The Last Shadow Puppets

 

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Passano i mesi e ci si accorge che si ha ancora bisogno di scrivere di un determinato argomento: la musica.
Rispetto agli album, poi, preferisco parlare di ciò che vedo e sento: solo in concerto, una band mostra le sue vere capacità.
Chi si esprime molto bene live sono proprio i Last Shadow Puppets di Alex Turner e Miles Kane, visti in concerto martedì 5 luglio nella bellissima cornice di Piazza Castello a Ferrara.
Non ho scritto dell gruppo in apertura (gli Yak) semplicemente perché non li ho seguiti, ma, fortunatamente, ritorneranno in Italia tra qualche mese: fanno tantissimo casino (un Garage-Punk crudo con evidente riferimento al Noise) e sono davvero coinvolgenti.

Su Lost In Groove, intanto, trovate la mia recensione:

The Last Shadow Puppets @ Ferrara

 

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Find your way out of the wild, wild wood

Odio le classifiche e odio chi le fa, va bene? Pensare a una classifica, mi fa riflettere sul Modena calcio (o quello della Volley maschile) che non è messo benissimo e, quindi, l’intero post finisce col degenerare. Ma io vorrò sempre bene al Modena FC e a Mr. Novellino (e anche al Sassuolo perché sono nata là e seguivo la squadra al Ricci in C1).
Dopo la parentesi calcistica, passiamo alla musica.
Io non faccio classifiche, semplicemente vi parlo della musica che più mi piace e ve la consiglio.
La prima parte del post parte dai LIVE.

Questo 2013 per me è stato spettacolare, anche se pieno di “pochi ma buoni“.

INSPIRAL CARPETS @ koko, Londra.

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Questo concerto mi ha cambiato la vita. Pensare al tipo che mi rovescia addosso, tra le tette, un’intera pinta di birra, mi fa ancora sorridere: questo perché la band di Manchester ha suonato (quasi) tutto quel capolavoro di “Life” e il barista aveva capito due gin tonic invece di uno. Il mood era giusto, l’atmosfera perfetta e il pubblico era assuefatto (erano dei cinquantenni cocainomani) dalla “moosica” degli Inspiral Carpets.
Clint Boon, più di chiunque altro, era in ottima forma e un concerto della durata di due ore e mezza non tutti sono in grado di sostenerlo. Poi mi sono divertita da morire: smettere di ballare era impossibile. E, a nove mesi di distanza, non riesco a descrivere quella felicità di entrare in quel cesso di ostello coi vestiti che puzzavano di droga-alcol-che-ne-so.
Immensi.

PAUL WELLER @ Royal Albert Hall – Londra.

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Questo è stato sicuramente il miglior concerto dell’anno. La Royal Albert Hall di Londra crea un’atmosfera unica in cui ci si sente quasi a casa.
Poi, in questo caso, si parla di Paul Weller, il Modfather, colui che ha influenzato gran parte dei gruppi inglesi che ascolto.
Lui è perfetto ed è seguito da una band mozza-fiato che cambia genere tra una canzone e l’altra: dalla soul, al mod revival dei Jam. “That’s Entertainment” cantata al ritorno fino a King’s Cross in metro da gente che stava messa peggio di me; quei due ragazzi tedeschi coi quali mi sono abbracciata, per l’emozione, su “Wild Wood” e su “Just Who Is the 5 O’Clock Hero?”; il ballare, rischiando di cadere a terra per via dei gradini; la birra volante perché “oddio-è-Paul-Weller-e-mi-hanno-messa-al-lato-palco-non-ci-posso-credere”.

MILES KANE @ Ferrara

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Meglio 30 minuti di Miles Kane che un’ora e quindici minuti di Arctic Monkeys (live, perché su album è una bella lotta).
Miles è figlio di Paul Weller, anche se musicalmente si ritrova in un “revival” e, quindi, in un territorio musicalmente più ristretto.
La nuova band, comunque, lo porta verso una spinta più anni ’60 e meno indie-rock degli anni 2000. Anche se, vacca boia, il suo taglio di capelli a Ferrara era uguale a quello di Howard Wolowitz di The Big Bang Theory.

