seguire quest’ondata per non rimanere indietro e perdersi nel banale.
Non bisogna farsi ingannare però, poiché Happiness ricopre più generi e ruoli: a un certo punto si rimane a bocca aperta per quello che il duo di Manchester combina.
Happiness è un gran bell’album e diverso dalla solita musica synthpop-electro: una qualità di molte band del genere, ovviamente non tutte perché c’è chi copia altri spudoratamente, è che riescono a differenziarsi l’una dall’altra con uno o più aspetti che appartengono solo ed unicamente a loro.
Gli Hurts hanno trovato le giuste qualità, le giuste melodie e i giusti ritmi per farsi amare, poiché, come ho già detto, Happiness è un album davvero vario e ricco di particolari: tracce Dancefloor in puro stile anni ’80 in cui è impossibile stare fermi, per esempio i singoloni “Better Than Love” e “Wonderful Life” oltre a “Devotion”, che vede la partecipazione di Kylie Minogue; tracce pop che sembrano delle meravigliose ballate , la bellissima “Sunday” per esempio, marcate da meno synth e più poesia a livello melodico\armonico\vocale; tracce, con violini e pianoforte, ricche di sensazioni imponenti e sublimi come “Unspoken” e la meravigliosa “Water” , in cui i due strumenti citati poco fa e la voce fanno quasi venire i lacrimoni.
Chiude la ghost track, imponente e à la Moulin Rouge con un buon riferimento al cantato lirico.
I singoli sono le tracce più travolgenti a livello danzereccio, ma l’intero album degli Hurts cattura l’attenzione per il mescolarsi tra generi e lo scontrarsi tra diverse sensazioni, e come un vento leggero, a tratti, o un uragano, in altri, travolge i sensi di chi ascolta e li confonde.
Caos, bellezza e subliminazione dei sensi entrano in collisione: basta questo per descrivere Happiness, e bravissimi questi Hurts che in un solo album riescono a far rivivere più sonorità ed emozioni.

Tracklist:

1. “Silver Lining”
2. “Wonderful Life”
3. “Blood, Tears & Gold”
4. “Sunday”
5. “Stay”
6. “Illuminated”
7. “Evelyn”
8. “Better Than Love”
9. “Devotion”
10. “Unspoken”
11. “The Water”

Better than love

Unspoken