Akai-TwoDoorCinemaClub.

Nell’ultimo post parlai brevemente di una band che in Inghilterra sta avendo un successo incredibile: i Two Door Cinema Club.
Finalmente il loro album “Tourist History” é finito tra i miei download e tra mercoledì e ieri mi sono consumata le orecchie a forza di ascoltarlo e a capire come mai questi ragazzi siano considerati dei mostri.
L’ho capito? Ovviamente no, cioé forse sì.
Le condizioni sono due: o questi sono dei bonazzi tanto da far strappare i capelli ai giornalisti di NME quasi fossero le vecchie groupies dei Beatles, e vedendo le foto, questi sono pure carini ma non poi così tanto bonazzi; oppure questi ragazzi live sono degli animali da palcoscenico e riescono a tenere tra le loro manine chiunque.
Probabilmente l’opzione numero due é quella che si avvicina di più alla realtà e spero che sia veramente così, anche perché vorrei vederli.
“Tourist History” é un album discreto ma non così spettacolare, anche perché il genere non cambia: é sempre indie-rock- conunpo’dielettronica. Nulla di nuovo e in certe parti si ha la sensazione di aver già ascoltato qualcosa del genere.
Rispetto agli album di cui ho scritto in questo periodo, questo é sicuramente tra i più validi e che vale la pena di ascoltare: nonostante sia un album che fa parte dell’ondata indie-e-derivati di certo non é un album monotono, anzi.
Le prime tre-quattro tracce possono sembrare uguali tra di loro, ma andando avanti le canzoni variano così come la melodia e il ritmo in sottofondo: da qualcosa di più danzereccio, sia chiaro non sono truzzi quanto gli Hadouken!, si passa a un genere più tranquillo e meno modaiolo.
E’ un album che cresce davvero tanto con gli ascolti, quindi mi sembra assurdo non consigliarlo: esce a marzo, quindi se non riuscite a trovarlo chiedete consiglio a youtube (se proprio non resistete e volete ascoltarlo chiedete alla sottoscritta ).

Tracklist:

1.Cigarettes In The Theatre
2.Come Back Home
3.Do You Want It All?
4.This Is The Life
5.Something Good Can Work
6.I Can Talk
7.Undercover Martyn
8.What You Know
9.Eat That Up, It’s Good For You
10.You’re Not Stubborn

Secondo album della giornata é “The coldest hour is just before the dawn” degli Akai, ovvero band del Minnesota composta da otto musicisti.
Questo album é spettacolare ed é un miscuglio di generi: é un album pop mescolato ad altri generi, grazie anche all’utilizzo di strumenti come il banjo, il flauto e il mandolino.
Le voci e gli strumenti si intrecciano tra di loro, come se stessero giocando, e creano degli effetti che trasporta l’ascoltatore in un Lucid dream (ogni tanto devo citare indirettamente anche LORO, voi sapete chi e se non lo sapete ve lo dico: i franz ferdinand. Ok basta o me li sogno).
Un album diverso e veramente interessante: altro non dico poiché ho scritto la recensione per indie-zone, quindi sarei ripetitiva.

Tracklist

1.When the sun goes down
2.Breath
3.Satellite
4.Paper
5.Drifted
6.Morning follows night
7.One more candle
8.The moon remains
9.Not in my mind
10.An end deserving
11.Like You
12.As long as it’s tomorrow

Buon ascolto.

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che caaaaaaalo!

Finalmente sono riuscita ad ascoltare il nuovo album della band che andrò a vedere tra una settimana, i Good Shoes con il loro “No Hope, No Future”.
Questo nuovo album non ha niente a che vedere con “Think before you speak”: ci sono delle tracce orribili mescolate a qualcosina di decente.
Questo “No Hope, No Future” è strano, sembra marcato dal perenne scazzo che hanno addosso le indie-band:voce moscia e soliti accordi che si ripetono traccia dopo traccia; i “the good old days” dell’album precedente sono finiti.
Sembra quasi che gli stessi componenti della band non abbiano voglia di suonare: speriamo che live dimostrino il contrario se no boccio pure questi.
Se continuano così faranno la fine di altri migliaia di gruppi indie: si scioglieranno alla fine del tour, o prima se trovano la scusa come i The Rakes (grandissimi loro sia su cd che live, ma è giusto per fare un esempio), oppure tireranno fuori un album peggio di questo, ma penso sia impossibile perché a ‘sto punto preferisco i View o gli Enemy, che proprio non sopporto.
Un album strano, moscio e inutile: peccato per “The way my heart beats”, “Our loving mother in a pink diamond” e “Then she walks away” e, in parte, “City by the sea” che sono delle tracce molto carine e valide.
Mi consolo con “Think before you speak” ,con il live acustico che mi hanno mandato e spero con il live di prossima settimana.