BLACK REBEL MOTORCYCLE CLUB @ Bologna \ Londra

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A Londra avrei tanto voluto buttarmi dalle balconate per andare nel parterre e godermi il live di Peter -ti-amo- Hayes, Robert Levon Been e Leah Shapiro.
A livello strumentale fanno tanto di quel casino da sembrare in 10 su un palco, quando sono solo in tre.
Bologna è stato meglio di Londra, nonostante la scaletta spezzata. Chissenefrega se mi hanno strappato i collant, se le scarpe erano distrutte e se ero conciata peggio di una zombie di The Walking Dead: ho vissuto TUTTO il concerto. E scusate, ma Peter Hayes è un gran figo.

JOHNNY MARR @ Bologna

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Le emozioni vincono sempre e ti fottono il cervello. Vedere il chitarrista di una band alla quale ho dedicato una parte della mia pelle è un sogno che si realizza.
Johnny Marr mi ha fatto piangere e vi assicuro che ce ne vuole.
“The Messenger” è il mio album preferito di questo 2013 perché, in un modo o nell’altro, racconta le “storie” e le esperienze vissute da questo grande artista. Quest’uomo, che ha SOPPORTATO E HA SUPPORTATO MORRISSEY, riesce a trasmetterci tutto quello che ha passato come musicista e come persona.

CROCODILES @ Hana-Bi

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Se li ho buttati in questo post significa che il loro nuovo album mi ha catturata proprio tanto: saranno americani, ma in “Crimes of Passion” si sentono più riferimenti a Primal Scream, Charlatans, Ride e Spiritualized.
I Cocodiles suonano per divertirsi e sul palco si vede questo loro entusiasmo: un gruppo di amici che suonano per amici. Semplicemente stupendi. Decisamente fuori di capa.

MY BLOODY VALENTINE @ Bologna

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Fottesega dei tappi nelle orecchie: è un onore diventare sordi dopo un concerto del genere. Partono amplificatori; la parte cantata che si sente è composta da poche vocali aperte perché l’acustica fa abbastanza schifo; le melodie che si percepiscono sono suggestive; tutto quel frastuono \ ammasso di rumore, simile al boato prima di un terremoto, fa venire la pelle d’oca.
“You Made Me Realise”, in realtà, è la natura che si scatena.

BLUR @ Milano

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Io non so che effetto mi fanno questi. Semplicemente mi arrendo alle loro canzoni. Mi lascio andare e me ne frego se questo concerto non è come quello di Hyde Park e la scaletta è piena di singoli. Non ce la faccio, va bene?
Le emozioni entrano in contrasto: lacrime a palate, ballo sfrenato e mazzate alla gente che mi trovo di fianco – davanti -dietro – ovunque.
“Tender” e “Under the Westway” mi riportano a quel concertone di agosto 2012, mi riportano su quella metro Victoria – King’s Cross in cui la gente canta e se ne frega. NON CI POSSO FARE NIENTE, sono una parte di me e sono consapevole del fatto che questa band resterà con me fino alla fine. SONO I BLUR e sono la mia band preferita a quanto pare.
“Oh, che cazzo aspetti a piangere che questa è To The End ?!?”

Miles Kane & Arctic Monkeys @ Ferrara Sotto Le Stelle

Ero molto incuriosita ad andare a vedere nuovamente Miles Kane e Arctic Monkeys l’11 luglio a due anni dal loro ultimo concerto vissuto: Miles al Rock en Seine, a Parigi; gli altri di Sheffield prima sempre al festival parigino e, la settimana dopo, a Bologna.

Miles Kane, in occasione di quest’edizione di Ferrara Sotto le Stelle, si presenta sul palco con una nuova band, decisamente più giovane e col sound meno 2000 e più ’60s: non potrei essere più felice.

