… vs Deep Blue

I puntini di sospensione descrivono, in parte, ciò che penso del nuovo album degli Arcade Fire, al quale dedicherò un post intero, “The Suburbs”.
Uno degli album più complessi e allo stesso tempo immediati del 2010, ricco di MUSICA ed effetti che creano emozioni contrastanti e forti.
Quello che voglio dire è che questo “The Suburbs” sarà sicuramente uno tra gli album più amati e ascoltati di quest’anno: un album meraviglioso e difficilissimo da descrivere, oppure di cui si vorrebbe parlare per un giorno intero, ma senza trovare le parole adeguate.
Ascolto la nuova opera degli Arcade Fire almeno due volte al giorno e più ingerisco queste 16 tracce, più me ne innamoro e ne divento dipendente.
Un album indescrivibile poiché riempito di Musica vera, quella cara Musica intensa che andrebbe ascoltata con luci spente, di notte e, dunque, immersi nel silenzio totale.
Un album ricco di emozioni, di melodie, di armonie e di ritmi che fanno dimenticare a chi lo ascolta ogni cosa, o al contrario lo riportano a qualche situazione\riflessione personale passata o futura che sia.
I generi presenti nell’album sono tanti e si legano in maniera incredibile a queste sedici tracce: canzoni più pensate e dolci, che fanno quasi commuovere per la pienezza di senso e d’intensità, si mescolano a un’atmosfera e un’influenza tipica degli anni ’80, comunque molto minima; altre tracce energiche e che fanno ballare si mescolano ad altre che colpisono direttamente, con una forza sublime, chi ascolta.
Chi ascolta quest’album se ne innamora e si perde all’istante: su lastfm, solo al primo ascolto, mi sono messa a selezionare le “Loved Track”, 12 su 16 se non sbaglio. Fino ad ora non era mai successo che un album mi prendesse in questo modo.
Gli Arcade Fire trattano i generi musicali con estrema delicatezza e costruiscono con calma la loro opera: la band non vuole strafare, vuole solo mettere in luce determinati effetti che trasportano emozioni e puro senso (poi mi vengono a dire che, in semiotica, la Musica non è un “sistema di significazione”… beh non hanno ascoltato quest’album, oltre a vari secoli di musica).
La prima cosa che mi è venuta in mente, dopo un solo ascolto dell’album, è stata “impossibile”. Impossibile da descrivere a pieno, poiché ad ogni ascolto di “The Suburbs” viene fuori qualche altro dettaglio. Impossibile restare in silenzio e, quindi, non parlare di quest’album.
L’album nasconde un lato profondo e talmente intenso, si potrebbe descrivere col titolo della meravigliosa “Deep Blue”, che entra in contrasto proprio con i tre puntini di sospensione dell’inizio.
“The Suburbs” sarà difficile da comprendere per questa sua pienezza e ricercatezza, ma intanto cattura e trascina chi lo SENTE in modo immediato, grazie a questa serie di sensi sublimi e romantici presenti.

Basta. Quello che descrive al meglio quest’album è l’interpretazione delle sedici tracce, quindi…

Tracklist

1. “The Suburbs”
2. “Ready To Start”
3. “Modern Man”
4. “Rococo”
5. “Empty Room”
6. “City With No Children”
7. “Half Light I”
8. “Half Light II (No Celebration)”
9. “Suburban War”
10. “Month of May”
11. “Wasted Hours”
12. “Deep Blue”
13. “We Used to Wait”
14. “Sprawl I (Flatland)”
15. “Sprawl II (Mountains Beyond Mountains)”
16. “The Suburbs (Continued)”

Ok lo scrivo lo stesso, nonostante il post sia dedicato solo agli Arcade Fire: vado a vedere i Foals, e l’università per il master, a Edimburgo = Space is the place.

Music overdose

La band di cui sto per parlare non è né una band emo, come credevo all’inizio, né una mia imprecazione nei confronti di questo caldo afoso ed infame.
I Die! Die! Die! sono una band neozelandese il cui genere è legato, ma solo in parte, a quell’esplosione punk-indie-surf che in questo periodo viene ripreso da tante band, soprattutto americane.
La band prende comunque le distanze dalle altre di cui ho parlato proprio nel post “Summer Mood”: l’influenza “estiva” e neozelandese, non musica tribale e\o simili, c’è sicuramente, ma quel punk-indie non ha niente a che vedere con Drums, Best Coast, Surfer Blood e via dicendo.
Form è il titolo del loro terzo album, questi tre ragazzi sono attivi dal 2003, ed è un album piacevole e immediato che cattura chi lo ascolta dalla prima all’ultima traccia.
Gli album precedenti, di cui non ho trovato niente se non sul solito youtube, sembrano parecchio differenti da questo nuovo “Form”.
La nuova uscita del trio giovanissimo è molto più dolce, basta ascoltare la bellissima “Daze”, e molto più melodico e pop rispetto ai precedenti.
“Promises Promises” e il loro album d’esordio, omonimo, sono decisamente più malati e marcati da un ritmo, più che punk, molto noise-pop. Quest’ultimo aspetto ritmico lo si ritrova anche in “Form”, per esempio in “We built our own oppressor”.
“Form” resta comunque un buon album indie-pop-punk-e via dicendo che rimane facilmente in testa dopo pochissimi ascolti e che provoca una leggera dipendenza: peccato che la band sia neozelandese e faccia date solo vicino casa, ma non si sa mai…

Tracklist

01 Caseman
02 Lil Ships
03 Howye
04 Daze
05 We Bulit Our Own Oppresors
06 Paquin
07 Shine Through
08 Wasted Lands
09 Ht
10 Frame

Il secondo album che mi ha colpita e mi ha annoiata allo stesso tempo è stato“Light Chasers”, ovvero la nuova uscita discografica dei Cloud Cult.
I primi due ascolti sono stati parecchio forzati: l’album mi è sembrato abbastanza noioso, interminabile e a metà volevo interrompere l’ascolto.
Non ho interrotto l’ascolto, ho continuato e piano piano l’album ha iniziato a coinvolgermi: adoro i Cloud Cult e mi sarebbe veramente dispiaciuto se questo “Light Chasers” non mi fosse entrato in testa.
Un album che mescola più generi, difficile e che lascia senza parole: la sperimentazione domina e riempie l’intera opera della band.
Un’opera d’arte raccontata come se fosse una storia, capitolo per capitolo: a tratti le voci sono basse, a tratti intense e in altre parti sperimentali e quasi “aliene”.
Inutile dire che questo album è completo e probabilmente uno dei più belli, validi, intensi e ricercati del 2010: tratti di musica classica si uniscono a un ritmo più sperimentale e alternative.
Un album meraviglioso, altro che noioso e pesante come credevo all’inizio, che cattura e trascina l’ascoltatore in un viaggio di sedici tracce e che si conclude in un mondo parallelo fatto di sogni e ricco di immagini figurative e astratte.

(Minchia che figata di album).

Tracklist
1. The Mission: Unexplainable Stories
2. The Departure: Today We Give Ourselves to the Fire
3. The Invocation (p.1) – You’ll Be Bright
4. The Birth
5. The Baby – You Were Born
6. The Lessons – Exploding People
7. The Interference
8. The Battles – Room Full of People in Your Head
9. The Escape – Running With the Wolves
10. The Acceptance – Responsible
11. The Surrender – Guessing Game
12. The Strength – Forces of the Unseen
13. The Invocation (p.2) – Blessings
14. The Awakening – Dawn
15. The Contact
16. The Arrival – There’s So Much Energy In Us