Tracklist:

‘The Way My Heart Beats’
‘Everything You Do’
‘I Know’
‘Under Control’
‘Do You Remember’
‘Our Loving Mother In A Pink Diamond’
‘Times Change’
‘Thousand Miles An Hour’
‘Then She Walks Away’
‘City By The Sea’

Genio e pazzia è un binomio unico e inconfondibile, e chi fa musica, stile new rave e robaccia simile, lo sa bene.
“For the masses” è il nuovo album di quei pazzi schizzati chiamati Hadouken!, band che venne fuori nello stesso periodo dei Klaxons (insieme ad altre band tutte uguali tra loro).
L’album in questione é parecchio differente dal primo e mi piace di più: è più violento, soprattutto dal punto di vista vocale (a tratti), e il messaggio chiave dell’album mi fa pensare a un dj set, che spesso e volentieri si tiene a Bologna: “Dance or die”.
Balla o muori, o meglio “balla fino a schiattare”.
La cosa certa é che la canzone “House is falling” sarà remixata in 36737836378 modi diversi e sarà presente alle serate discotecare (inutili): insomma la solita tunztunz che proprio non si può sentire.
Non vuol dire che un album bello lo si debba ballare come dannati, no: quest’album non lo si riesce ad ascoltare se non in una discoteca o locali simili.
E’ violento, forse proprio questo è il punto di forza, e danzereccio, ma non per questo eccezionale.
Un album discreto: ormai la moda indie é invasa dal truzzo, quindi nulla di che.

Tracklist:

1 Rebirth
2 Turn The Lights Out
3 M.A.D.
4 Evil
5 House Is Falling Down
6 Mic Check
7 Ugly
8 Bombshock
9 Play The Night
10 Lost

Invece degli Hadouken!, vi consiglio i “Two door cinema club”(l’album uscirà a marzo, ma su youtube si trova qualcosa): decisamente migliori di ‘sti indie-truzzi.

Buon ascolto.

Auf Achse (rimanendo sull’asse dell’indiii).

Last fm esagera sempre nel taggare gli artisti, per esempio I “The Go Find” , band tedesca di Berlino, con due album all’ attivo (“Miami” e “ Stars on the Wall”), fanno “indietronica” (che termine del cazzo nè) giusto perchè c’è la misera comparsa delle tastiere insieme a quei pochi accordi che creano una band indie.
Nell’album nuovo dei The Go Find, “Everybody Knows It’s Gonna Happen Only Not Tonight”, ci sono un pò di tastiere, ma definirli tali è eccessivo.
Il loro è un album proprio tranquillo, mi verrebbe da dire “indie-pop”, ma molto più riflessivo e meno cazzone di un album indie-pop (vedi Enemy, View e band del cazzo simili). Mi ricordano un pò gli Snow Patrol, ma non voglio esagerare: magari è proprio questo essere tranquillo, e la voce, che mi fanno pensare alla band di irlandese \ scozzese.
Pure questo è un buon album, di facile ascolto e orecchiabile: nulla di che perchè gli accordi non cambiano e il genere è quello, ma per chi vuole ascoltare band emergenti \ novità musicali fa bene ad ascoltare (prima di giudicare).

Tracklist
01 “Everybody Knows It’s Gonna Happen Only Not Tonight”
02 “Love Will Break Us Up”
03 “It’s Automatic”
04 “Neighbourhood”
05 “One Hundred Percent”
06 “Stay”
07 “Lottery Man”
08 “Cherry Pie”
09 “Running Mates”
10 “Just A Common Love”
11 “Heart Of Gold”

Altra band che propongo questa sera, giusto perchè mi sono presa l’impegno di ascoltare più album possibili per esercitarmi nello scrivere, ma anche per conoscere nuove band ovviamente, è quello dei “Lucky Soul”, inglesi e del solito genere.
La brutta copia-incolla della Pipettes: voce femminile, indie pop e roba simile; sicuramente è una band meno coinvolgente e molto monotona rispetto a quella di Gwenno & Co.
Il loro nuovo album si chiama “A coming of Age” e ne parlo giusto perché, magari, a qualcuno può piacere.