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Il ragazzo di Birkenhead ha trovato il suo stile e propone una mezz’ora di concerto travolgente e piacevole: Miles Kane ha carisma da vendere, è un buon intrattenitore e ha una voce che riesce a esprimere tanta gioia di vivere.
Il suo concerto riscalda e mette di buon umore gran parte dei presenti che canta e resta, ovviamente, incantato dal fascino dell’artista sul palco: l’influenza di Paul Weller gli ha fatto bene, sia per quanto riguarda il fattore musicale che quello di presenza scenica\estetico-tanta roba.
La band segue il capobranco e non perde un colpo: le tracce entusiasmano, fanno ballare e fanno respirare una bella atmosfera Mod \ 60’s.
Peccato abbia suonato pochino e solo i brani più conosciuti \ singoli dell’album precedente “Colour of the Trap” e del nuovo “Don’t Forget Who You Are”, ma ha dato ai presenti la giusta spinta per andarlo a rivedere da solo a Milano quest’autunno.

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E ora arriva la parte difficile: Arctic Monkeys.
Dalla scenografia e dal gioco luci sul palco un po’ si intuisce il tipo di show che la band di Sheffield presenta in occasione di questo concerto: sono cresciuti.
La band capitanata da Alex Turner, come Miles Kane, ha raggiunto sicuramente la maturità, almeno da un certo punto di vista: da “Humbug”, il terzo album in studio, la band ha preso un’altra strada e ha optato per una più distaccata dalle sonorità indie-rock\British dei primi due album e più vicina a un sound completo e decisamente americano (Josh Homme ha lasciato il segno).
Gli Arctic Monkeys hanno scelto un percorso differente e decisamente più complesso di quello che si erano prefissati all’inizio: sono migliorati tecnicamente parlando, fanno canzoni più impegnate e incazzate di quelle della loro adolescenza, sanno come fare presenza scenica.
MA.
Onestamente, almeno per quanto mi riguarda, gli Arctic Monkeys non mi hanno lasciato assolutamente niente di questo concerto.
Sul palco sono freddissimi, non intrattengono come dovrebbero e si preoccupano più del fattore estetico che della musica, della sostanza, che, in teoria, dovrebbe essere la vera protagonista di un concerto.
Ogni canzone parte con una carica strepitosa, surreale e che coinvolge, poi, a circa metà brano, si verifica un blackout improvviso, un rallentamento, sia a livello strumentale che vocale: Alex Turner traballa con la voce e la stessa cosa succede al gruppo che segue il proprio frontman.
Diciamo che, oltre a questo, le canzoni-limone hanno davvero scartavetrato le pale eoliche: capisco che la band voglia conquistarsi una larga fetta di pubblico (non sono i primi, sia chiaro), ma non era necessario che diventasse così piatta e così infighettata.
La situazione va di male in peggio, perché, non appeno sento una tra le mie canzoni preferite (Mardy Bum) fatta in versione semi-acustica, mi rassegno totalmente al loro poco-spessore-tanta-superficie: la canzone dei postumi e del ritorno a casa dalla cassa atomica è diventata una traccia da colpo di sonno.
Un concerto appena sufficiente, grazie alla loro varietà musicale e a “505” con Miles Kane, ma davvero freddo e deludente.

I wanna live in a music festival.

Dato che ci tengo particolarmente, vi linko gli articoli per Radionation sul Rock en Seine. So benissimo che sto spammando, ma insomma: quando mi ricapita di andare a un festival del genere (di tre giorni, con 4 palchi e 60 artisti da scegliere) da “”””””””””giornalista””””””””””?!

http://www.radionation.it/2011/09/01/rock-en-seine-i-venerdi-268/

http://www.radionation.it/2011/09/02/rock-en-seine-ii-sabato-278/

http://www.radionation.it/2011/09/04/rock-en-seine-iii-domenica-288/

Sul mio Flickr potete trovare qualche foto…