Tracklist

01 Woah Billy!
02 White Russian Doll
03 Up In Flames
04 Love 3
05 Upon Hilly Fields
06 A Coming Of Age
07 Warm Water
08 Aint Nothin’ Like A Shame
09 That’s When Trouble Begins
10 Southern Melancholy
11 Our Heart
12 Could It Be I Don’t Belong Anywhere

Ri-consiglio l’ultimo album degli Shearwater dato che il loro è un album serio e per chi sa ascoltare, giusto per dimenticare ‘sta cazzo di indie, e tag messi a cazzo, che è una fottuta moda e musicalmente parlando due accordi in croce. Mi piacciono alcune band del genere, è chiaro altrimenti non mi metterei a cercare nuove band e relativi album, ma quelle che riescono a distinguersi dalla massa per i testi, il ritmo, melodia, armonia, uso degli strumenti, per lo sperimentare cose nuove ecceccecc.
Basta,
buon ascolto.

Niente Arctic Monkeys, ma gli Stereophonics sì!

Quando vidi per la prima volta Adam Green lo scambiai subito per Julian Casablancas degli Strokes: era il 2002 e confondevo questi due personaggi continuamente. Inizialmente pensavo fossero gemelli o fratelli e musicalmente mi piacevano solo gli Strokes, Adam Green di meno, anche perchè non conoscevo la sua carriera da musicista.
Poi qualcosa è cambiato quando uscì ed ascoltai il terzo album di Adam, “Friends of mine”:mi piacque molto e da lì iniziai ad apprezzarlo.
Ora siamo nel 2010 e Adam Green è arrivato al suo sesto album: “Minor Love”.
Ho pensato bene di ascoltare quest’album appena sveglia questa mattina, del resto sono riuscita a trovarlo sul web ieri sera, e mi ha preso all’istante.
Se prima confondevo come niente Adam Green con Julian, ora è impossibile, anche perchè Julian ha tirato fuori un album da solista pessimo… a dir poco.
Adam Green con “Minor Love” ha dimostrato, ancora una volta, di saper fare buona musica e di avere una voce unica: tecnicamente ed artisticamente è cresciuto veramente tanto.
Oltre a tutto questo c’è da dire che Adam non è più il ragazzino strafottente, ma è cambiato, è diventato più maturo e adulto (finalmente aggiungerei), e questo lo si percepisce sentendo, e ascoltando, le sue nuove canzoni. “Minor Love” è un album personale in cui viene marcato il lato tenero e dolce dell’artista: ogni “songwriter” prima o poi ci cade in questo vortice.
Bazinga!*
Bazinga! perchè l’album di Adam Green non è solo questo lato tenero: è ironia, intrattenimento e voglia di mettersi in mostra (aspetti per niente negativi e sempre presenti negli album precedenti di Adam).
“Minor Love” non è un album indie , se lo fosse stato avrei le ovaie gonfie (non ne posso più di ‘sta indie monotona-nosense-truzza e via dicendo, cazzo!), ma è un album maturo in cui la voce di Adam Green domina su tutto il resto.

Tracklist

1. Breaking Locks
2. Give Them A Token
3. Buddy Bradley
4. Goblin
5. Bathing Birds
6. What Makes Him Act So Bad
7. Stadium Soul
8. Cigarette Burns Forever
9. Boss Inside
10. Castles And Tassels
11. Oh Shucks
12. Don’t Call Me Uncle
13. Lockout
14. You Blacken My Stay

Oltre al nuovo album di Adam Green, consiglio di ascoltare anche “The Golden Archipelago”, il nuovo album degli Shearwater, aka progetto parallelo di due componenti degli Okkervil River. Sconsiglio di ascoltarli in momenti di piena depressione, poichè alcune tracce sono un pò “cupe”, ma allo stesso tempo mescolate ad attimi di serenità.
Un album veramente intenso e da ascoltare in assoluto silenzio.

Tracklist

1. Meridian
2. Black Eyes
3. Landscape at Speed
4. Hidden Lakes
5. Corridors
6. God Made Me
7. Runners of the Sun
8. Castaways
9. An Insular Life
10. Uniforms
11. Missing Islands

Meraviglia di canzone.

[Bazinga!* :

Il 29 Gennaio e l’ 1 Febbraio avrò la stessa espressione di Sheldon nell’immagine che ho postato: maledetti esamiiiiiiiiii.
Mi consolerò con gli Stereophonics però! *-*

Buon ascolto